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BERLUSCONI SI CONFINCE VIA LIBERA PER IL NUOVO GOVERNO LEGA 5 STELLE

POLITICA ITALIANA ECCO COSA SCRIVONO LE PIU' GRANDE TESTATE ,RADIO PIAZZA NEWS

Spiega Matteo Pucciarello nella seconda pagina di Repubblica: “È l’ultima carta a disposizione di Luigi Di Maio. «Quella della disperazione», dice sottovoce un suo compagno di partito. Com’era stato anticipato dai giornali di ieri, il capo politico del M5S è pronto ad un passo indietro: non vuole più fare il premier a tutti i costi. E lo va a dire in tv, il giorno prima dei nuovi colloqui con il presidente della Repubblica. Propone un accordo alla Lega e la scelta condivisa con Matteo Salvini di una figura terza per la presidenza del Consiglio. «Se dovesse arrivare un’altra chiusura non avremmo alcun problema nel ritornare al voto», le parole di Di Maio a In mezz’ora. Solo che poi si spinge ancora più in là e dice che se non dovesse andare così, «il rischio sarebbe lo spóstamento di undici milioni di persone lontano dalla democrazia rappresentativa». Con il rischio, avverte prendendone le distanze, di «azioni non democratiche». Resta netta la chiusura al capo forzista: «Io e Salvini facciamo un passo indietro. Berlusconi ha cominciato in politica quando facevo il primo anno di liceo»”.

Più che ‘ultima carta’, l’editoriale di Massimo Giannini su Repubblica parla di ‘baratro’ e paragona il leader grillini all’ex segretario Pd Renzi: “A un passo dal baratro, Di Maio compie in tv la sua mossa della disperazione. Come Renzi che anticipa l’eutanasia del Pd negli studi di Fabio Fazio, il capo grillino celebra l’autodafé del Movimento in quelli di Lucia Annunziata. La rinuncia alla premiership, per lui che la rivendica da sessanta giorni senza se e senza ma, è molto più che un passo indietro o di lato. È una resa politica. (…) Tutto è cambiato, dopo l’alba radiosa del 5 marzo. M5S non governerà il Paese, come aveva garantito per troppo velleitarismo. Di Maio non sarà presidente del Consiglio, come aveva promesso per eccesso di dilettantismo. La doppia capitolazione è destinata ad avere conseguenze politiche rilevanti. Se non si vota presto, al massimo entro l’autunno, il destino di Di Maio è segnato. Ha avuto la sua chance, e non è riuscito a sfruttarla, impiccandosi all’impalpabile totem della premiership e all’improbabile politica dei due forni. E non potrà salvarsi con l’ennesima deroga ad personam al già incostituzionale non-statuto M5S, che vieta a tutti gli eletti di superare i due mandati. Dunque, come nella destra e nel Pd, anche nel Movimento la resa dei conti è già cominciata”.

Il Quirinale: stop a dilazioni

Qual è stata la reazione del Quirinale di fronte a questo nuovo tentativo Lega – M5S? Lo spiega Marzio Breda sul Corriere della Sera: “Non hanno percepito reazioni di sollievo, sul Colle. Semmai di una scettica attesa. Infatti, è accaduto troppe volte, negli ultimi due mesi, che si chiedesse ancora pazienza a Sergio Mattarella perché si era «a un passo» dall’intesa, mentre invece i fatidici patti erano sempre solo un wishful thinking, un pio desiderio di chi li immaginava e proponeva. Da oggi cambia definitivamente lo schema”.
Insomma, Mattarella “non concederà ulteriori dilazioni” e “vuole numeri e fatti concreti. Una maggioranza certificata da una logica elementare: chi gli porta in dote il 51 per cento dei consensi in Parlamento fa il governo”.

Quindi, se tra centrodestra e grillini “l’intesa non si consoliderà – scrive Fabio Martini a pagina 2 della Stampa – a quel punto il Capo dello Stato, prendendo atto dell’incomunicabilità tra i partiti, ha già assunto una decisione impegnativa: archiviare l’esecutivo Gentiloni, affidando la fase ponte verso probabili elezioni anticipate a un governo «neutro», che sia espressione di questa legislatura. In altre parole Mattarella ritiene che sarebbe contro-natura affidare la gestione delle elezioni anticipate a un governo non soltanto che non ha una maggioranza in Parlamento, ma che è espressione del Parlamento eletto nel 2013. In un’altra «era» politica. (…) Anche se non trapelano molti dettagli, da giorni al Quirinale stanno sondando con estrema discrezione diverse personalità, chiedendo loro la disponibilità a entrare in un esecutivo di tregua. Tra queste ci sarebbe Massimo Bray, ex ministro della Cultura e attuale presidente del Salone del Libro di Torino. Un governo di questo tipo – nelle intenzioni di Mattarella – avrebbe il compito di traghettare il Paese nell’autunno-inverno 2018, nella stagione nella quale l’Italia sarà chiamata a fronteggiare alcuni obblighi finanziari e di bilancio: la copertura delle clausole di salvaguardia che bloccano l’aumento dell’Iva, la legge di stabilità. Un governo senza scadenza preventiva, ma che avrebbe di fatto la sua soglia ultima a fine 2018”.

L’intervista a Gentiloni e il ‘retroscena’ Pd-5Stelle

Fa discutere i commentatori politici, l’intervista concessa dal presidente del Consiglio Gentiloni a Fabio Fazio, nel programma di Rai 1 “Che tempo che fa”. A pagina 6 il Corriere della Sera titola “Gentiloni critica Renzi: un errore su M5S” e scrive: “Il discorso poi vira inevitabilmente sul Pd, e sulla linea di Matteo Renzi secondo la quale deve governare chi ha vinto le elezioni. «A loro tocca governare, ma a noi di essere governati. E, per le mie idee e per il bene del Paese, non credo che un esecutivo 5 StelleLega, se pur legittimo, sia il massimo». Non che fosse auspicabile un accordo grillini – Pd, però «forse si poteva discutere, avrebbe messo a nudo le contraddizioni. Forse il gran rifiuto non era indispensabile».
Nella stessa pagina, un retroscena firmato Claudio Bozza sostiene che ci furono contatti tra gli staff di Di Maio e Renzi, ma poi la trattativa saltò: “La vulgata è questa: se dopo l’ultimo giro di consultazioni Martina e Franceschini non avessero fatto «un’apertura di credito così forte», la strada di un accordo con i Cinque Stelle forse si sarebbe potuta davvero cercare discutendo in direzione e mettendo «paletti molto alti e coerenti con l’identità del nostro partito». Invece è andata diversamente. E così a sorpresa, come rivela dall’altro fronte lo stesso Di Maio, è nato quell’intervento in tv da Fabio Fazio per stoppare quello che Renzi ha definito un «pacco, doppio pacco e contropaccotto confezionato alle sue spalle».

L’analisi del giorno

Alan Friedman, intervistato da Davide Nitrosi sui quotidiani Il Giorno – Il Resto del Carlino – Il Giorno, sostiene che “«Bisogna sperare che Mattarella sappia darci una soluzione di governo che faccia meno danni all’economia e ai conti pubblici, che sappia evitare l’aumento dell’Iva, approvare la finanziaria e non faccia sciocchezze o cose rischiose prima del ritorno alle urne». Quale sarebbe il meglio per «Il governo più sicuro sarebbe una proroga di Gentiloni con Padoan. Altrimenti va bene se Mattarella nomina un tecnico che fa atti rassicuranti per i mercati. Si dovrà comunque tornare alle urne ma intanto non ci saranno la fiat fax, l’abolizione della legge Fornero o il reddito di cittadinanza, tutte misure che creano buchi nei conti. I mercati vogliono una gestione dell’economia seria e responsabile». Inevitabile una nuova legge elettorale? «Io sono sempre stato a favore del bipolarismo maggioritario come in Gran Bretagna, con nessuna lista bloccata e un ballottaggio alla francese». Che effetti avrebbe? «Beh, se ci fosse stato un ballottaggio fra i primi due partiti, nel secondo turno si sarebbero sfidati i Cinque stelle e il Pd». Il pasticcio l’ha fatto il Rosatellum? «È una legge elettorale diabolica, che ci riporta alla Prima repubblica. Io ho visto l’Italia della Prima repubblica e non vi consiglio di tornarci. Consiglio piuttosto di portare l’Italia nel 21esimo secolo, di modernizzare l’economia e di assicurarvi un governo forte e stabile in futuro»”.POLITICA ITALIANA,RADIO PIAZZA NEWS

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