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Bellocchio: la mia Italia “Bella addormentata”

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Sul volantino del «Movimento con Cristo per la vita» cè scritto «Eluana, con questo film ti hanno ucciso due volte». E mentre si alzano le voci che recitano il rosario, qualcuno agita i cartelli con più vigore: «Governo Monti, senza Dio lItalia finirà male». E il giorno di Bella addormentata , il film, applauditissimo (alla conferenza stampa tifo da stadio per gli attori e per il regista), in cui Marco Bellocchio dipinge laffresco dellItalia isterica in cui si consumò, nel febbraio 2009, lultima settimana di vita di Eluana Englaro: «Prima di girare mi sono sentito in dovere di parlare con il padre, avevo letto il suo libro, si è detto disponibile. So che ha visto il film, ma non voglio dire nulla di quello che pensa».

Con immagini di straordinaria bellezza lautore dei Pugni in tasca insegue i destini incrociati di tanti, diversi personaggi, medici, malati, cattolici integralisti, giovani innamorati, una tossica che cerca la morte, una madre attrice che ha sacrificato la propria esistenza alla figlia in coma irreversibile, un parlamentare in crisi, un attore in erba. Sullo sfondo scorrono i servizi dei tg, si vedono i politici italiani, compreso lallora premier Silvio Berlusconi che a chiare lettere si schierò contro la scelta della dolce morte. Allora come oggi il tema fa discutere, e torna di bruciante attualità, in coincidenza con la morte del Cardinale Martini e delle polemiche legate alle sue dichiarazioni contrarie allaccanimento terapeutico: «Sono tutto tranne che un cinico – dichiara il regista – e non spererei mai, neanche per un attimo, che la morte di Martini possa servire a far entrare qualcuno di più al cinema». Mai come in Bella addormentata Bellocchio appare quieto, riflessivo, possibilista. Nessuna furiosa denuncia, nessuna condanna senza appello, piuttosto uno sguardo empatico su un universo in pena, che, nonostante tutto, lotta per la vita: «Non cè pregiudizio, nè partito preso, certo il mio non è un film imparziale, in arte credo che limparzialità non esista, ma è sincero, e per nulla ideologico. Ho le mie idee, ma il film non ne è il manifesto».

Più che di sonno eterno, dice Bellocchio, il film parla di «risvegli», e il cattolicesimo, anche nelle sue forme più integraliste, è descritto e non semplicemente messo al bando: «Non vuol dire che mi sono convertito scherza lautore -. La mia è una posizione calmamente laica. Non ho fede, ma rispetto e guardo con interesse e curiosità chi invece ce lha». Nelle sale da oggi, Bella addormentata è destinato a far discutere, già oggi lex sottosegretario dellultimo governo Berlusconi, Eugenia Roccella parla di «opera prevedibile, anticattolica». «Sarebbe innaturale utilizzare questo film come la bandiera di una tesi – dice Bellocchio – ma sarebbe anche sciocco pensare che non darà luogo a dibattiti». La coincidenza con la scomparsa di Martini aiuta: «Ho una mia posizione, ma rifiuto di esprimerla in modo semplicistico. Mi sembra che il Cardinale, pur animato da una fede assoluta, abbia richiesto una sedazione e si sia espresso contro un inutile accanimento terapeutico. Daltra parte, come viene ricordato due volte nel film, anche Papa Wojtyla espresse un desiderio simile». Di cattolicesimo, dice ancora Bellocchio, siamo tutti intrisi: «Anche se non vado in Chiesa e non credo in Dio, conosco cattolici e con alcuni di loro ho rapporti ottimi, anche di affetto». Non è un caso che ad Alba Rohrwacher lautore abbia affidato il ruolo di unattivista del Movimento per la vita che sinnamora di un ragazzo (Michele Riondino) di idee opposte: «Alba e Michele sono come Capuleti e Montecchi, stanno lì a dire “possiamo amarci, anche se tu hai fede e io no”».

Personaggi dinamici, come quello di Isabelle Huppert, la madre che ha trasformato la casa in un tempio dove si celebra il rito della sopravvivenza della figlia, legata alla vita dai macchinari, assistita come una principessa in attesa del bacio che la sveglierà: «Sono unattrice che mette letteralmente in scena la morte – osserva Huppert -, mi piaceva lidea che il mio personaggio avesse scelto di sacrificare il suo mestiere in nome della tragedia che lha colpita». I più statici sono i politici, paralizzati dalla loro stessa ininfluenza, fermi nella palude dellintrigo, in attesa di esserne definitivamente inghiottiti: «Non cè nei loro confronti un atteggiamento di disprezzo, più che la tendenza ad arraffare ne metto in luce la disumanità patologica, la disperazione di cui, forse, sono inconsapevoli». Lunico che si muove, agisce, pensa, è il senatore Servillo, padre della militante Rohrwacher, e marito di una moglie malata e amatissima che gli chiede di porre fine alla sua sofferenza: «Molti parlamentari della maggioranza – ricorda Bellocchio – sperarono che Eluana morisse prima del voto». La bella addormentata che alla fine si risveglia è Maja Sansa, eroinomane vagabonda, riportata al mondo dallinteresse di un dottore, ma «è anche un po lItalia, assopita, come in uno stato di dormiveglia».

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