Gomorra 3: la calma prima della tempesta!!!!

Quello con Gomorra è uno degli appuntamenti che attendo con più ansia. Non solo si tratta di una serie tv scritta e realizzata in maniera magistrale, ma è uno dei prodotti italiani di maggior pregio degli ultimi anni (e non solo), capace di ottenere un notevole successo anche a livello internazionale.

Fin dalla prima stagione, Gomorra ci ha abituato a ritmi frenetici, scene action degne delle migliori produzioni hollywoodiane e colpi di scena da farti saltare sulla sedia. Tutto questo è, almeno in parte, venuto meno nella terza stagione. Non nascondo che la cosa mi ha lasciato con l’amaro in bocca: tutta la prima parte mi è sembrata un po’ troppo lenta e non riuscivo a capire dove gli sceneggiatori volessero andare a parare. È – per fare un paragone forte – la stessa sensazione che ho provato quando ho visto per la prima volta Il Padrino – Parte III.

Ebbene, ogni dubbio e tentennamento è venuto meno sul finale. Le ultime tre puntate, infatti, danno un nuovo senso a quanto visto in precedenza. Anche i momenti morti o apparentemente inutili trovano la loro perfetta collocazione nella grande storia che, in quest’occasione, si svolge tutta all’interno di Secondigliano. L’intera stagione può essere considerata come un lento e graduale crescendo che sfocia nel magnifico e straziante colpo di scena finale, che scalza per portata emotiva e realizzazione la morte di don Pietro Savastano nella precedente.

Potrei commentare ogni puntata, ma non lo farò. Mi limiterò ad alcune riflessioni generali sulla stagione e, nello specifico, sugli ultimi episodi. Ciò che più ho apprezzato di Gomorra, fin dalla prima stagione, è la caratterizzazione dei personaggi. In Gomorra non esistono buoni e cattivi – esistono solo cattivi e cattivi meno cattivi dei cattivi.Nonostante questo, i personaggi sono scritti e recitati così bene da entrare nella pelle dello spettatore e diventare parte di lui. Il risultato è quella scissione interna oggetto da anni di un acceso dibattito: da un lato la parte razionale, consapevole che il Ciro e il Genny di turno sono in realtà dei mostri che meriterebbero la galera; dall’altro la parte emotiva, che non può fare a meno di empatizzare con loro, soffrire quando soffrono e gioire quando gioiscono.

La terza stagione è la perfetta dimostrazione di tutto ciò. Gennydimostra di tenere più all’amicizia che al sangue, di voler rompere con il passato per guardare al futuro. Il personaggio più riuscito è, però, senza dubbio Ciro. Avevamo visto la sua scalata al potere nella scorsa stagione e, come una sorta di contrappasso dantesco, abbiamo visto la sua caduta agli inferi. In queste puntate lo vediamo tornare in scena da protagonista, ma capiamo subito che qualcosa in lui è cambiato. Non è più assetato di potere, perché ha provato sulla propria pelle il prezzo del potere. Non è più il protagonista assoluto, ma una specie di burattinaio che muove i fili stando nell’ombra. In una parola, è un morto che cammina. Sente di non avere più niente per cui vivere, perché ha perso tutto e, soprattutto, sa di essere stato lui stesso la causa dei suoi mali. Sfida la morte ogni puntata, fino a trovarla nel finale – in quello che è il momento di maggior pathos dell’intera serie –, perché solo la morte porrà fine alle sue sofferenze e gli permetterà di ricongiungersi con la sua famiglia.

E allora ecco che questa terza stagione di Gomorra trova un nuovo senso. I ritmi blandi e i dialoghi serrati fanno parte di un grande progetto; rappresentano la calma prima della tempesta che sarà la quarta stagione. Con la morte di Ciro, per Gomorra si chiude una fase e se ne apre una nuova, ancora più violenta e sanguinaria di prima. Quello che mi aspetto è una quarta stagione all’insegna della vendetta e della morte, con un Genny fuori di sé – che non esiterà a sacrificare la sua stessa famiglia per Ciro, come già ha mostrato di saper fare – e un Enzo/Sangue Blu, ormai privo del suo mentore, disposto a tutto pur di conquistare la malavita napoletana. Un confronto spietato tra la vecchia e la nuova camorra nel quale, venuti meno maestri e strateghi, tutto appare lasciato alla brama di potere del più forte.

Quel che è certo è che ora, per Gomorra, tutto sarà più complicato. Perché sì, rimangono Genny e Patrizia e rimane un ottimo impianto tecnico, ma è inutile girarci attorno: per molti aspetti Ciro ha rappresentato, rappresenta e rappresenterà il cuore pulsante della narrazione. Senza di lui, la strada sarà tutta in salita.

Con questa terza stagione, gli sceneggiatori di Gomorra hanno dimostrato che nessuno è indispensabile e che la morte non risparmia nessuno – una lezione ben assimilata da chi segue Game of Thrones. Spero solo che, adesso che l’Immortale è morto, sappiano affrontare a testa alta le conseguenze delle proprie azioni.

Daniele Mu