L’ASSOCIAZIONE ALLEVATORI OVICAPRINI D’ABRUZZO ALLA VIGILIA DELLA KERMESSE DI CAMPO IMPERATORE DENUNCIA: QUA SI FANNO LE PASSERELLE MENTRE 50MILA AZIENDE SUBISCONO UN DANNO INIQUO

 Nella Comunità Europea, e in come vengono applicate le sue norme in Italia, ci sono figli e figliastri.

50 mila aziende sono state escluse dalla ripartizione dei fondi nazionali stanziati per prevenire l’abbandono delle terre e per compensare svantaggi: fondi previsti per chi coltiva e alleva in area marginale e di montagna.

Forse che queste 50mila aziende non hanno i requisiti? Sì che li hanno. Lavorano in condizioni di svantaggio, proprio come le 18mila aziende (per lo più del Nord) che i fondi  li hanno presi.

Perchè sono state penalizzate? Perchè l’AGEA (una sigla che ai più dice poco ma che chi ha a che fare con agricoltura e allevamento purtroppo conosce bene) ha applicato così le norme europee. Mentre in altre Regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna…) che non utilizzano AGEA (e forse un motivo ci sarà, viene da dire) le regole sono le stesse, ma la loro applicazione è stata diversa. In queste Regioni, tutte le aziende con gli stessi requisiti hanno avuto i fondi: una soluzione di buon senso, ma un buon senso che evidentemente non sta di casa ad AGEA.

Adesso ognuno cerca di scaricare la responsabilità: si mandano in tutta fretta quesiti alla Commissione Europea, che sembrano scritti solo per farsi rispondere che non c’è niente da fare. Non c’è nessun colpevole: cinquantamila aziende (è bene ripetere questo numero, in un periodo di crisi come l’attuale: 50 mila aziende che lavorano in area marginale non sono uno scherzo, per l’economia del territorio) penalizzate, e nessun colpevole.

E nessuna soluzione per riportare le cose ad equità.

Al danno sistematico che vede le aziende di alcune Regioni avvantaggiate rispetto ad altre, si aggiunge un’altra iniquità. Qualcuno, meglio informato, è riuscito ad accedere ai fondi anche nelle Regioni dove ente pagatore è AGEA. La fortunata (per pochi)  circostanza ha fatto sì che il contributo – distribuito non più su tutta la platea degli aventi diritto, ma su un numero molto più ristretto  – sia stato  molto più elevato, non solo  se raffrontato al nulla che hanno avuto le altre aziende con i medesimi requisiti nella stessa Regione, ma anche rispetto a quelle nelle Regioni non-Agea, dove la ripartizione ha avuto una base più ampia.

Ad iniquità si somma  iniquità: aziende che lavorano nelle stesse  condizioni, che danno diritto allo stesso contributo – in base ai Regolamenti CE – per il loro apporto al territorio, poichè operano in aree soggette ad abbandono e declino, si ritrovano divise fittiziamente in tre categorie. Una categoria  più ristretta, di pochi “fortunati” che hanno avuto molto più del previsto; quella intermedia, di chi ha avuto come tutti gli altri nelle stesse condizioni nella  Regione; e quella – la più ampia – di chi è rimasto del tutto escluso dalla ripartizione dei fondi.

Una situazione intollerabile, che si aggiunge alle tante altre  ingiustizie subite da questa categoria. Ma stavolta la cosa è talmente vergognosa che  agricoltori e allevatori dicono BASTA!

BASTA con le parole, BASTA con le passerelle, BASTA con il folclore e i proclami, con gli arrosticini  che  belano in lingue d’oltreconfine, BASTA con gli allevatori di contributi che affittano pascoli solo per avere fondi europei, BASTA approfittare dell’immagine sana e pulita di queste terre e di questi pastori per farne un bollino pubblicitario che nasconde i peggiori traffici ed interessi.

Venite allo scoperto. Che si sappia chi difende ogni giorno il territorio e chi ne fa solo mercato e saccheggio.

ARPO (Associazione allevatori ovicaprini Abruzzo)

Per informazioni su questo comunicato: cell. 3293805825