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Berlusconi: chiedo scusa agli italiani

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Il Cavaliere: La crisi ha cancellato
i nostri sforzi, anche se noi abbiamo lasciato la disoccupazione al punto più basso degli ultimi ventanni
roma Dallottimismo a tutti i costi alle scuse agli italiani per non essere riuscito a realizzare fino in fondo il suo programma contro la crisi. Silvio Berlusconi torna a far discutere con un mea culpa dalle pagine dellultimo libro di Bruno Vespa. Che il leader del Pd Pier Luigi Bersani bolla subito come tardivo. Il Cav fa sapere di aver avuto addirittura la tentazione di non ricandidarsi in Parlamento ma di avere pressioni per restare come `padre nobile´ del partito. Ed in questa veste che fa, sempre alla sua maniera, un endorsment al segretario Angelino Alfano. Altro che mancanza di quid, per Berlusconi è quello che si definisce il «figo del Bigoncio», un segretario «a pieno titolo e con il sostegno di tutti». È dunque, almeno per oggi, un Cavaliere che sceglie il registro del kingmaker e che spiega di essersi fatto da parte per agevolare il progetto di riunione dei moderati per battere la sinistra. Cosa bolla in pentola in realtà è difficile a dirsi. Fatto sta che, a quasi un anno dalla fine del suo governo, restano agli atti le scuse dellex premier ai cittadini. «Pensavo – dice – di chiedere scusa agli italiani perché non ce lho fatta. La crisi ha cancellato i nostri sforzi anche se noi abbiamo lasciato la disoccupazione al punto più basso degli ultimi ventanni. Abbiamo garantito la pace sociale negli anni più duri della crisi». Il centrosinistra reagisce: «Francamente – è la replica del leader del Pd Pier Luigi Bersani – sono scuse un po tardive perché io penso che lui abbia dato una mano a questa crisi più che allItalia». Dovrebbe chiedere scusa, dice allunisono anche il leader di Sel Nichi Vendola, «non per quello che non è riuscito a fare ma per quello che ha fatto al Paese». Oltre a domandare perdono, Berlusconi confessa anche di aver pensato a non ricandidarsi in Parlamento, «anche se sto ricevendo pressioni da tutti i miei di restare in campo come padre fondatore del Movimento». Ed è in questa linea che sembra muoversi quando spiega che il suo passo indietro e la scelta di non correre per Palazzo Chigi è dettato dal fatto che «alcuni leader del centrodestra sono afflitti da un vero complesso nei miei confronti». Il riferimento sembrerebbe a Pier Ferdinando Casini che ha più volte sottolineato la sua non disponibilità a dialogare con un Pdl ancora legato a Berlusconi. «Senza di me – sottolinea – sarà più facile ricompattare gli elettori dellarea moderata dentro una sola coalizione. È lunico modo per battere la sinistra». A questo punto, `traduce´ il deputato Osvaldo Napoli i moderati «non hanno più alibi». Compreso Montezemolo che per il Cav sta «naturalmente» nel centrodestra. Una svolta, intanto, per Berlusconi ci sarà con le primarie del pdl: primarie che sono «storiche perché dovranno scegliere il mio successore». Da un confronto «libero, alto aperto», dovrà tornare, nellidea dellex premier, lo spirito del 94. Alfano ne sarà il primo attore ricuce Berlusconi, perché «è il miglior protagonista oggi in circolazione, il miglior `fico del bigoncio´, come si usa dire. Non soltanto per le sue doti di intelligenza, ma anche per la sua correttezza e lealtà. Angelino è preparato, è coraggioso, è uno che mantiene la parola data». A contendergli il partito ci sarà, tra gli altri, Daniela Santanché, che non smentisce la sua vis combattiva. «Non ho paura di Alfano – dice – anche se parte avvantaggiato perché il corpaccione del partito sta con lui. Ma va bene così: io voglio la gente, non il partito». 

 

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