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AvaNposto Numero Zero – NEVROTIKA VOL. 1-2-3 di FABIANA FAZIO sabato 18 e

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Prosegue la stagione dell’AvaNposto Numero Zero, il nuovo spazio culturale nel centro storico di Napoli, fondato e diretto da Egidio Carbone. In scena sabato 18 e domenica 19 febbraio, ci sarà ‘NEVROTIKA VOL. 1-2-3’ scritto e diretto da Fabiana Fazio. Con Fabiana Fazio, Valeria Frallicciardi, Giulia Musciacco. Assistente alla regia, Angela Carrano. Liberamente ispirato agli scritti dello psicologo e filosofo austriaco, naturalizzato statunitense Paul Watzlawick e dello psicologo e antropologo cileno Claudio Naranjo

Sabato 18 febbraio (ore 21.00) e domenica 19 febbraio (ore 18.00) sul palcoscenico dell’AvaNposto Numero Zero sarà di scena Nevrotika vol. 1-2-3 scritto, diretto e interpretato da Fabiana Fazio che si esibisce sul palcoscenico con Valeria Frallicciardi e Giulia Musciacco. Aiutante alla regia Angela Carrano. Liberamente ispirato agli scritti dello psicologo e filosofo austriaco, naturalizzato statunitense Paul Watzlawick (Istruzioni per rendersi infelici), il quale propone una serie di esercizi che rendono impossibile ogni gesto della nostra vita e dello psicologo e antropologo cileno Claudio Naranjo (Carattere e Nevrosi), lo spettacolo riflette sulle conseguenze che una società sempre più malata può avere sugli individui e scava in profondità, focalizzandosi su singole problematiche, come ipocondria, paura, insicurezza, amore in maniera dissacratoria, divertente e autoironica per dimostrare l’assunto che, siamo noi stessi a costruirci le nostre prigioni. Un progetto nato dalla voglia di lavorare insieme che, partendo da uno studio personale e da letture di approfondimento, ha dato vita a dei testi, in particolare i monologhi, pensati per le attrici in scena. Pur procedendo all’analisi di singoli casi, l’opera sviluppa il rapporto fra soggetto e società. La nevrosi è, infatti, un sintomo dell’inconciliabilità dell’individuo con il mondo esterno. La pressione e i messaggi esterni, possono renderci ancora più insicuri, alimentando il processo di allontanamento dai nostri reali bisogni. Lo spettacolo lancia una provocazione che fino ad ora ha suscitato nel pubblico una forte senso di identificazione: andare fino in fondo e renderci totalmente infelici, per dimostrare quanto siamo noi stessi a costruire i mostri della nostra mente.

 

 

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