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Quaderni di Storia locale: Nicola MALDACEA, Macchiettista Attore della Prosa Partenopea dell’800 autore di “Fra’ Brasciola” Maschera Nolana Nola 2015

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ASSOCIAZIONE CULTURALE LA CONTEA NOLANA. Coordinamento editoriale Antonio Napolitano; Impaginazione Francesca Napolitano Gennaro Canfora; Autore del testo Antonio Napolitano; Editing Mario Licciardi Caterina Napolitan; Per la ricerca Ringraziamenti Fototeca Leonardo Avella Biblioteca Luigi Vecchione Biblioteca Comune di Nola; Fotografie Archivio Storico “Contea Nolana” Stampa Giannini Presservice – Nola Associazione “La Contea Nolana” Sito Internet: www.conteanolana.it posta elettronica: contnolan@libero.it cell. 3384440016.

Questa pubblicazione non è a scopi di lucro Nola, Settembre 2015 Antonio Napolitano Nicola MALDACEA Macchiettista Attore della Prosa Partenopea dell’800 autore di “Fra’ Brasciola” Maschera Nolana Edizione La Contea Nolana 2015.

INTRODUZIONE Nel prosieguo delle nostre attività editoriali, presentiamo questa volta un modesto lavoro su di un personaggio oramai dimenticato dalle cronache, presi oramai come siamo dalla frenesia della vita moderna. Fra’ Brasciola mitica maschera nolana nata alla fine del XIX secolo dalla fervida penna di un noto autore napoletano e portata in scena dal grande Cav. Nicola Maldacea un grande artista partenopeo. Negli ultimi anni dell’800 dal teatro comico napoletano, venne fuori una figura dall’aspetto spiritoso, pieno di doppi sensi, di voglia di mettere in ridicolo tutto e tutti: la macchietta. Tra i rappresentanti più’ significativi di questo genere, fu senz’altro Nicola Maldacea il quale ne ha ricoperto un ruolo principale. Figlio d’arte, il padre aveva una grande passione per il teatro, nacque a Napoli nel 1870. Iniziò giovanissimo gli studi di recitazione che lo porteranno al debutto nel Teatro Partenopeo. Il suo filo ironico di voce venne subito notata dal pubblico come qualcosa di unico. Al Teatro Bellini riuscì a stupire i suoi stessi colleghi di lavoro per la sua mimica perfetta. Fu notato da Eduardo Scarpetta che lo volle alla fine dei suoi spettacoli. La consacrazione definitiva avvenne nel 1891 quando venne scritturato al famosissimo Salone Margherita che gli portò l’amicizia del grande Ferdinando Russo che scrisse per lui macchiette su misura. Ma furono molti gli autori di Maldacea: Di Giacomo, Valente, Galdieri ed il romano Trilussa. Il segreto di questo successo? Maldacea sapeva riprodurre, nelle sue interpretazioni, i pregi ed i difetti della gente comune. Fu dopo Maldacea che comparvero Gerolamo Gaudiosi, Pasquale Jovino, lo stesso Viviani e, fuori Napoli, Fregoli ed Ettore Petrolini forse ispirati dal partenopeo che fu anche interprete cinematografico. Ma il 5 Marzo 1945 la famosa macchietta lasciò per sempre i suoi fans. Portò alla ribalta delle scene “Fra’ Brasciola” personaggio grottesco, buffo e spensierato, con i versi di Aniello Califano e musicata da Salvatore Gambardella. Come tutti i suoi personaggi, Fra’ Brasciola è tratto dalla vita quotidiana. Nola, da sempre è costellata di chiese e conventi, numerosi erano i fraticelli conventuali che girovagavano per le contrade questuando per il convento, a volte a piedi a volte con un umile asinello. Le cronache del tempo ci raccontano di episodi e comportamenti non proprio edificanti e per questo, preti e fraticelli venivano più volte fatti oggetto di scherno da parte del popolino. Fra’ Brascila era un monaco bonaccione, allegro e scanzonato gli piaceva la buona cucina, non disdegnava di un buon bicchiere di vino magari offerto nell’osteria dell’aversana, gli piaceva giocare ed ogni tanto anche amoreggiare. Ovvio che era un personaggio nato dalla fervida fantasia di Aniello Califano ma anche dello stesso Maldacea, entrambi, conoscevano bene le contrade ed i personaggi del Nolano per le loro numerose frequentazioni. Ma vediamo come Adolfo Musco in Nola e Dintorni (1943) descrive Fra’ Brasciola: “Popolare è divenuto in Nola il tipo di Fra Brasciola, quasi come una maschera indigena, a somiglianza di Arlecchino, Brighella, Pantalone. Tipo di monaco grasso e rubizzo, intensamente epicureo, il quale servit Domino in laetitia ed ha per motto l’orazione carpe diem. Non è mai esistito, non ha tradizioni, non ha un passato, non ha neanche una leggenda, come quella della famosa maschera acerrana. La sua comparsa è recente: risale a una trentina d’anni fa, e lo portò agli onori della ribalta il poeta napoletano Aniello Califano con dei versi un po’ sciocchini e un po’ volgarucci, ma rivestiti di note facili e gaie da Salvatore Gambardella, ch’ebbero fortuna. Ora è popolarissimo ed ha acquistato una certa rinomanza. Qualche forestiero, infatti nell’udire il nome di Nola, aggiunge subito: <<ah! la=”” patria=”” di=”” fra=”” brasciola!=””>>.

L’autore Antonio Napolitano

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