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Addio a Dario Fo, il giullare dei nostri tempi.

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MILANO – Dario Fo è morto all’ospedale Sacco di Milano, dove era ricoverato da alcuni giorni per una serie di complicazioni polmonari.  Fo era sedato da mercoledì sera. Avrebbe voluto tornare nella sua abitazione di Porta Romana, ma per i medici la morte in ambulanza sarebbe stata certa. Il figlio Jacopo ha preferito restasse in ospedale sotto l’occhio vigile dei sanitari. Aveva 90 anni. Personalità incontenibile, artista poliedrico, ‘giullare’ della cultura italiana – amava definirsi lui –  L’artista, attivo fino all’ultimo, aveva vinto il premio Nobel per la Letteratura nel 1997. Dalle commedie farsesche degli anni 60 al teatro politico dei 70, fino alle ultime opere incentrate soprattutto sui grandi dell’arte, è stato un monumento del teatro italiano. Diverse le apparizioni in teatro, ma la sua opera più importante e celebre è senza dubbio “Mistero Buffo”, insieme di monologhi che si inserisce nella tradizione della Commedia dell’arte e dei giullari. Attraverso ilgrammelot (lingua onomatopeica che riproduce solo il suono delle parole) o testi che affondano nei dialetti e nei linguaggi popolari del 400 e 500, Fo racconta episodi storici e dei vangeli apocrifi, con l’obiettivo di mostrare come la cultura ufficiale abbia saccheggiato quella popolare a proprio uso e consumo. Anche la morte di Franca Rame nel 2013, compagna di una vita e braccio destro nell’attività artistica, non lo ha fermato. La scorsa primavera è stato inaugurato a Veronal’archivio Dario Fo-Franca Rame, aperto a studiosi e non solo. «Con Dario Fo l’Italia perde uno dei grandi protagonisti del teatro, della cultura, della vita civile del nostro Paese. La sua satira, la ricerca, il lavoro sulla scena, la sua poliedrica attività artistica restano l’eredità di un grande italiano nel mondo. Ai suoi familiari il cordoglio mio personale e del governo italiano». Così il premier Matteo Renzi alla notizia della morte del premio Nobel.

Di Redazione

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