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Antimafia, Bindi eletta presidente Scontro col Pdl:

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 Roma, 22 ott. – Larghe intese sotto sollecitazione come le sospensioni di una vettura di Formula 1. L’elezione di Rosy Bindi alla presidenza della commissione parlamentare antimafia fa riesplodere tensioni che sembravano da qualche giorno acquietate, ma a dimostrare che il fuoco cova sotto la cenere arrivano anche il dibattito sulla legge di stabilita’, la questione dell’immigrazione e persino la polemica sul presunto accordo tra Quirinale e Berlusconi per una grazia da accordare al Cavaliere dopo la condanna per frode fiscale.
  Eppure Enrico Letta, presentandosi in mattinata alla Camera per riferire sull’imminente vertice europeo di Bruxelles, aveva intenzione di concentrare il lavoro sulle responsabilita’ europee di fronte all’emergenza dell’immigrazione clandestina.
 

Al Consiglio Europeo, avverte prendendo la parola in Aula, non acceteremo compromessi al ribasso. Posizione condivisa dalla maggioranza come anche dal Colle, al quale il premier sale subito dopo per una colazione di lavoro alla quale partecipano tutti i ministri che giovedi’ voleranno in Belgio. In agenda, oltre agli immigrati, anche la legge di Stabilita’ varata da pochi giorni e controfirmata appena ieri dal Presidente. E qui tornano a farsi sentire i vari umori presenti nella maggioranza. Inizia Angelino Alfano, vicepremier ma anche segretario di un Pdl dalla vivace competitivita’ interna.
  “Questo governo trova la sua forza e la sua legittimazione nel fare cose buone”, mette in guardia, “Nessuno, a cominciare da me, avra’ accanimenti terapeutici nel dare una mano a un governo che non fa le cose”. E sia chiaro: il ventennio berlusconiano non e’ finito. Anche sull’immigrazione il segretario del Pdl traccia una linea: “l’Italia non puo’ accogliere tutti. E’ un grave momento di difficolta’ economica, abbiamo gravi difficolta’ a garantire un futuro dignitoso ai giovani italiani”.
  Su queste premesse scoppia il caso Rosy Bindi.

Il Pdl alla presidenza dell’antimafia proprio non la vuole, ma lei passa ugualmente grazie anche ai voti di Sel e Scelta Civica.
  Berlusconiani in minoranza, minacce di disertare i lavori della commissione. Tuona Maurizio Gasparri: “Inaccettabile strappo del Pd pur di darle una poltrona”. Di rincalzo Fabrizio Cicchitto: “Dovrebbe rimmetere il mandato”. Lei risponde: “Non posso non rispettare le 25 persone che mi hanno votato”.
  Pdl isolato, o almeno tale si sente, e le fibrillazioni rischiano di riprendere come, se non piu’, del 2 ottobre. Se ne hanno eco anche dal Quirinale. Nel primo pomeriggio piomba dal Colle una nota a dir poco dura dell’ufficio stampa.

Oggetto degli stralili’articolo di un quotidiano, reo di “credere a quelle ridicole panzane” che sarebbero le voci di un presunto accordo Napolitano-Berlusconi per una grazia da concedere al Cavaliere.
  Roba che quando, a Montecitorio, Letta si sente dare del Giuda dai banchi del Movimento Cinque Stelle (mentre Grillo annuncia il terzo Vaffaday della sua storia politica) ha facile gioco nel controbattere in punta di fioretto. Le difficolta’ sono ben altre

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