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Ateo&Credente

Gianni Toffoli riceviamo e pubblichiamo

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Ateo, spiega qualsiasi dizionario, è colui che non crede in Dio. Peccato che, ogniqualvolta si prospetta una chance, il cosiddetto ateo manifesta più fede di un basa banchi tutto casa e chiesa. In Italia, l’ultima ghiotta occasione si è presentata nei giorni scorsi. Il 13 ottobre scorso la professoressa Clara Ferranti, ricercatrice di Glottologia e Linguistica al Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Macerata, ha tenuto una lezione a un centinaio di studenti di Lingue e Lettere. Alle 17.30 in punto interruppe la lezione e invitò i ragazzi a recitare un’Ave Maria, una «preghiera per la pace» che quel giorno a quell’ora, nel centenario dell’apparizione della Madonna di Fatima, si tenne in varie parti d’Italia. Alcuni studenti pregarono, altri (atei) condannarono la “grave vessazione” sui social. Un comunicato di fuoco dell’Officina universitaria, un’associazione studentesca locale, denunciò «la limitazione della libertà personale» subita dai ragazzi.  Sulla vicenda è intervenuto il vescovo di Macerata, monsignor Nazareno Marconi, che in una nota dal tono ironico pubblicato sul sito dell’emittente diocesana ha chiesto scusa, come credente, per «aver destabilizzato la serenità di un’Università. La storia dei 25 secondi di interruzione di una lezione, per dire un’Ave Maria per la pace, con la reazione che ha scatenato ci interroga profondamente come credenti. Gli stessi 25 secondi usati per dire una battuta, cosa che molti docenti fanno spesso, non avrebbero creato problemi. Il problema è la nostra poca fede, perché chi prega molto, ad esempio chi recita il Rosario potrebbe pensare che le Ave Maria valgano poco, che di fatto siano innocue. Che non creino problemi. E invece no, l’agitazione suscitata all’Università da una sola Ave Maria, le proteste hanno ricordato che la preghiera è una forza, una potenza che può mettere paura a qualcuno. Grazie a chi crede più di noi credenti che quelle poche parole smuovano i monti e i cuori tanto da sconvolgere la loro vita. Grazie a chi ci ricorda che dire Ave Maria è salutare una donna morta 2000 anni fa credendo che è viva, in grado di pregare per noi e di operare per rendere la nostra vita più buona e vicina a Dio, tanto da aiutarci ad affrontare serenamente la morte». E infine la efficace chiusa di monsignor Marconi: «Grazie fratelli non credenti e anticlericali perché ci avete ricordato quali tesori possediamo senza apprezzarne adeguatamente il valore e l’importanza». Vescovo scherzoso o Vescovo tremendamente vero?

Gianni Toffali

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