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Clan lo Russo: «Nostro figlio deve decidere: o fa il camorrista o il marito

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Non possono esserci dubbi nell’ottica di una donna, nella mentalità di Anna Serino, l’ultima lady camorra secondo l’affresco del pool anticamorra. Non possono esserci dubbi, soprattutto quando si tratta di «buttare a terra» e «fare bum bum» contro uno che ha mancato di rispetto ai capitoni, alla dinastia criminale di appartenenza. Il figlio Enzo – insiste la donna, mentre parla con il marito Carlo Lo Russo – deve decidere: «O fa il marito, il padre di famiglia, o si mette a fare il camorrista».Non ci possono essere vie di mezzo. Anzi. La strada al figlio, al rampollo di famiglia, gliel’ha indicata un nipote, il presunto killer Luigi Cutarelli che non ha avuto esitazione, pochi giorni prima di Pasqua, a fare il proprio dovere: ha accompagnato la moglie in Puglia, le ha fatto fare un giro nello zoo di Fasano, poi però è tornato a Miano, al cospetto dello zio, e gli ha detto «Eccomi, sto a disposizione, che bisogna fare?». Ed è sempre lui, Luigi Cutarelli, a meritare il consenso della zia (nonché moglie di Carlo Lo Russo), di Anna Serino, che ne sottolinea il coraggio e la fedeltà: «Per te – dice al marito – Luigi si farebbe esplodere una bomba in bocca», proprio come un kamikaze dell’Isis.Una cultura, un modo di vivere, che spinge il gip del Tribunale di Napoli Francesca Ferri a insistere su un punto: la somiglianza tra il modo di vivere dei kamikaze dell’Isis (il cui richiamo rientra spesso nelle intercettazioni telefoniche acquisite dalla Dda di Napoli) con i presunti assassini di Pasquale Izzi, quelli che hanno ucciso nel pieno della settimana santa in via Ianfolla. Scenario da brividi, seguiamo il ragionamento del gip Ferri, sulla scorta delle indagini coordinate dal procuratore aggiunto Filippo Beatrice e dai pm Henry John Woodcock e Enrica Parascandolo: «L’unica cosa che conta è l’obiettivo, da colpire a ogni costo. Come kamikaze al servizio dell’Isis, si uccide senza preoccuparsi della vita e del dolore».

E ancora, a proposito della donna: «Condivide l’operato del marito al punto da essere ella stessa critica nei confronti del figlio Enzo che non può pensare di fare il malavitoso ed anche il marito». Senza contare il caffé, il mottino, l’uovo fresco offerto la mattina del delitto ai presunti killer, senza contare l’incitamento reciproco tra marito e moglie, quando assistono in diretta all’esecuzione. E sono ancora le intercettazioni a raccontare il livello di esaltazione di Carlo Lo Russo: «Anna, quello (Izzi, la vittima) stava dentro, Mariano all’improvviso ha detto o zio, apri la finestra di qua, l’abbiamo acchiappato… poi è venuto Luigi alle spalle… dum dum… vado a impazzire, 10 botte in faccia, 10 ma come ha fatto?, mi ha detto, o zì gli do 10 botte in faccia, ne mancano due, manca la mazzetta. Ed è tornato indietro». Già, la mazzetta: gli ultimi due colpi sul corpo già crivellato, un corpo privo di vita, in uno scenario investigativo scandito anche da altri agguati. Sono gli inquirenti a inserire l’omicidio Izzi, in una scia di sangue che viene fatta risalire all’omicidio di Gennaro Cesarano, il 17enne colpito a morte a settembre del 2015, nel corso di una «stesa» criminale alla Sanità, partita – probabilmente – dalla roccaforte dei Lo Russo.

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