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8 marzo: qualche luce e molte ombre nei Paesi del Golfo

Cronaca da radio piazza news Cresce scolarizzazione femminile; ma discriminazioni permangono

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ROMA – Ci sono alcuni risultati da festeggiare e molte battaglie ancora da combattere: negli Stati del Golfo, l’ormai prossimo otto marzo, festa internazionale della donna, è segnato da luci e ombre. Seppure con differenze da Paese a Paese, questa regione resta caratterizzata da fattori sociali, politici e culturali che si ripercuotono negativamente sulla vita delle donne e sui loro diritti civili, come sottolinea uno studio pubblicato a fine 2014 dal Parlamento Europeo. Il documento elenca le difficoltà e i diritti tutt’ora violati delle donne negli Stati del Golfo.

“Insufficiente di libertà di espressione e movimento; partecipazione e influenza politica limitate, diritti umani violati nel matrimonio, divorzio e custodia dei figli; alto tasso di disoccupazione e mancanza di indipendenza economica” sono solo alcune delle discriminazioni rilevate dagli osservatori. Di recente, alcuni casi specifici – come il diritto di guida negato alle saudite – hanno acquistato rilevanza internazionale e suscitato pressioni internazionali sui governi coinvolti. Ma se la strada verso l’uguaglianza di genere nella regione resta molto lunga, alcuni segnali positivi arrivano da diversi Paesi. Nel 2014 il Bahrein ha firmato la convenzione delle Nazioni Unite che riconosce la parità di uomo e donna davanti alla legge (seppure permangono discriminazioni nell’attuale diritto di famiglia). Negli Emirati Arabi Uniti il tasso di scolarizzazione delle donne tra i 15 e i 35 anni ha registrato negli ultimi anni un’impennata. Tanto che oggi – secondo dati riportati, tra gli altri, anche dal sito d’informazione ‘Arabian Business’ – il 70% dei diplomati al college è costituito da donne; e in Bahrein due diplomati su tre sono ragazze.

Nell’indice delle 100 donne arabe più potenti del mondo pubblicato di recente figurano politiche, imprenditrici, giornaliste; al primo posto, c’è il ministro della Cooperazione internazionale emiratina, Sheikha Lubna al Qasimi. Tra le prime 10, cinque provengono dagli Emirati, tre sono Saudite; il 40% indossa il velo. E ancora: negli EAU si sta attualmente pensando a una legge che imponga quote rosa ai vertici delle società pubbliche quotate in borsa. Tuttavia, le cifre del mercato del lavoro parlano chiaro: il divario tra uomini e donne registrato nell’area resta uno dei più alti al mondo. Meno del 27% della forza lavoro nei Paesi del Golfo è rappresentato da donne; e in alcuni Stati, come l’Arabia Saudita, questa percentuale scende ulteriormente: secondo dati del Dipartimento centrale di statistica le lavoratrici sono appena il 13%. “L’idea della donna che lavora qui è ancora relativamente nuova”, ha ammesso l’esperto Nawaf Al-Dhabib, dell’Arab Society for Human Resources Management. (ANSAmed) per radio piazza news

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