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Amalfi San Francesco ed i conventi

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di p. Fiorenzo Mastroianni Anticamente la città si chiamava Amalphis. Emmanuele Celentano cronista Cappuccino del 700 racconta come nellanno 339 d. C. alcuni nobili romani, diretti a Bisanzio via mare, furono sbattuti dal vento sulle coste di Ragusi e, calmatesi le acque, tornarono in Italia approdando a Melfero, dove si fermarono e costruirono case con la collaborazione dei vicini. Divenne città e Repubblica, coi guerrieri con legni armati in mare, trattando coi napoletani e coi longobardi. I Principi di Salerno cercarono di distruggerla, ma la Repubblica rese vassalli molti paesi, fra cui Scala, Capri, Gragnano ecc., e batteva moneta. Nellanno 829 divenne Prefettura, con leggi proprie. Poi riconobbe le varie dinastie di Napoli. TRA SALERNO E NAPOLI. Quando i Cappuccini presero possesso del convento in Amalfi (1583), era Generale dellOrdine Padre Giovanni Maria da Tusa, Provinciale di Napoli Padre Girolamo da Sorbo, ed era Vescovo di Amalfi monsignor Giulio Rossini (1576-89), che fu il costruttore del monastero della Santissima Trinità in cui come diremo trasferì le Monache dei tre monasteri soppressi di San Lorenzo, Santa Maria e San Biagio. Vale la pena di ricordare che il Cardinale Pietro Capuano, che fu Teologo e Legato alla quarta Crociata, fondò in Amalfi, sua città, un monastero di Canonici Lateranensi (passato poi ai Cistercensi), intorno alla chiesa di San Pietro apostolo que de toczulo dicitur o Tocculum o Tuczulum in seguito detta anche Canonica di San Pietro o San Pietro la Canonica (per la presenza dei Canonici Lateranensi) e Cappella regia perché molto favorita dai re. In questo monastero vennero ad abitare i Cappuccini, ma non subito. Ci si può chiedere intanto come mai, già nel 1578, il Ministro Generale padre Girolamo da Montefiore stabilì che Amalfi entrava nellambito territoriale della Provincia cappuccina di Napoli, se in quellanno non cera ancora il convento. In verità egli parla di tutta la costa di Amalfi. Ma è tuttavia probabile che già in quella data cerano delle mire concrete sulla zona. Sappiamo infatti che, proprio nel capitolo generale celebrato a Napoli nel 1558 si riconobbe la nascita della nuova provincia di Basilicata con cinque conventi staccatisi dalla Provincia di Puglia (Ferrandina, Tursi, Tricarico, Potenza e Pignola). Questi cinque conventi erano tutti in montagna, e così si cominciò a costruire conventi verso la pianura tirrenica, in zone che appartenevano, secondo la divisione di San Bonaventura scrive il Bellintani alla Provincia di Napoli. Così era anche presso i Conventuali che seguivano la divisione bonaventuriana. In precedenza, i Cappuccini napoletani avevano preferito espandersi verso il nord anziché verso il sud. La stessa spinta ebbero i lucani, senza che i napoletani lo impedissero, fino a quando nel 1566 non pretesero anche il territorio di Cava de Tirreni. Ma nel 1578 come già detto intervenne di autorità il Ministro Generale, stabilendo che dovevano appartenere alla Provincia di Napoli il luogo di Nocera, della Cava, di San Severino, et tutta la costa di Amalfi, e alla Provincia di Basilicata Salerno, Giffoni e Montecorvino, non obstante che la Provincia di Basilicata, o vogliamo dire del Principato, secondo la divisione de Padri Zoccolanti, vada insino al fiume Scaffato. SAN BASILIO. I Cappuccini di Napoli attendevano quindi loccasione per affermarsi ad Amalfi, e questa fu offerta dal Papa Gregorio XIII che il 25 aprile 1579 un anno dopo la decisione del Generale cappuccino soppresse tre Monasteri di Monache Benedettine della città di Amalfi: San Basilio, San Lorenzo, San Maria Dominarum, e le rispettive Monache si raccolsero nellunico Monastero della Santissima Trinità di Amalfi, fatto costruire per loro dallArcivescovo Giulio Rossini o secondo altri dai nobili amalfitani, ai quali il Papa Gregorio XIII concesse la facoltà di vendere i tre Monasteri soppressi per rifarsi delle spese. Due anni dopo il primo luglio dellanno 1580 i due nobili amalfitani Lorenzo Bonito e Marcello Venaccia offrirono 500 ducati per lacquisto del Monastero abbandonato di San Basilio per darlo allOrdine Cappuccino, molto voluto dai cittadini (satis optatum a dicta civitate). Il Celentano e vari altri documenti parlano del Dottor Cesare Frezza poi regio consigliere a Napoli come colui che acquistò (dalle Monache, dice lui) il monastero di San Basilio coi giardini e li donò ai Cappuccini, citando latto del Notaio Angelo Ferrante de Rosa di Amalfi datato 10 agosto 1582. Ma il il Breve pontificio di questa stessa data dà lacquisto come già avvenuto prima del 20 marzo 1582. Il Celentano è però impreciso quando chiama le Monache di San Basilio Cistercensi anziché Benedettine. Dei Monaci Cistercensi non delle Monache era labbazia di San Pietro la Canonica, dove approdarono ben presto i Cappuccini. In San Basilio, infatti, i Frati Cappuccini si ammalavano continuamente a causa dellaria malsana (per lo male aero, dice Tolosa, e propter loci humiditatem aliaque incommoda come si legge nel Breve pontificio). Sapendo che a San Pietro cera bello aere, e soprattutto che vi era una gran quantità di reliquie preziose di santi orientali, si attivarono per ottenerla. Secondo il Tolosa e il Breve pontificio del 10.8.82 furono i Cappuccini a rivolgersi allAbate commendatario di San Pietro, il Cardinale Innico dAvalos Aragona, nativo di Ischia. Essendo questi il figlio del Marchese del Vasto Alfonso e di Maria dAragona, benemeriti dei Cappuccini, accondiscese volentieri a cedere il monastero, giardino, selva e Marinella della Canonica in cambio del monastero di San Basilio. SAN PIETRO LA CANONICA. Tuttavia le trattative, fin dal 1580-81, furono tra i cives di Amalfi e il Cardinale, come dice il Celentano, e come dicono altri documenti. Ciò significa che ancor prima di stanziarsi in San Basilio, i Cappuccini e i nobili pensarono alla Canonica di San Pietro. Questa aveva una commoda chiesa ed alcune fabriche, ed era in luogo eminente alla veduta del mare in aria aperta e salubre. Il monastero di San Basilio con gli annessi valeva 1550 ducati, quello di San Pietro 1500. Secondo le leggi canoniche, i beni ecclesiastici si potevano alienare o permutare solo se cera un vantaggio per il beneficiario (in evidentem utilitatem). La permuta fu approvata dalla Santa Sede con apostolico Breve datato 22 marzo 1582, tramite lArcivescovo di Amalfi Rossincio e lArcidiacono Don Nicolò Bainito. Il monastero ora abitato dai Cappuccini cioè San Pietro la Canonica aveva un claustro colonnato di piccole colonne maestosamente intrecciate, le camere abbaziali, un giardino, un oliveto, una selva, ed una Marinella al mare. Della permuta furono stesi altri documenti, su richiesta del vigilantissimo Padre Gregorio Tolosa, il quale, ben 15 anni dopo lingresso dei Cappuccini alla Canonica, vedeva il pericolo che ne fossero espulsi per una serie di inadempienze che egli elenca in Insediamenti p. 204s, fra cui la mancata ratifica da parte del Cardinale Innico dellavvenuta permuta. Et per questo egli scrisse ho procurato et receputo () la detta ratificazione et confirmatione fatta dal detto ill.mo Signor Cardinale (allora era Alessandrino, nda) stipulata in Roma nel 17 del mese di gennaro 1597, per mano di notare Quintio Silvano notare de la Camera Apostolica, di cui parla anche il Celentano che afferma: Di queste rassegne e permuta, ne rogò gli atti publici necessari notar Ferrante de Rosa dAmalfi a 27 decembre 1585. Questistrumento, con altro di ratifica dellabbate commendatario de Rosa, fu rogato in Roma per mano di notar Quintio Silvano, a 17 gennaro 1597. Il Celentano richiama altri due strumenti pubblici, uno del 1595, laltro del 1599 rogato dal Notaio Matteo del Giudice, per dire che questa chiesa dei Cistercensi, prima Abbazia e poi Commenda, si nomina beneficio laicale sotto il titolo di San Pietro appostolo. LUniversità doveva versare alle Monache della Santissima Trinità 800 ducati per lo prezzo di detto San Basilio. Di tutti i suoi possessi, lAbate si riservò una casa ed altre fabriche esistenti nel mezzo della piazza, ed una piccola chiesa per il possesso degli abbati commendatari suoi successori. In ogni caso, nessun Abate poteva intromettersi nelle faccende della Canonica passata ai Cappuccini né avere dominio diretto over utile seu pretenso sopra le dette cose permutate, perché la Canonica era completamente dismembrata da detta abbadia. Secondo un documento della Badia di Cava, i Cappuccini presero possesso di San Pietro della Canonica il 14 aprile 1583. Anche il Breve Notamento dice: Amalfi, il cui convento fu concesso ai frati lanno 1583. Forse abitava nel convento di Amalfi il Cappuccino stipendiato dalla Confraternita del Santissimo Sacramento di Atrani, che veniva impedito di celebrare di buonora da parte dellArciprete, per cui la Confraternita chiese al Cardinale Bonelli di agire attraverso lArcivescovo. I PRIMI DUE FRATI MORTI. Nellanno 1595 morirono ad Amalfi Padre Ludovico da Napoli, predicatore, e Fra Bartolomeo da Maddaloni, laico (questi il 9 maggio). Il primo era predicatore di 28 anni di religione. Fu più volte guardiano, di buona vita e zelo. Alla fine fu un poco travagliato per certe cose li successero. Morì nel luogo di Amalfi havendo prima promulgato il santo giubileo di Papa Clemente Ottavo, e pigliatolo devotamente lanno 1595. Il secondo era laico di gran semplicità e santa vita. Stando di fameglia ad Amalfi, ivi cascò duna ripa e pigliò tanto sbalzo il suo corpo che saltò la strada publica et andò vicino al mare, dove morì subito senza alcuno sacramento, sì bene quella mattina sera comunicato per sua devotione. E questo fu alli 9 di maggio 1595. LACQUA CORRENTE. Il monastero godeva del corso di acqua perenne, detta acqua di Torino dalla famiglia di questo nome. Poi passò alla Casa Rispolo, dalla quale i Monaci Cistercensi lavevano comprata, acquistando il territorio dove essa acqua nasce. Andati via i Cistercensi, e divenuta Commeda di Chierici Regolari, varie volte lacqua fu usurpata dai vicini, provocando scomuniche papali e lintervento del Tribunale del Sacro Regio Consiglio e della Real Camera della Sommaria. Le usurpazioni ci furono, secondo il Tolosa, per la dapocagine di fratri Capuccini sino allanno 1587 quando intervenne il Guardiano Padre Serafino da Casalduni, il quale onoratamente come scrive il Tolosa mise in chiaro la situazione con scrivere et venire in Napoli. Il Tolosa afferma che fu per mezzo del Signore Cesare Miroballo principiato et incaminato il processo nei riguardi di una serie di usurpanti detta acqua, i cui nomi sono da lui riportati in Insediamenti pagina 217, a cominciare dal notaio Alfonso Furno o del Forno, e l11 agosto 1588 viene stabilito che non si deve impedire allacqua di arrivare al convento, e che il notaio Alfonso usufruisca della stessa acqua soltanto il sabato per 24 ore. Da parte sua il Celentano afferma: Dal processo attivato fra Cesare Miraballo e Notar Alfonso Furno, si confessa che la chiesa e luogo della Canonica gode, ed ha goduto pleno jure, justo titolo et bona fide, ac jure proprio lacqua sudetta. Poiché però si verificarono altri inconvenienti come il fatto che le acque giungevano sporche al convento, e che si continuava a usurpare lacqua, fattasi indiscreta lusurpazione, comparve Cesare Miroballo nella Real Camera Summaria, e con quale giustizia non si sa, ottenne lanno 1590, e nellanno 1593, e nel 1597, sorretiziamente c.r. il permesso di servirsi dellacqua per le sue cisterne. Ma i Cappuccini, al cospetto di siffatta lesione de passati decreti, si difesero al meglio che poterono, e si difendono per aver parte della loro acqua, la quale alle volte tanto si diminuisce, che appena ne partecipano

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