Piccolo omaggio alle radio libere. Giornata Mondiale della Radio Libere

Oggi è la giornata mondiale della Radio, ed io voglio ricordarla così:

1. Un po’ di storia sulle Radio Libere:

Erano gli anni ’70, il periodo delle contestazioni studentesche, delle manifestazioni contro il governo, anzi i governi, perché le loro durate erano brevi, era il periodo della violenza nelle piazze italiane, scontri con le forze dell’ordine, che portarono, successivamente, a diverse stragi terroristiche. Tra le più famose ricordiamo la strage del 12 Dicembre 1969 di P.zza Fontana, la strage di P.zza della Loggia a Brescia del 28 Maggio 1974, la famosa strage di Via Fani a Roma, dove fu rapito l’onorevole Aldo Moro, ucciso qualche mese dopo, ma dove furono uccisi a morte, i cinque uomini della scorta, era il 16 Marzo 1978; fino ad arrivare al 2 Agosto 1980 con la strage di Bologna, la stazione venne rasa al suolo alle 10.25 del mattino. Gli anni ’70 saranno ricordati anche per il boom industriale e l’avvento delle prime tecnologie, della libertà di parola e di pensiero, della voglia di comunicare e di farsi sentire, alle volte però, come detto prima, la “voglia” si trasformava in contestazione che da pacifica, divenne pericolosa trasformandosi in ribellione, violenza e morte. Lo strumento principale che consentì alla giovane generazione di quel periodo di farsi sentire, furono le radio o meglio, le radio libere. Libere da cosa? Libere di comunicare ciò che si voleva, ciò che si pensava, senza timori, senza paure e ritorsioni e senza poteri politici che potessero influenzare la linea di pensiero, dire editoriale sarebbe troppo esagerato. Libere, soprattutto dopo la liberalizzazione dell’etere, sancita dalla Corte Costituzionale del Luglio 1976, che permise a soggetti privati, (oltre RADIO RAI) la possibilità trasmettere senza problemi. Le radio libere hanno fatto sperare in qualcosa di nuovo, di incredibilmente creativo. La passione, l’entusiasmo di trasmettere spingeva tanti ragazzi ad avvicinarsi alla radio e queste erano le armi vincenti del successo del fenomeno. Creare una radio libera era facilissimo. Servivano ricetrasmettitori di bassa potenza e di bassa qualità, due piatti, per i 45 giri, un microfono, un amplificatore di pochi watt, un trasmettitore, una frequenza libera su cui appoggiarsi, un’antenna e un gruppo di amici disposti ad alternarsi in diversi momenti della giornata per i vari momenti di trasmissione e coprire più ore possibili. Aprire una radio libera fu permesso anche dalla cosiddetta banda cittadina (Citizen Band o CB). In pochi anni, o forse pochi mesi, tutte le frequenze disponibili, almeno nelle grandi città, furono occupate da decine di radio libere, anzi era frequente il caso di frequenze occupate da due radio o di radio che trasmettevano volutamente “fuori dalle regole”, in sovra-modulazione, per sopravanzare le altre radio vicine e che, anche in un’area contigua, trasmettevano sulla stessa frequenza. Un po’ di competizione. Riporto una critica trovata sul sito internet www.musicaememoria.com sulla situazione delle radio oggi: Era il 1971 quando a Nola nasceva in onde medie Radio onde San Paolino, oggi Radio Antenna Campania

“Oggi le radio sono sempre 100 in ogni grande città, cioè tutte quelle che riescono ad entrare nelle frequenze lasciate libere, le radio sono ancora in attesa di regolamentazione, si aspettano da anni nuove tecnologie risolutive che però in Italia rimangono sperimentali per sempre. E’ cambiata però la tendenza, l’espansione si è fermata, perché le radio libere hanno in realtà fatto da apripista a qualcosa di molto più profittevole dal punto di vista commerciale, vale a dire, le televisioni private, che non a caso nessuno ha chiamato mai libere, che hanno drenato la raccolta pubblicitaria togliendola alle radio (e alla stampa), fermandone così la espansione. Ora nessuno pensa più alle radio come radio libere, ma solo come radio commerciali e purtroppo le esigenze commerciali hanno livellato lo standard verso i gusti musicali più comuni, e hanno allontanato ogni velleità di sperimentazione. La porzione ridotta del mercato pubblicitario (intorno al 4%) rende molto critico il raggiungimento della soglia minima di sopravvivenza, possibile solo per musica e programmi di vasto ascolto, rendendo la vita difficile a stazioni specializzate in generi meno popolari Radio piazza eventi