Quotidiano di informazione campano

attesa a Piano di Sorrento Sant´Agnello e Pompei rapiti in Nigeria per non aver pagato

0

Marinai rapiti in Nigeria per non aver pagato il pizzo di Natale forse soluzione veloce . E’ questa l’ipotesi che si sta facendo largo fra i media in Africa che ora vedrebbe in mano a una banda di ragazzi, e non proprio di pirati, i nostri marittimi della Campania, particolarmente colpita la provincia di Napoli ed in particolare la penisola sorrentina, come Positanonews ha lanciato sul web, con un marittimo di Sant’Agnello e di Piano di Sorrento, oltre a un marittimo di Pompei, dove il comune ha già messo un banner con la richiesta di liberare il proprio concittadino.

Si tratterebbe di ragazzi che provengono da Brass, dove cè un terminale petrolifero importante. Il loro capo aveva appena ricevuto dalla Naoc (Nigerian Agip Oil Company, la società mista Stato nigeriano/Eni) e dalla Chevron il cosiddetto bonus natalizio, una sorta di pizzo che viene pagato ai ras locali perché tengano buoni teppisti e ragazzi che non avendo lavoro sono sempre pronti a qualche azione illegale che gli permette di sopravvivere.

Le ipotesi si accavallano su questo punto perchè c’è chi dice che si tratta di un gruppo che rivendica maggiori diritti dal petrolio, altri che sostengono che il pizzo è stato pagato ma i capi non lo hanno redistribuito. Una ridda di ipotesi che dovrebbe però portare ad una possibile soluzione veloce della vicenda, ed è quello che tutti ci auguriamo. Tanti giornali continuano a parlare della vicenda, riportiamo quello che ci sembra più equilibrato e autorevole, riportando il pezzo de Il Mattino a firma  Bianca DAntonio Carla Di Napoli Alla Farnesina la consegna del silenzio sul rapimento in Nigeria dei tre marittimi napoletani e di uno ucraino, è totale e anche severa. Ma a cinque giorni dalla cattura dellequipaggio di «Asso 21» – al largo dello stato petrolifero di Bayelsa – da parte di sette uomini armati, allUnità di crisi della Farnesina si percepisce un diffuso anche se ovattato ottimismo sulla possibilità che il comandante Emiliano Astarita e gli ufficiali Salvatore Mastellone e Giuseppe DAlessio possano rientrare in Italia nel più breve tempo possibile. «Tutti i contatti sono nelle mani dellUnità di crisi della Farnesina», risponde brevemente per telefono il viceministro degli Esteri Steffan De Mistura. «Del delicatissimo caso si stanno occupando gli stessi funzionari che hanno condotto a buon termine la trattativa con il governo indiano che ha condotto a casa per Natale con un permesso speciale i due marò italiani. Per il resto non posso dire nulla, siamo in contatto costante con le famiglie. Capirete che la situazione è delicatissima». Ma lo scenario dellassalto piratesco è lo stesso che ha visto il Delta del Niger – mecca delle compagnie petrolifere dei paesi industrializzati – teatro di rapimenti, negli anni, di oltre 200 ostaggi stranieri tra cui altri italiani? «Non mi faccia fare commenti, in questo momento sono inopportuni, confidiamo però nellUnità di crisi che ogni volta ha fatto un ottimo lavoro». Intanto a Napoli, alla Riviera di Chiaia, nella sede dellAugusta Offshore, la società napoletana leader nel Mediterraneo per il servizio di assistenza a piattaforme petrolifere e proprietaria di Asso 21, latmosfera è come sospesa. La preoccupazione cè, ovviamente, ma nessuno vuole farsi travolgere dal pessimismo. Lattenzione è ai telefoni, a «quello» squillo che possa dare il segnale che lincubo è finito. Il presidio è costante, il personale rimasto è vigile, pronto a intervenire sempre e a tenere costantemente i contatti con i familiari. Lo stesso presidente Mario Mattioli che, con la sua famiglia, avrebbe dovuto essere altrove, è naturalmente qui, con il pensiero costante ai suoi uomini nella speranza che tutto si possa risolvere al più presto, magari in tempo per festeggiare da liberi il nuovo anno. Si augura che questo difficile 2012 si chiuda al più presto. «Lanno bisestile – osserva Mattioli – non mi ha certo portato bene: mi sono fratturato le gambe due volte e ora il sequestro. Ma siamo fiduciosi: ce la faremo e presto». Alla domanda se sia pronto a pagare il riscatto la cui richiesta, al momento, non è arrivata, anche Mattioli ribadisce che «non può rispondere», fedele alle istruzioni del ministero degli Esteri. «Da quando mi è arrivata quella telefonata il mio pensiero è ai miei uomini che per me sono molto di più di semplici dipendenti. Sono ragazzi che hanno iniziato con noi come allievi, sono cresciuti con noi. Spero dal profondo del cuore che questa vicenda si chiuda al più presto». E Mattioli ci tiene a rispondere a quanti «stanno speculando» sulla mancanza di guardie armate a bordo: «La mia società opera in Nigeria dal 2006 e, proprio per la presenza delle maggiori società petrolifere per le quali lavoriamo e che si occupano con grande attenzione della security (si dice che paghino profumatamente per impedire attentati alla sicurezza degli impianti e delle persone ndr), non è mai successo nulla. E poi anche la distanza in cui è avvenuto lattacco è così improbabile. Per questo lo definirei un sequestro anomalo». Qualcuno ipotizza che ai banditi non sia stato pagato il pizzo di Natale. «Non so che pensare, è una cosa per me nuova».

Inserito da:

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Su questo sito utilizziamo strumenti nostri o di terze parti che memorizzano piccoli file (cookie) sul tuo dispositivo. I cookie sono normalmente usati per permettere al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare statistiche di uso/navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare opportunamente i nostri servizi/prodotti (cookie di profilazione). Possiamo usare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti ad offrirti una esperienza migliore con noi.