RUBRICA DEL SABATO A CURA DI TONY MUSICATERAPIA PER LA MAMMA

Le ormai numerose esperienze di musicoterapia italiane ed estere confermano l’utilità di affiancare attività sonoro-musicali ai tradizionali corsi di preparazione al parto, poiché la musica può aiutare la gestante a rilassarsi, a contenere l’ansia e a raggiungere uno stato di generale benessere psicofisico.

Musica per la mamma

La gravidanza comporta una serie di cambiamenti non solo fisici ma anche psicologici; i mutamenti che avvengono durante i nove mesi sono talvolta accompagnati da momenti di ansia, stress, paura e affaticamento che possono impedire alla donna di vivere questo straordinario momento della vita in serenità. La musica in questo contesto può essere un valido strumento per aiutare la gestante a migliorare la sua salute emotiva: nelle sedute di musicoterapia la madre si prepara alla nascita del suo bambino abituandosi ad ascoltarne le azioni-reazioni motorie in risposta al suono della voce e della musica, ascoltando se stessa, i suoi ritmi interni ed il loro modificarsi con il procedere della gravidanza. Con attività musicali appositamente studiate si permette alla futura mamma di vivere con serenità i nove mesi dell’attesa, ma anche di imparare alcune tecniche che potrebbero servirle concretamente nel momento del parto. Questo le permette di vivere la nascita con consapevolezza e serenità, attenta e pronta ad assecondare i segnali provenienti dal suo corpo e dal suo bambino (AUDITORE-PASINI, 1998).

Musica per il bebè

La musicoterapia prenatale prevede anche una serie di attività per stimolare il piccolo e per favorire così la comunicazione fra mamma-bambino. La musica durante l’attesa è il canale privilegiato di questa comunicazione e le varie attività ritmico-sonore permettono di preparare una relazione affettiva equilibrata e serena, nonché di stimolare adeguatamente lo sviluppo strutturale e funzionale del sistema nervoso del feto stesso. Infatti, tutti gli stimoli presenti nell’ambiente nel quale il feto cresce (suoni interni ed esterni alla madre), contribuiscono allo sviluppo delle e vie sensoriali acustiche, favorendo anche il processo di maturazione strutturale e funzionale del Sistema Nervoso (AUDITORE, 1998). Ma la musica per eccellenza che piace al piccolo è senza dubbio quella prodotta dalla mamma, ossia la sua voce: la colorazione timbrica e melodica della voce materna è veicolo di emozioni ed affetti, è una carezza ed una “coccola sonora”, ma anche un vero strumento per comunicare al piccolo stati di “trepidante accoglienza o al contrario di gelido rifiuto” (BENASSI, 1998).

Il canto prenatale

Il canto aiuta la gestante a migliorare il respiro, ma anche a farle scoprire il piacere di cantare per il bebè, contribuendo così anche al suo sano sviluppo. Dagli studi di psicofonia effettuati dalla cantante Maria Luisa Aucher in collaborazione con Paul Cauchard, neurofisiologo della Sorbona, è emerso che la voce investe interamente il corpo del feto: in pratica quella più grave del papà è potenzialmente in grado di stimolarlo dai piedi all’addome, mentre la voce più acuta della madre, dalla vita alla testa. Dall’osservazione di neonati, figli di cantanti professionisti, si è riscontrato che dove era la madre a cantare per tutta la gravidanza il bambino mostrava alla nascita solidità alla nuca e vigore degli arti superiori, quando invece era il padre si assisteva ad una precoce deambulazione. Il canto prenatale svolge anche un’azione auto-analgesica, poichè la pratica aiuta la partoriente a produrre le endorfine, sostanze che attenuano spontaneamente la percezione del dolore. La respirazione distesa, invece, influenza positivamente il tono muscolare, che perciò risulta meno contratto (BENASSI, 1998).

Uso spontaneo della voce

Alla psicofonia si affianca anche l’uso spontaneo della voce in tutta la sua gamma espressiva, affinché con una attività di canto libero la mamma impari ad usare la voce in modo non convenzionale, come mezzo di comunicazione e trasmissione degli stati affettivi materni, ma anche a regolarizzare naturalmente il suo ritmo respiratorio. La ricerca di “ninna nanne”, filastrocche e nenie da cantare al bambino, fa sì che la madre ed il padre vengano aiutati a scoprire un proprio modo sonoro per rivolgersi al bambino, e quindi a formare pensieri per lui, a “prendersi cura” di lui, anche grazie al benefico massaggio attivo che viene fatto al feto con le vibrazioni prodotte dalla voce dei genitori (AUDITORE 1998).

’ascolto musicale

L’ascolto musicale rilassa, distende, favorisce il contenimento dell’ansia e aiuta la gestante a creare immagini positive e piacevoli: le musiche più adatte allo scopo sono lente, dolci e tranquille e spesso rievocano scene di vita infantile, paesaggi montani e naturali. Queste stesse immagini vengono richiamate alla mente durante le fasi del travaglio, tra una contrazione e l’altra, e aiutano moltissimo la partoriente a distrarsi, a recuperare le forze e ad agevolare il riposo, prima di una nuova spinta. Le “visualizzazioni” solitamente vengono conservate e ricordate dalla donna anche senza l’aiuto della musica; l’ascolto, infatti, è accettato solo nelle prime fasi del travaglio, quando i tempi di recupero sono abbastanza ampi e cessa, invece, quando le contrazioni si susseguono a ritmi più frequenti, che non coincidono più con quelli musicali del brano e con quelli mentali della partoriente. All’ascolto sono assolutamente esclusi brani a carattere depressogeno, ansiogeno, ricchi di dissonanze e poco rassicuranti; sono eliminate anche quelle composizioni che possono amplificare la ricezione del dolore, se riascoltate nel corso del travaglio (BENASSI, 1998).

Movimento e danze libere

Grazie al movimento come espressione di Sé, ricerca di equilibrio, fonte di benessere, la futura mamma prende confidenza con il proprio corpo in trasformazione, impara a percepirlo nelle diverse parti, lo distende e ne sperimenta le varie posizioni nello spazio. Le danze proposte hanno anche lo scopo di migliorare la circolazione degli arti inferiori, di aumentare la tonicità corporea, di attivare nella gestante il movimento rotatorio dei fianchi e di controllare il movimento di basculazione del bacino, nonché di massaggiare e coccolare il piccolo in grembo (AUDITORE, 1998).

Strumenti musicali

L’uso di strumenti musicali molto semplici (tamburi, maracas, triangoli, sonagli, piatti, legnetti … sono subito facilmente utilizzabili da tutte e non serve nessuna conoscenza teorico-musicale) offre alla gestante la possibilità di esprimersi musicalmente con libertà, ricercando il proprio ritmo interiore: alcuni strumenti facilitano la relazione con il feto attivando uno scambio di segnali ritmico-sonori, che avvicinano la madre al suo bambino in un dialogo reale (AUDITORE, 1998).

Attività complementari

Sempre accompagnati da ascolti musicali adatti, a volte si propongono anche massaggi ed auto-massaggi che avviano la mamma ed il papà al “reincontro” con le sensazioni del contatto tonico, li aiutano a recuperare il piacere del contatto corporeo e in genere della comunicazione tattile, elementi preziosi e fondamentali nel rapporto con il bambino anche dopo la nascita. Le ricerche mostrano che le donne che ricevono dei massaggi durante la gravidanza hanno un travaglio migliore e sono più sensibili nei confronti dei loro bambini dopo la nascita. La psicopedagogia pre e post natale consiglia ai futuri genitori di “recuperare” il piacere del gioco, attività di estrema importanza durante i primi anni della vita del bimbo. Gli adulti sono invitati a partecipare attivamente per riappropriarsi delle dinamiche del gioco, per riscoprire quelli infantili e per risvegliare le sensazioni vissute quand’erano piccoli, per porre già le basi di una affiatata comunicazione con il piccolo (ZORRILLO PALLAVICINO, 2002).

… e durante il parto

In sala parto l’ascolto musicale è consigliato anche dai medici, soprattutto per le primipare, nelle quali la paura e l’intensità delle contrazioni possono avere effetti negativi sul travaglio, causando eventuali traumi alla partoriente e al nascituro. Esperienze australiane ad esempio confermano che l’ascolto di musica rilassante serve per favorire la distensione, la calma e per far sì che la donna si concentri su se stessa con lo scopo di ridurre e di gestire meglio il dolore, ma anche per diminuire il panico, per distrarre e per agevolare il riposo/sonno tra una contrazione e l’altra; si ricorre, invece, a brani coinvolgenti ad alto volume per cercare di distogliere l’attenzione dal bisogno di spingere e per far sì che la partoriente rimanga vigile. Studi statistici, inoltre, evidenziano una riduzione significativa dei tempi del travaglio e della richiesta di analgesici e antidolorifici. Inoltre il personale sanitario ha osservato che le neo mamme impiegano minor tempo per apprendere subito “il mestiere del genitore”, cioè sono subito disponibili a passare del tempo con il piccolo e ad allattarlo al seno, rispetto invece alle donne che hanno un parto doloroso (ALLISON, 1995).

La psicofonia

Fondata dalla cantante M.L.Aucher intorno agli anni ’50, la psicofonia studia il processo grazie al quale le sonorità prodotte dalla voce sollecitano precise parti del corpo: ogni suono emesso è in grado di colpire una vertebra e i gangli paravertebrali (noduli che fanno parte del sistema nervoso) che le stanno ai lati, da cui si dipartono i nervi diretti ad uno o più organi interni. Perciò a seconda della gravità e dell’acutezza dei suoni prodotti, il corpo fa vibrare una specifica parte, per la precisione le note contenute nell’ottava del pianoforte che va da do 2 a do 3 stimolano gli arti inferiori a partire dal tallone, quelle da do 3 a do 4 investono la zona del bacino sino al diaframma, da do 4 a do 5 interessano il torace, da do 5 a do 6 fanno risuonare la zona cervicale e cranica. Il lavoro psicofonetico in gravidanza è importante poiché il bambino in utero viene sollecitato dalla voce di entrambi i genitori, in particolare l’emissione vocale della madre “colpisce” il piccolo sia dall’interno che dall’esterno del corpo materno (BENASSI, 1996,1998).