11 settembre: 16 anni dopo l’attentato alle Torri Gemelle per non dimenticare

(Provincia di Padova)Come ogni anno Padova, davanti al monumento ‘Memoria e Luce’, celebra l’anniversario con una cerimonia che è diventata un momento per ricordare i caduti, ma anche per guardare al futuro.

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É il giorno del ricordo, perché nessuno vuole né può dimenticare l’11 settembre di 16 anni fa, quando il mondo fu sconvolto dall’attacco terroristico agli Stati Uniti. Come ogni anno Padova, davanti al monumento “Memoria e Luce”, celebra l’anniversario con una cerimonia che è diventata un momento per ricordare i caduti, ma anche per guardare al futuro.
Le massime autorità cittadine hanno reso gli onori alle vittime con la deposizione di due corone d’alloro davanti al monumento progettato da Daniel Libeskind, che rappresenta il monito per non dimenticare la barbarie del terrorismo e dell’odio, uno stimolo per tutti per un mondo fondato sui valori di democrazia, libertà, solidarietà e pace.
Presenti i gonfaloni dell’Università degli studi di Padova, della Regione Veneto, del Comune di Padova, della Provincia di Padova e di altri comuni. I medaglieri e i labari delle associazioni combattentistiche e d’arma, oltre alla fanfara della civica orchestra di fiati di Padova. Il console americano nel suo intervento ha ringraziato la città per il sostegno, l’amicizia e la solidarietà. Per la Provincia di Padova era presente il presidente Enoch Soranzo che è intervenuto dicendo: “Di anno in anno è sempre più difficile trovare le giuste parole per rendere omaggio a chi perse la vita a New York l’11 settembre 2001 e far sì che quella tragedia ci aiuti a capire ciò che viviamo oggi.
Sono passati già 16 anni da quella mattina che tutti ormai definiscono lo spartiacque tra un vecchio mondo fatto di tante certezze e il nuovo mondo dove l’insicurezza, la paura, il terrorismo hanno già minato il nostro presente. Da allora sono accadute e purtroppo continueranno ad accadere violenze che hanno un unico scopo: diffondere odio.
Serve odio per annebbiare la mente di chi provoca la morte di vittime innocenti lanciandosi contro i grattacieli con gli aerei, con i tir lungo le strade o facendosi esplodere durante i concerti.
Siamo così sopraffatti dalle cronache e da continue immagini violente che non riusciamo più ad avere nemmeno il tempo di riflettere e capire. Ecco, io spero che l’11 settembre diventi un’occasione di dibattito che coinvolga soprattutto le scuole dove ogni giorno si sta scrivendo davvero il futuro della nostra società. Penso ai volti e alle storie dei bambini e dei ragazzi che sono seduti sui banchi delle elementari, delle medie e delle superiori nei nostri 104 Comuni padovani: sono studenti nati in Italia da genitori italiani e da genitori stranieri oppure ragazzi nati in tantissimi Paesi del mondo che con la famiglia hanno scelto l’Italia per vivere il presente e costruirsi il futuro. L’11 settembre riguarda tutti loro e quindi tutti noi. Nelle Torri Gemelle di New York, così come di recente a Barcellona o a Londra, Parigi, Bruxelles, Berlino, Nizza c’era il mondo intero. Un mondo fatto di persone di tante etnie, religioni, lingue e storie diverse, ma con un denominatore comune: il rispetto verso i valori di democrazia, libertà e civiltà che l’Occidente ha scritto nella sua storia.
Gli Stati Uniti ci ricordano meglio di ogni altro luogo che emigrare non è mai una scelta facile: chi lo fa cerca il meglio, investe averi, sogni e speranze per sé, per i propri figli e i propri familiari. Così nelle nostre aule ci sono giovani cittadini italiani di domani che hanno provenienze lontane e differenti, ma spero sognino tutti una vita di pace e libertà. Farli sentire diversi, senza radici o senza futuro, significa minarne l’identità e avvicinarli pericolosamente ai criminali che cercano nuova linfa da reclutare in battaglie sporche e ben poco nobili.
Nelle nostre scuole in queste ore vive lo stesso mondo che a New York fu colpito in una normalissima giornata di settembre. Sarà la nostra capacità di genitori, di politici, di amministratori e di formatori far sì che quei ragazzi non diventino combattenti islamici o criminali di nuova generazione, entrambi alimentati da un odio creato ad arte. Come comunità abbiamo il dovere di garantire la sicurezza dei nostri cittadini, che non significa solo la presenza di più uomini in divisa, ma soprattutto regole certe e trasparenti nell’accoglienza di chi fugge dalla guerra e dalle carestie, uguaglianza nei diritti per chi lavora e contribuisce alla ricchezza del nostro Paese, integrazione condizionata all’assoluto rispetto dei nostri valori.
Il mio auspicio è che queste commemorazioni servano a capire che saremo capaci di salvare la nostra libertà solo se sapremo porre basi concrete per una comunità variegata e unita nel difendere la democrazia e la storia di cui sono intrise le bandiere dell’Italia, dell’Europa, degli Stati Uniti e di tutti i Paesi del mondo, che credono nella convivenza e nel rispetto reciproco dei popoli. Solo così avremo davvero sconfitto il terrorismo e onorato tutte le vittime.FONTE PDNEWS