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ALL’OMRA DEL VESUVIO NASCE IL CONSORZIO DEL POMODORINO A PIENNOLO

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Francesco Gravetti Tutelare, controllare, garantire. Garantire i produttori ma soprattutto i consumatori, assicurare loro che il gusto e la qualità siano sempre di alto livello e che il prodotto provenga realmente dalle campagne vesuviane. Nasce per questo, allombra del Vesuvio, il Consorzio di tutela del pomodorino del piennolo dop. Il marchio di denominazione di origine protetta è stato ottenuto qualche anno fa. A gennaio 2010 sulla Gazzetta Ufficiale è stato approvato anche il disciplinare di produzione. Ora viene alla luce il consorzio che unisce produttori e confezionatori di una delle tipicità vesuviane, tra le più antiche dellagricoltura campana. La caratteristica che accomuna i pomodorini vesuviani è lantica pratica di conservazione «al piennolo», cioè una particolare tecnica che serve a legare fra di loro alcuni grappoli o «scocche» di pomodorini maturi, fino a formare un grande grappolo che viene poi sospeso in locali aerati, assicurando così la conservazione del raccolto fino al termine dellinverno. Ed è proprio il sistema di conservazione al «piennolo» che, favorendo una lenta maturazione, consente una lunga conservazione, con la conseguente possibilità di consumare il prodotto «al naturale» fino alla primavera seguente. Una pratica antica, figlia della tradizione contadina e tramandata da generazioni. La mission del Consorzio è chiarissima. La spiega il presidente Giovanni Marino: «Lavoreremo per risollevare le sorti della agricoltura vesuviana facendo leva sulla sua produzione oggi più apprezzata in Italia e allestero. Nei prossimi tre anni puntiamo a far iscrivere al sistema di controllo almeno il 50 % di tutta la produzione di piennolo esistente e potenzialmente ascrivibile alla dop. Lavoreremo inoltre per recuperare alla agricoltura le tante, troppe terre abbandonate su questo nostro Vesuvio, che è Parco nazionale dal 1995. Intendiamo promuovere sviluppo, occupazione e sottrarre il territorio allabbandono e al degrado». Obiettivi ambiziosi, per raggiungere i quali quelli del consorzio puntano tutto sulla qualità, peraltro garantita dal rispetto del disciplinare di produzione. E proprio dalla lettura del disciplinare si scopre, per esempio, che è vietata la somministrazione di qualsiasi prodotto chimico dopo la raccolta del pomodorino. Inoltre, non è ammessa la coltivazione in ambiente protetto (serre o tunnel) o fuori suolo. Massima attenzione anche alla piantagione: la densità dimpianto non deve essere superiore a 45.000 piante per ettaro. Per i controlli, sarà usato dal ministero dellagricoltura il sistema satellitare Gps in tutta la zona di produzione, che comprende quella vesuviana e anche una piccola porzione del nolano (il territorio che confina con Somma e Ottaviano). Troppe regole? Niente affatto: servono a garantire qualità e bontà del prodotto. Aggiunge Marino: «Sarà un consorzio imperniato sulla trasparenza e la partecipazione, che saprà dialogare con tutti e rapportarsi in modo critico e propositivo con le istituzioni locali, regionali e nazionali. Un piccolo consorzio, che aspira a dar voce ad un territorio ricco di storia e tradizioni, che può vantare una antichissima vocazione agricola». E dal piennolo agli altri prodotti del Vesuvio, il passo è breve. Quelli del Consorzio intendono lavorare anche per dare vita ad un «paniere» di sapori e gusti: «Ricercheremo sinergie e collaborazioni con i produttori e le loro associazioni dei comparti frutticolo e vitivinicolo vesuviani. Lalbicocca vesuviana, per esempio, merita di ottenere il riconoscimento della igp e auspichiamo che riprenda liter istituzionale bruscamente interrotto. Le sinergie con le aziende vitivinicole possono contribuire a promuovere tutti i prodotti vesuviani. Cercheremo collaborazioni anche con le altre dop campane per ottimizzare gli sforzi tesi a promuovere i prodotti della regione. Puntiamo a far diventare il consorzio un laboratorio di cooperazione laddove spesso in passato hanno prevalso individualismo e competizione, oltre ogni ragionevole limite e convenienza».DA RADIO PIAZZA I SAPORI DELLA CAMPANIA

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