Avete mai provato ad immaginare di guardare il film Jurassic Park senza poter sentire i terrificanti versi dei velociraptor? Oppure di guardare i telegiornali senza poter sentire, per esempio, cosa dicono i politici intervistati? O ancora di pubblicare i vostri video personali sui vari social senza poter far sentire la vostra voce o la vostra musica?

Ecco, tutto questo ora è possibile grazie al genio italiano Giovanni Rappazzo (1893-1995) che cento anni fa, a marzo del 1921, depositò all’Ufficio Brevetti di Roma la sua rivoluzionaria invenzione, la pellicola a impressione simultanea di immagine e suoni, il primo film sonoro.

Come accade con la giustizia, che spesso si divide tra senso percepito e documenti depositati, anche il mondo delle invenzioni si divide tra chi inventa e chi poi sfrutta i brevetti. Infatti, alla scadenza formale del brevetto (marzo 1926) che Giovanni Rappazzo non aveva potuto rinnovare per gli elevati costi di rideposito, la casa di produzione cinematografica americana Warner Bros. si sbrigò a realizzare e a pubblicizzare il film sonoro The Jazz Singer (1926) come il primo film sonoro, attribuendosi così una paternità immeritata e giustamente contestata anche dallo stesso Rappazzo.

Ripercorrendo velocemente un po’ di storia, è bene ricordare che un tempo i film erano di breve durata e consentivano di riprodurre soltanto le immagini senza l’audio. Perciò durante le proiezioni nei cinematografi, un po’ per coprire i rumori degli spettatori presenti in sala e un po’ per dare un maggiore effetto alle immagini che scorrevano sui teli delle proiezioni, spesso venivano impiegati dei pianisti che a loro fantasia accompagnavano le immagini del film. In qualche caso venivano scritturate persino delle orchestre che eseguivano i brani indicati dalle case cinematografiche e dei rumoristi che da dietro i teli delle simulavano alcuni effetti sonori.

Ma per superare gli enormi problemi che stavano dietro ad ogni singola proiezione, alcune case cinematografiche avevano deciso di distribuire insieme ai film anche i dischi su cui erano incise le colonne sonore. Questi venivano inseriti in un grammofono e riproducevano i brani più adatti alle scene proiettate. Ciò nonostante, tra il gracchiante grammofono vicino al telo ed il rumoroso proiettore alle spalle degli spettatori, le visioni gradevoli dei film erano ancora molto lontane.

In tutto ciò, mentre il mondo si dilettava a realizzare scene impressionanti su celluloide (i film), il ventenne Giovanni Rappazzo metteva in piedi i suoi esperimenti di foto-cine-fonia e di cine-sonoro. Grazie ai suoi studi di perito elettronico aveva avuto l’intuizione, per dirla in termini semplici, di creare una pellicola in cui aveva applicato una colonna elettrica (pista magnetica che poteva riprodurre i suoni attraverso un altoparlante) che riproduceva in modo sincronizzato alle immagini tutti rumori e le voci che aveva registrato. Così, nell’estate del 1913 in un cinema all’aperto della sua Messina, Giovanni Rappazzo proiettò la prima pellicola a impressione simultanea di immagine e suoni realizzata da lui stesso: il primo film sonoro.

Nel corso dei decenni, andando per sommi capi, i film sonori sono diventati anche film a colori (1934) e poi, soprattutto con l’avvento della televisione, sono passati dalla pellicola al magnetico (vhs e similari) fino ad approdare all’attuale digitale. Il sistema digitale, che in questo caso fonde il cinema (la cinesi delle immagini) all’elettronica (codificazione in dati elettronici), è alla base dei video che realizziamo con i nostri telefonini e che spesso inviamo ai nostri amici o che pubblichiamo sui social.

Quindi, rivolgendomi simbolicamente alla giovane barista della periferia romana in cerca di Likes per le sue Stories sui Socials che genuinamente mi aveva esternato “io nun le so tutte ste cose qua ma me basta aumenta’ i followers”, ho tentato di ricordarle alcuni dei pionieri dell’ampio mondo dell’audiovisivo e di farle quanto sia difficile veder riconosciuta una giusta visibilità per i propri meriti visto che persino il padre dei video sonori, nonostante il riconoscimento dell’ONU, per decenni è stato nell’oblio.

Michele Piacentini

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