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ARRESTATA LA BOSS DI DI TRAPANI COMANDAVA COSA NOSTRA

RICCARDO ARENA PALERMO CRONACA RADIO PIAZZA NEWS

Il pentito che parlava di lei l’aveva incontrata una sola volta, non millantava cioè chissà quali conoscenze di Maria Angela Di Trapani. Però Manuel Pasta usava il tono deferente in genere riservato, in quella organizzazione maschilista che è Cosa nostra, ai veri capi: «Si comportava come un uomo di Cosa nostra, ci faceva arrivare i messaggi dalle carceri dal marito e dai cognati. Si discuteva su chi dovesse essere il reggente del clan. Lei disse che Michele Di Trapani (omonimo della donna-boss, ndr) “si doveva stare a casa” e che il reggente sarebbe stato Bartolo Genova».

Radiografia di una donna che comanda in Cosa nostra e non è un esempio isolato: solo per restare al caso più recente, a fine settembre Teresa Marino, moglie del capomafia di Porta Nuova Tommaso Lo Presti, è stata condannata a 14 anni in abbreviato: senza lo sconto di pena previsto per il rito speciale sarebbero stati 21. La Di Trapani aveva avuto invece una condanna inferiore ma comunque degna di un capo: 10 anni in primo grado, 9 in appello, sempre col rito abbreviato e dunque con la riduzione di un terzo. Grazie agli ulteriori sconti previsti con la liberazione anticipata, che tocca anche ai mafiosi, in caso di buona condotta in carcere, la moglie del superkiller Salvino Madonia era tornata libera prima del tempo: era una dei circa 300 uomini (e donne) d’onore che popolano di nuovo i quartieri popolari come quelli borghesi, lo Zen come Resuttana e San Lorenzo, Borgo Nuovo e Brancaccio come il Borgo Vecchio e Porta Nuova.

 

Maria Angela Di Trapani è tra le 25 persone arrestate questa mattina nel maxi blitz dei carabinieri – oltre 200 agenti, due elicotteri e cinque unità cinofile – a Palermo nei mandamenti mafiosi di San Lorenzo e ResuttanaL’inchiesta, coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi e dall’aggiunto Salvo De Luca, ricostruisce gli assetti e le dinamiche criminali delle famiglie mafiose di «San Lorenzo», «Partanna Mondello», «Tommaso Natale» e «Pallavicino/Zen» (tutte appartenenti al mandamento di «San Lorenzo») e della famiglia mafiosa di «Resuttana».

 

È la mafia che torna a casa per fine pena e manda avanti l’organizzazione con tutti i sistemi, non solo quelli dell’imposizione violenta ma anche con intimidazioni e meccanismi in qualche modo raffinati. Come quelli che la Di Trapani mise in moto per convincere il pentito Marco Favaloro, l’uomo che accusa Salvo Madonia di avere ucciso l’imprenditore Libero Grassi, a dichiarare di essersi inventato tutto: non in modo normale, chiamando un pm e ritrattando, ma scrivendo una memoria da depositare presso un notaio, per dare una «dignità» al ripensamento interiore.

 

Donna di mafia da sempre, la Di Trapani: era col marito, il giorno dell’arresto, il 13 dicembre 1991, tre mesi e mezzo dopo il delitto Grassi, eseguito da lui personalmente per “risolvere” il caso di quel signore con i sandali che, pur avendo la fabbrica di pigiami nel territorio dei Madonia, andava in giro per giornali e tv, senza scorta, a dire di non pagare il pizzo. Lei, Maria Angela, portava con sé anche un altro segreto, il concepimento del figlio nonostante il marito fosse detenuto al 41 bis: era successo un paio d’anni dopo Giuseppe e Filippo Graviano, gli stragisti di Brancaccio, e nonostante il clamore suscitato da quell’altro mistero dei misteri (rivelato in anteprima da Francesco La Licata su La Stampa). Il reggente di San Lorenzo, Giovanni Bonanno, avrebbe pagato con la vita le allusioni fatte sulla paternità di Salvino, che sarebbe stata solo apparente, di facciata: osò farlo anche Michele Di Trapani, quello che «si doveva stare a casa», ma a lui andò meglio, perché anziché ucciderlo si limitarono a bocciarlo come reggente.

 

Qualche anno dopo ancora lei, Maria Angela, si presentò dai giudici per ottenere il permesso di fare l’inseminazione artificiale: lo ottenne, ma il concepimento in vitro non andò bene. Nessuno però, tanto meno lei, ha mai spiegato come fosse riuscita la prima volta a farsi ingravidare dal suo Salvino. Le intercettazioni in carcere di Giuseppe Graviano hanno gettato, pochi mesi fa, una luce sinistra su possibili complicità all’interno delle carceri. Ma questi misteri difficilmente verranno chiariti e dureranno ancora a lungo, come l’eterno potere dei Madonia: e già adesso – come tutti i clan palermitani – è pronto il nuovo organigramma del mandamento, preparato a tavolino prima degli arresti, che per i mafiosi ormai sono divenuti routine.

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