Famoso impresario monumento in marmo fuori alla Porta Stabia di lui ritrovata la tomba del Principe di Pompei

Lo chiamavano il Principe. Un soprannome adatto ad uno tra i personaggi più influenti dell’antica Pompei, morto un anno prima dell’eruzione del Vesuvio. E’ probabilmente Gneo Alleio Nigidio Maio il notabile romano sepolto fuori dalla Porta Stabia, nel sito archeologico di Pompei.
La sua tomba, emersa durante i lavori per il restauro di edifici demaniali, previsti dal Grande Progetto Pompei “è stato un colpo di fortuna straordinario – afferma il Soprintendente Massino Osanna – si stavano effettuando scavi nella zona San Paolino per controllare le fondazioni dell’edificio in corso di restauro che dovrà ospitare la Biblioteca della soprintendenza, entro il prossimo autunno. Durante un saggio in profondità, è emerso il marmo di questa tomba e – siccome a Pompei non esistono tombe in marmo – abbiamo immediatamente intuito che ci trovavamo di fronte a una scoperta importante”.
Per comprendere chi fosse il potente imprenditore per il quale venne costruita la monumentale tomba fregiata di marmo bianco, bisogna leggere quanto riportato sulla lunga epigrafe (4 metri, 7 righi) che ne descrive le feste organizzate in occasione delle tappe fondamentali della sua vita: per l’acquisizione della toga virile, ad esempio, allestì un banchetto con 450 triclini e offrì uno spettacolo al popolo in cui si sfidarono 460 gladiatori, portando nell’arena di Pompei centinaia di fiere dalle colonie dell’età neroniana-flavia: leoni, orsi, elefanti.
Vi furono giochi atletici e spargimento di profumi. Ma anche elargizioni di monete. Fu questo hollywoodiano ingresso in società, l’assaggio del mestiere con il quale Gneo Alleio Nigidio Maio divenne ricco e rispettabile nell’antica Pompei. Fu tanto osannato dai suoi contemporanei che, quando morì, un anno prima dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., sulla sua tomba monumentale venne apposta una epigrafe che ne celebra le gesta. Quella scritta ha tramandato fino a noi la storia di quest’uomo, soprannominato “il Principe”.
“Abbiamo recuperato tutti i fondi disponibili in cassa – dice Osanna – e con 200 mila euro abbiamo dato avvio allo scavo. Non ci sbagliavamo. Oltre a questa importante scoperta, abbiamo portato alla luce i solchi dei carri impressi due metri sopra i lapilli sui quali fuggirono i pompeiani durante l’eruzione del 79 d.C.” . La nuova tomba di Porta di Stabia, realizzata poco prima dell’eruzione, motivo per cui si conserva in maniera eccezionale, rivela inoltre nuovi dati sulla storia degli ultimi decenni di Pompei.
Si tratta dell’iscrizione sepolcrale nella forma del res gestae, l’ elogio del defunto in cui si fa riferimento – tra l’altro – all’episodio narrato da Tacito avvenuto a Pompei nel 59 d.C., quando durante uno spettacolo gladiatorio scoppiò nell’anfiteatro una rissa che degenerò in uno scontro armato.
Nerone incaricò il Senato di indagare sul fatto e l’ex senatore di Roma Livineio Regulo insieme ad altri venne esiliato.
Nell’iscrizione si fa riferimento a due sommi magistrati in carica, i duoviri, esiliati.
La scritta doveva essere completata da un rilievo, probabilmente conservato al Mann (Museo Archeologico Nazionale di Napoli), risultato compatibile con il monumento scoperto nei giorni scorsi.

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