Salvaguardia della pastorizia, elemento fondamentale per lo sviluppo delle aree interne della regione Campania

La pastorizia deve ritornare ad assumere un ruolo centrale per la conservazione e lo sviluppo delle aree interne e montane delle Regione Campania. Un’attività considerata la vera chiave della gestione sostenibile del territorio, dell’innovazione sociale e della salvaguardia della biodiversità e del paesaggio. A fare il punto su di un settore che ha bisogno di tutela e sviluppo è il Portavoce regionale dei Verdi Vincenzo Peretti.

“Il riconoscimento di questi ultimi anni –spiega- alla centralità dell’allevamento di ovini, capre e bovini contro lo spopolamento delle aree montane e come volano di sviluppo locale, purtroppo non è ancora accompagnato da uno specifico piano agro-pastorale regionale. Così da decenni si continua ad assistere ad una diminuzione degli allevamenti estensivi e dei pastori, con un serio problema di ricambio generazionale e di desertificazione ecologica, economica e sociale di tutto l’ambiente agrosilvopastorale. L’attrattività della pastorizia, non sempre supportata dai piani di sviluppo rurale, rappresenta una sfida importante per il futuro e per la sostenibilità di una delle attività più antiche e sostanziali per la gestione delle aree interne”.

“A tal fine –prosegue il portavoce dei Verdi della Campania Vincenzo Peretti- dobbiamo individuare soluzioni pratiche, percorribili ed urgenti. Iniziare dall’istituzione di un tavolo operativo fra istituzioni, addetti ai lavori ed i pastori. Il tutto al fine di mettere al centro dell’agenda politica una serie di iniziative per cambiare le regole che stanno portando all’abbandono del territorio o facendolo finire nelle mani di chi ha semplicemente le risorse per poterlo acquistare. La transumanza non deve diventare ad esempio una semplice pratica di moda, un argomento di cui è facile parlare e si traduce esclusivamente in giornate promozionali per vivere l’agroecosistema pittoresco delle greggi e dei pastori, oppure l’espediente per raccontare una storia passata di tanti territori, senza pensare invece al futuro”.

“Sul piano strutturale –prosegue- occorre far emergere e rafforzare una filiera rurale che elimini le intermediazioni e consenta il rapporto diretto con il mercato, attraverso la trasparenza delle produzioni e l’informazione corretta al consumatore.  Per far questo bisogna portare avanti una serie di interventi: dal riconoscimento della peculiare natura dell’attività pastorizia, allo snellimento della burocrazia per la realizzazione ad esempio di caseifici in montagna, fino ad una gestione adeguata dei boschi con opere mirate di silvicoltura e mantenimento di aree pascolive ed all’ottenimento di fide pascolo. Accanto a ciò, a tutela del pastore, vanno ridisegnate le misure di salvaguardia che puntano a trovare il giusto equilibrio tra le greggi e la fauna selvatica, seguire con attenzione scientifica il difficile rapporto con i lupi ed in particolare i suoi ibridi od ad esempio lavorare sul contenimento numerico della popolazione dei cinghiali che danneggiano non solo le aree coltivate ma anche i pascoli e che non può essere affidato semplicemente ai cacciatori”.

“Infine –conclude Vincenzo Peretti- dobbiamo sostenere fortemente le aggregazioni allevatoriali, l’associazionismo e le reti d’impresa dove nessuno perde la sua identità, ma trae vantaggi e puntare sulla valorizzazione delle produzioni mediante marchi di tutela e l’attivazione dei circuiti commerciali di “filiera corta” e di sviluppo della vendita diretta, indispensabili in un momento in cui si guarda con attenzione al turismo rurale ed al turismo enogastronomico”.