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ALDA: mia madre. Dialogo con Barbara Carniti, figlia di Alda Merini

A cura di Maria Teresa Infante

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alda-merini-586x438Ho conosciuto Alda, incontrandola negli sguardi della gente, una sconosciuta che riconoscevo ogni giorno, e attraverso le sue parole, i suoi pensieri ho imparato a conoscermi. L’ho ritrovata in ogni forma del suo sentire, con mille volti diversi eppure sempre uguale a se stessa, tra le tante sfumature di gioia, dolore, sofferenza, passione, urla e silenzi, Amore e abbandoni. L’ho vista ovunque la vita suonasse una sinfonia,  un canto o una nenia, un gospel gioioso, tra una malinconica nota di blues sfuggita ad un sassofono e un tasto di pianoforte carezzato da mani trepidanti, in un tocco di campana ad annunciare l’alba. Ho letto di lei, di quanto ha amato o di quanto poco o tanto è stata amata, di quel camaleontico sentimento sempre presente e mai manifesto, limpidamente offuscato o maledettamente illusorio. Per questo l’ho amata e la amo, perché Alda è riuscita a dire ciò che noi non  riusciamo, per incapacità o  pudore, per viltà o supponenza. Nessun artefatto o costrutto inguaina il suo pensiero, libero da sovrastrutture che riportino alla poesia alchemica che tutto trasforma per amore della rima e ne condisce il verso con succo di alambicchi atti a contaminarla e deturparne i sentimenti .  Alda è sempre riconoscibile nella sua nuda percezione e un giorno l’ho incontrata  in due occhi scuri e limpidi e ne ho subito riconosciuto le sembianze . Nello sguardo di Barbara ho ritrovato il vissuto della madre, ne ho visto la trasparenza e la semplicità che disarma. Eravamo a un reading poetico; un saluto, una stretta di mano e con essa la conferma alle mie sensazioni. Qualche parola di rito e la richiesta, con il mio solito osare, di sentirci in seguito, di rimanere in contatto. Ne ricevo un’ altrettanto naturale risposta, tipica delle persone che fanno della spontaneità il modus vivendi  e riescono a mettere l’altro a proprio agio, senza nessuna forzatura o artificio. Promessa mantenuta se ora sono qui a parlare di lei, di loro, della loro maniera di amare, del rapporto più naturale che ci sia, quello di madre/figlia. Nelle mie poche e sporadiche chiacchierate con Barbara , la chat di facebook ci vede dribblare tra un’intervista semiseria, con la complicità che solo tra donne si riesce ad avere, pur conoscendosi poco, e la biancheria in attesa di essere stirata. Avevamo trovato un punto che ci accomunava oltre alla poesia. Condividere la pila di biancheria in attesa sulla sedia, dimezzava il male facendone mezzo gaudio! Ma ritornando serie chiesi a Barbara di parlarmi di Lei, non della poetessa di cui tanto sappiamo e amiamo, ma di mamma Alda e le risposte furono rapide e sicure, senza alcun tentennamento o esitazione. Ne riporto testualmente le parole per non contaminare il pensiero di figlia e non alterarne il senso : Barbara:“Parlare di Alda Merini, non è cosa semplice. Molte cose si dicono di lei, non a caso è considerata una delle prime poetesse del ‘900. Spesso però con grandissimo dispiacere per noi figlie, la si associa alla figura del manicomio, come se lei fosse vissuta solo in quel determinato periodo, che l’ha segnata pesantemente, ma lei scriveva dall’età di 14 anni, e i suoi versi venivano letti dal grande Quasimodo, da Manganelli, Pier Paolo Pasolini. Mi sento di dire, che in primis lei era Donna, e in seguito madre. Una donna di una intelligenza molto elevata ( basti pensare che la sua poesia era estemporanea , senza supporto della scrittura ). Quello che vorrei raccontare è un’Alda Merini Madre Una madre alle volte scomoda ed imponente, quanto fragile. Per lei tutto ciò che era emozione, sia essa positiva che negativa, la trasformava in versi e con questi ci nutriva, credendo che fosse tutto ciò di cui avessimo bisogno…quindi le cose pratiche ( cibo , vestiti) passavano in secondo ordine Maria Teresa:”Questo è stato vissuto da voi come un peso? Vi siete sentiti qualche volta messi in secondo piano ? Barbara:”Mai! Come figlia ero affascinata da lei, come Sibilla sapeva ammaliare. ll suo amore per l’essere umano, l’ha portata ad innamorarsi quotidianamente, prodigandosi per gli ultimi senza alcuna riserva Per me era madre e basta. Non mi importava cosa facesse e chi frequentasse Maria Teresa “ Era solita leggervi le sue poesie, parlare dei suoi versi o era lei stessa la vostra poesia? “Barbara:“Era una donna d’altri tempi, a suo modo concreta, ma parca di gesti affettuosi. Le sue carezze erano la Poesia. Per quanto legata alla malattia, vi assicuro che non ho mai conosciuto una persona così legata alla Vita. Lei la respirava come faceva con le sue sigarette ed era una godereccia nel termine più genuinodella parola. A questo punto un sorriso complice e sornione sfugge a entrambe, insieme a una mia riflessione sul come spesso sigaretta e scrittura vadano a braccetto. Maria Teresa: “ La sua più grande eredità? “ Barbara:“Lei mi ha insegnato l’essenzialità, che è il rispetto per la dimensione umana e per l’essere umano. Non avrei mai potuto desiderare altra madre, se non lei. Essere se stessa è stata la sua forza. Mi ha insegnato che non bisogna essere quello che non si è per compiacere gli altri. Maria Teresa: “ Non c’è mai traccia di rancore, nessun velo di risentimento nei suoi pensieri . Barbara:“Mai. Ho solo bellissimi ricordi a dispetto di chi possa pensare il contrario. Era dolcezza in ogni gesto, in ogni suo movimento e nella maniera di rapportarsi. Molti mi scrivono che si ritrovano nei suo versi e ne hanno tratto forza per uscire da stati depressivi. Maria Teresa: “ Barbara, un aneddoto, un dietro le quinte…..Barbara: Mi ricordo quando doveva andare in scena, mi chiamavano per andare “ a sistemarla”. Lei non ci pensava e le compravo le cose che occorrevano. Ma nonostante tutto, alla fine aveva sempre la sottana che pendeva o il collant bucato. Io sorridevo con lei e si andava così.. eravamo noi. Maria Teresa“ Sono tenerissime queste immagini e denotano grande complicità e appartenenza. Barbara“ Si . Gli altri rimanevano sempre un po’ sconvolti perché tenevano solo all’apparenza scenica, ma la Poesia, e questo tu lo sai meglio di me non è apparenza, ma intimità. Maria Teresa“ So di cosa parli, a volte sembra annullare tutto il resto, nulla sembra contare, ma ora  non parliamo di me. I suoi occhi, li ho guardati a lungo nei vari video.. Barbara. “ Dolcissimi, mi ci perdevo in quello sguardo che sapeva parlare, come ogni figlia, quando guarda la propria mamma. L’adoravo. Maria Teresa : “ E io… Barbara: “ Tu ne hai colto il senso.. Maria Teresa : “ Credo non ci riuscirò mai abbastanza, ma mi stai dando una mano e te ne sono grata. Qualcosa che ti faccia sorridere in un ricordo buffo, bizzarro? Barbara: “ Amava cospargermi di borotalco e ancora conservo questa abitudine.Tutte le sere prima di addormentarmiMaria Teresa“ Praticamente ti impanava?? Barbara : “Si  ahahaha … era il suo modo di avere cura del mio corpo, insieme all’olio di ricino e controllava sempre anche la lingua. Poi mi preparava un risotto, che ricordo buonissimo, con il brodo di pollo   Maria Teresa“ Allora abbiamo scovato un brutto ricordo nell’olio di ricino??   Barbara “No no…per me non è un brutto ricordo, secondo lei avendo il fegato in disordine doveva purgarmi. Era il suo modo per interagire con me Maria Teresa : “ Si, erano le sane abitudini di una volta. Posso dirti che non ti è andata male, mia nonna ci riservava le perette! Barbara : “  Ahahahh….Oddio, anche quelle capitavano a volte! Però l’amavo alla follia, amavo il suo sguardo dolcissimo. Anche se spesso non parlava, sapeva rasserenarmi. Maria Teresa : “ Barbara, non so esprimerti le emozioni che mi stai regalando; entrare in punta di piedi tra voi e avermi permesso di avvicinarmi alla donna, alla madre che ti porti dentro, che rifletti nel tuo sguardo. Solo una parola : Grazie! Barbara: Con questa intervista avrai capito il  rapporto che c’era tra noi. Io e lei, una cosa sola tanto da non resistere l’una lontana dall’altra. Alda Merini : “ Mi hanno rubato la figlia, praticamente. Gli impediscono di vedermi… ma io fossi anche la donna più disastrata, son la sua mamma, capisci? Ne soffro molto, la Barbara è l’unica Musa, su di lei altre figlie. Vorrei dirle : “ Non è questa la casa tua. È il mio corpo la tua casa, te sei nel mio corpo, ancora, come quando eri bambina”

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