Nola processione del Santo San Paolino

NOLA FESTA DEI GIGLI INIZIA OGGI CON LA PROCESSIONE DEL BUSTO DI SAN PAOLINO, alle ore 11,30 la Santa Messa nel duomo ,ore 19 la processione, del busto argento di San Paolino ore 21  i fuochi del unesco  Piazza Duomo al ritorno della processione APPUNTAMENTO A STASERA,  AUOTOMOBILISTI SIETI PREGATI DI NON FERMARE LAUTO IN VIA NICOLA DE LUCIA NOLA UN PO DI STORIA

Discendeva da un’illustre famiglia senatoriale e consolare ed era figlio del prefetto della Provincia di Aquitania. Studiò legge e filosofia. A quindici anni, quando il maestro si trasferì a Milano, egli aveva già completato la sua istruzione letteraria.

A poco più di venti anni fu annoverato tra i seicento senatori. Nel 378, uscito di carica, gli spettava il governo di una provincia senatoriale ed egli scelse la Campania. Anziché stare a Capua, preferì Nola, ove egli aveva alcuni possedimenti. A Cimitile, vicino a Nola, era venerato san Felice: prima di tornare in Aquitania, con bizzarra cerimonia pagana, si tagliò la barba e la consacrò simbolicamente a san Felice. A Barcellona conobbe Therasia, donna ricca e bella, ma (diversamente da lui) cristiana e battezzata: ella divenne la sua consorte e lo guidò sulla strada della conversione. Nel 389 infatti, a 35 anni, nella chiesa di Bordeaux, Paolino ricevette il battesimo dal vescovo Delfino. Nel 392 dalla coppia nacque Celso, ma appena otto giorni dopo la nascita morì: questo evento segnò Paolino per sempre e lo spinse ancor più a rifugiarsi nella fede. Il suo percorso di conversione fu così completo.

Nel 393 Paolino si trovava a Barcellona e durante una messa nel giorno di Natale i fedeli invocarono: «Paolino sacerdote…!». Decise di prendere i voti e farsi sacerdote, secondo la massima: “Voce di popolo, voce di Dio”. Dopo l’ordinazione, avvenuta nel 394, partì per un viaggio in Italia dove conobbe sant’Ambrogio. Durante una sosta in Toscana lui e la moglie decisero di dedicarsi completamente alla vita monastica. Decise di stabilirsi a Nola, dove aveva soggiornato quando era stato governatore della Campania e dove si trovava la tomba di san Felice martire, al quale egli era particolarmente devoto. Fondò un cenobio maschile e uno femminile, che si contraddistinsero per l’intensa vita di preghiera e per l’assistenza ai poveri. Appena arrivato, si ammalò gravemente e guarì solo dopo lungo tempo (secondo la leggenda agiografica la guarigione fu dovuta a un miracolo, opera di san Felice). In seguito innalzò una basilica a san Felice al posto del precedente santuario, assai più modesto, e attorno ad essa edificò una serie di chiostri ricchi di colonnati e fontane per accogliere le migliaia di pellegrini che ogni anno si recavano presso l’ara di san Felice. La moglie Terasia morì tra il 409 e il 414.

Il 24 agosto del 410 Alarico I, re dei visigoti, entrò in Roma e la saccheggiò. Morì in quell’anno Paolo, vescovo di Nola, proprio quando Alarico era alle porte della città. Il popolo dei fedeli, con situazione analoga a quella di Barcellona, invocò: «Paolino Vescovo!», ed egli accettò la carica come in precedenza. Nola fu presa e devastata dai visigoti e gran parte degli abitanti vennero fatti prigionieri. Paolino vendette caritatevolmente tutti i suoi averi per riscattare i prigionieri, compresa la croce episcopale. Quando non ebbe più niente, offrì la propria persona agli invasori per riscattare l’unico figlio di una vedova. Giunto in Africa e venduto come schiavo, divenne il giardiniere del proprio padrone. Un giorno Paolino profetizzò l’imminente morte del re al suo padrone e, condotto innanzi al regnante, questi ne ebbe paura: in un suo sogno, Paolino presiedeva un tribunale di giudici contro di lui. Interrogatolo e scoperta la sua carica di vescovo, il padrone gli promise di concedergli qualsiasi cosa avesse chiesto; Paolino rispose che non desiderava altro che la liberazione sua e di tutti i nolani con lui. Così avvenne e questi tornarono al loro paese accompagnati da navi cariche di grano. Sulla spiaggia di Torre Annunziata fu accolto assieme ai prigionieri riscattati dai fedeli nolani che portavano e sventolavano mazzi di fiori. Rimane ancora oggi la tradizione dell’accoglienza: ogni anno (la prima domenica dopo il 22 giugno) a Nola si tiene la Festa dei Gigli in suo onore.