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Berlusconi condannato: «Barbarie

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Roma – «Una condanna politica, incredibile e intollerabile», da «paese barbaro e incivile»: è una reazione durissima. quella di Silvio Berlusconi alla sentenza del processo Mediaset che lo condanna a 4 anni di carcere e a 5 di interdizione dai pubblici uffici. Il Cavaliere sceglie la tv per dire la sua. E a stento contiene la rabbia per quella che, a suo dire, è «la conferma di un vero e proprio accanimento giudiziario» da parte dei giudici di Milano.Non lo rasserena la solidarietà di chi gli è a fianco in queste ore, a poco servono gli inviti a non lasciarsi prendere dalla rabbia. Lex premier, spiegano, è tentato dal desiderio impulsivo di scendere in campo per difendersi. Ma allo stesso tempo vorrebbe tenersi in disparte per «tutelare il partito». Lo stato danimo muta in continuazione.Lui spiega in tv che «non cè nessuna connessione» tra la sentenza e il suo passo indietro sulla candidatura a premier . Ma poi aggiunge che «così non si può andare avanti», che «si deve fare qualcosa». Cè tra i suoi chi è certo che sia segno di un ripensamento sulla ricandidatura per il 2013.Berlusconi usa parole forti per commentare la sentenza di Milano. È un crescendo durante il collegamento telefonico con Studio Aperto, il telegiornale di Italia Uno: è una delle tv del suo impero mediatico coinvolto nellinchiesta di Milano. Un impero il cui titolo, sulla scorta della sentenza, perde il 3,11% a Piazza Affari. Nel partito cè chi assicura che dietro la scelta del passo indietro ci sia il pressing dei figli affinché tuteli le aziende di famiglia.La rabbia per la sentenza brucia. Non è la prima volta che lex presidente del Consiglio punta il dito contro quello che definisce «uso della giustizia a fini politici». Ma stavolta lo sfogo è inarrestabile: «Ero certo di essere assolto da unaccusa totalmente fuori dalla realtà. Grazie a certi giudici, un paese diventa incivile, barbaro, invivibile e cessa di essere una democrazia. Dispiace, ma è così».Berlusconi entra poi nel merito della sentenza, per la quale presenterà ricorso: sulla mia innocenza «ci sono molte prove e due assolutamente inoppugnabili. Laccusa mi vorrebbe socio occulto di due imprenditori americani, uno dei quali io non ho mai conosciuto. E questa accusa non ha nessun riscontro nella realtà. Se io fossi stato socio di questi imprenditori, sarebbe bastata una telefonata ai responsabili dellufficio Acquisti di Mediaset per far acquistare i diritti televisivi che questi due imprenditori volevano vendere, senza pagare nessuna tangente. Se fossi stato socio di questi imprenditori, sarei subito venuto a conoscenza del pagamento di una tangente, oltretutto così elevata, versata ai responsabili del servizio Acquisti, e non avrei potuto far altro che provvedere al loro immediato licenziamento».Ancora: «Ho subìto più di 60 procedimenti, più di mille magistrati si sono occupati di me. Il mio gruppo ha avuto 188 visite della polizia Giudiziaria e della guardia di Finanza, ci sono state 2666 udienze in questi 18 anni, e abbiano dovuto spendere più di 400 milioni in parcelle di avvocati e consulenti. Poi, ci sono i 564 milioni che ho dovuto dare a De Benedetti che non sono la rapina del secolo, ma del millennio».

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