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Avellino – “Solo”: Brachetti e la sua casa dei sogni – Un one man

show – Un motivo, una domanda che balza in mente; assistendo allo spettacolo di trasformismo per eccellenza, lo stupore è dir poco! Ci si chiede com’è possibile! la gazzetta campana eventi

Avellino – Teatro Gesualdo – Consenso notevole di pubblico per lo spettacolo “ Solo “ di Arturo Braghetti. Una locandina emblematica: la sua testa da dove spunta la medesima testa, una matrioska; di certo un quadro surrealista.  Un one man show di Arturo Brachetti in scena. Brachetti è uno degli artisti italiani di livello internazionale. Ha esordito e acquisito popolarità in Francia, si è esibito ovunque, in diverse lingue. E’ il gran maestro del trasformismo reinterpretato in versione moderna: Teatro, circo contemporaneo, acrobatica e movimenti d’ombre. Arturo Brechetti è un artista unico nel suo genere; prima di lui da ricordare un grande maestro di quest’arte Leopoldo Fregoli. Uno spettacolo che è un ritorno alle origini, al tempo dell’infanzia, ai ricordi; è solo, anche se è accompagnato in scena da Kevin Michael Moore. Un personaggio che interpreta un’ombra; una coscienza, un’immagine proiettata nello spazio infinito.  Sul palco compare magicamente da una scatola il modello di una casa, un plastico, “Una casa abitata solo dai personaggi di Arturo Braghetti, i suoi sogni e le sue sorprese, è un luogo magico”. Brachetti ci introduce, il plastico è apribile scomponibile, nelle stanze di questa casa partendo dal soggiorno, dalla televisione alla quale si devono delle suggestioni magiche. Così si va ritroso nel tempo. Con una telecamera adattata al piccolo modello, s’inquadrano i particolari, i mobili, gli oggetti che sono proiettati enormi sul fondo della scena. In tal modo il piccolo oggetto diventa grande, i sogni diventano reali e percepibili, le illusioni oggettività. Un gioco di contrasti: sulla scena una varietà di colori di pezzi di pareti che ora emergono dallo sfondo ora diventano in terza dimensione; cose che scompaiono e appaiono in un crescendo di giochi di prestigio di notevoli proporzioni.  Un linguaggio forse innovativo nel panorama teatrale fatto di magia di un mondo fiabesco d’immagini proiettate.  Decine di personaggi prorompono sul palco con grande personalità: s’avvicendano star della musica e personaggi delle fiabe antiche: l’incedibile Hulk, Shrek, Luciano Pavarotti e altri. In scena la tecnica e la tradizione più avanzata: laser, proiezioni, luci abbaglianti e ombre cinesi. Brachetti gioca con “il cappello del nonno”; o almeno quello che ne rimane; un cerchio di stoffa con un buco.  Immaginare e lasciarsi affascinare dalla meraviglia sono gli imperativi categorici: una realtà parallela che sembra viva e reale; un mondo affascinante; uno sfidare la forza della gravità; letteralmente parlando; Braghetti lievita, in un numero del suo spettacolo, sfidando leggi universali; un mondo dove tutto è possibile! La razionalità è accantonata a vantaggio dell’irrazionalità che ne diviene la protagonista leggitima! Uno spettacolo surrealista; un qualcosa di letterario e artistico che vuole esprimere una realtà elegante; superiore e irrazionale che intende rivelare gli aspetti più profondi della mente e dell’animo umano. Quella casa in miniatura ora appare nella sua complessità: si decompone in un crescendo di vento impetuoso ed esplosioni; un disfacimento che segna un ritorno alla realtà presente; è l’epilogo di un discorso scenico.

Antonio Romano per la gazzetta campana eventi

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