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Bersani: ‘Fase nuova’. Arrivano le primarie. Salta Marini, verso duello Prodi-D’Alema

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Al Colle due fumate nere. Intesa Pd-Pdl 151 voti sotto il quorum. Grandi elettori Pd alla conta su nuovo nome. No Pdl a rinvio quarto scrutinio. Renzi a Roma: ‘Obiettivo non abbattere Marini, ma presidente fino a 2020’. Grillo per Rodotà: ‘Arrendetevi’. Bruciate in piazza tessere Pd. Cav: ‘Io mai così in 20 anni’. Per il leader del Pd, Pierluigi Bersani, bisogna prendere atto di una fase nuova. Al Pd, dice, spetta la proposta, che sara’ decisa nell’assemblea dei grandi elettori.

Come era nelle previsioni anche la seconda votazione per l’elezione del presidente della Repubblica si è conclusa con un nulla di fatto. Nessun candidato, al termine dello spoglio, ha raggiunto il quorum. Si e’ trattato di una votazione ‘lampo’. La chiama dei Grandi elettori è infatti terminata a poco meno di due ore e mezzo dall’inizio. La rapidità è dovuta alla scelta di votare scheda bianca da parte di Pd e Pdl. Le schede bianche sono state 418, Stefano Rodotà ha ottenuto 230 voti, seguito da Sergio Chiamparino che con 90 voti a favore che raddoppia le preferenze rispetto alla prima votazione. La terza votazione per l’elezione del Capo dello Stato inizierà domani mattina alle dieci nell’Aula della Camera. Poco prima, alle 9.40, si terrà la conferenza dei capigruppo.

Nel primo scrutinio Franco Marini non ha raggiunto il quorum per l’elezione del presidente della Repubblica. Si è fermato a quota 521. Secondo Stefano Rodotà con 240 voti.

In serata il sindaco di Firenze e’ arrivato a Roma. “L’obiettivo non era abbattere Marini ma dare all’Italia un presidente che durerà fino al 2020”, ha detto al suo arrivo alla stazione Termini. “Vediamo cosa dirà Bersani all’assemblea dei gruppi – ha aggiunto assaltato dalle telecamere -. Ora, con molta serenità, c’é da scegliere un presidente che dura fino al 2020, non fino al 2013. Quindi aspettiamo domani e vediamo se ce la facciamo”. “Vediamo se domani l’Italia ha un presidente – ha insistito – che ci accompagni per i prossimi sette anni. L’obiettivo non era abbattere Marini ma eleggere un presidente della Repubblica che rappresenti gli italiani”. Interpellato se ci sia stata una spaccatura dentro il partito, Renzi ha replicato: “mi sembra evidente che ci sia stata una spaccatura dentro il Pd, speriamo che domani la superiamo”. Alla domanda se ci sarà un incontro con Bersani già stasera, Renzi ha risposto negativamente: “stasera no di certo, domani mattina ci saranno degli incontri ed è naturale che ce ne sarà uno con Bersani e con tutto il gruppo dirigente del Pd”.

Si sente Matteo Renzi vincitore di questa giornata? “No. Vince l’Italia domani se ci sarà un presidente della Repubblica in grado di dare unità al Paese”. Così risponde Matteo Renzi al termine di una cena con i suoi. A chi gli domanda se la scelta del nome per il Colle sia per il Pd una sorta di congresso, Renzi risponde: “ma no, stiamo eleggendo il presidente della Repubblica, non il segretario del partito”. Poi aggiunge: “dipende molto da come andrà a finire domani, oggi è stata una giornata non bellissima”.

Mario Monti, consultati i vertici di Scelta civica, propone alle forze politiche di sostenere per l’elezione del Capo dello Stato il nome di Anna Maria Cancellieri. Per il professore si tratta di una candidatura di “altro profilo istituzionale” capace di dare garanzie a tutte le forze politiche.

Bersani nel pomeriggio, rispondendo ai giornalisti che gli hanno chiesto se l’elezione del presidente della Repubblica stesse facendo esplodere il Pd, ha risposto: ”Ma no, no… certo che sono preoccupato ma sono preoccupato per l’Italia. E’ troppo enfatico?”, ha detto  Bersani. “Vedrete che si troverà una soluzione. Marini? Riuniremo l’assemblea dei grandi elettori e vedrete che la soluzione si troverà”. Intanto si riunirà domani mattina, alle 8, l’assemblea dei Grandi Elettori del Pd. L’ipotesi che sta prendendo piede al vertice del partito è di scegliere il candidato alla presidenza della Repubblica attraverso una consultazione, a voto segreto, sulla base della proposta di nomi che sarà avanzata da Pier Luigi Bersani. Una sorta di ‘primarie’ interne tra i Grandi Elettori che però preoccupa non pochi nel partito, che temono che la consultazione possa diventare una ‘conta’ tra i favoriti.

Il Pd ha chiesto uno slittamento di qualche ora della 4/a votazione per l’elezione del presidente della Repubblica, prevista per domani pomeriggio. Lo si è appreso da fonti parlamentari che precisano come la richiesta del Pd sarà esaminata dalla capigruppo convocata domani che potrebbe anche optare per uno slittamento a sabato. Ma i capigruppo del PDL del Senato, Renato Schifani, e della Camera, Renato Brunetta, hanno espresso la loro contrarietà ad ogni ipotesi di slittamento.

“Perché Bersani ha fatto tutto questo? Perché ha paura di vincere…”. Il leader di Sel Nichi Vendola, intercettato dai cronisti in Transatlantico, ha commentatp ‘l’affondo’ di Bersani sulla candidatura Marini citando il film di Andò “Viva la libertà” in cui il protagonista, uomo politico, parla appunto della paura di vincere. “E’ inaccettabile – aggiunge – che chi ha il boccino nelle mani per eleggere il presidente della Repubblica poi decida di passarlo nelle mani di Berlusconi”.

BERLUSCONI: CONTESTATO IN PIAZZA A UDINE – Berlusconi è stato contestato da un gruppo nutrito di giovani. Appena ha cominciato a parlare, il gruppo ha intonato slogan contro Berlusconi definendolo buffone e urlando “Grillo”. L’ex premier ha reagito precisando che in venti anni di vita politica lui e il centrodestra non hanno mai interrotto alcuna manifestazione. “Siete invidiosi – ha detto Berlusconi rivolgendosi ai contestatori – e dovreste tutti guardarvi allo specchio. E poi noi siamo anche più belli – ha proseguito – perché qui sotto il palco ci sono decine di belle ragazze”. La contestazione è in parte continuata al grido di “in galera in galera”.

“Il Pdl è ritornato ad essere il primo partito in Italia”, ha detto Berlusconi precisando che “i sondaggi sono molto positivi con cinque punti in più rispetto a due mesi fa. Siamo saliti – ha detto – dal 21 al 26%”. Berlusconi ha anche precisato, sempre citando i sondaggi, che il centrodestra è in vantaggio di quattro punti sul centrosinistra.

Per Silvio Berlusconi, “se continua questo stallo è meglio andare al voto a giugno”. Berlusconi ha anche invitato il popolo del centrodestra a combattere contro l’astensionismo. “Gli altri hanno un elettorato più irrigimentato. Per questo è necessario mobilitarci e combattere l’astensionismo”.

GRILLO: ARRENDETEVI – “Nessuno ha spiegato a Bersani che l’Italia è cambiata, che non vuole più accordi sottobanco con lo psiconano. La guerra è finita, arrendetevi. Liberateci per sempre dalla vostra presenza”. Così Beppe Grillo. “Capranica é l’ultima raffica dell’inciucio”, scrive paragonando le vicende del Pd agli ultimi tempi di Mussolini. “Noi andiamo avanti con Rodotà”. Lo conferma Roberto Fico, di M5S, chiarendo che il nome di Prodi potrà essere votato “solo se tutti i candidati M5S prima di lui nella rosa dovessero rinunciare”. “Faccio un appello a Vendola e a Sel affinché votino Rodotà fino all’ultimo, perché se cambiassero non sarebbero seri e si metterebbero insieme a chi vuole solo perpetuare questo sistema che, invece, noi vogliamo cambiare” aggiunge Fico. “Il Pd faccia ora un gesto audace. Come quello che abbiamo fatto noi” commenta anche Sergio Puglia che esclude in prospettiva la prospettiva di una convergenza con il Pd sul nome di Prodi, nonostante il Professore sia nella rosa dei candidati M5S. “Prima di arrivare a Prodi si devono ritirare Rodotà, Zagrebelsky, Bonino e gli altri che sono davanti a lui”. Per Carla Ruocco con Rodotà e il suo successo “abbiamo spaccato. Ora quelli del Pd non sanno più come riorganizzarsi”. “Ringrazio sinceramente i grandi elettori che mi hanno votato. Ringrazio allo stesso modo i molti che diversamente e con generosità stanno sostenendo la mia candidatura”. Lo ha detto all’ANSA Stefano Rodotà.

Il M5S, al termine della riunione dei gruppi, conferma che continuerà a votare Stefano Rodotà per la Presidenza della Repubblica. Rodotà è segno di “cambiamento” e “Presidente di garanzia” e con lui non può che “nascere una seria proposta di governo per i cittadini”.

La candidatura di Franco Marini fa flop. I dati della prima votazione mostrano che il candidato al colle, fermandosi a quota 521, ha avuto 151 voti in meno del quorum necessario (pari a 672 voti, i due terzi del plenum) Il bacino potenziale dal quale partiva il candidato al colle era di 745 voti: Pdl, Lega, Fratelli d’Italia, Pd (tranne i 51 renziani) Scelta Civica. Ebbene, rispetto al serbatoio complessivo Marini ha avuto 224 voti in meno. Stefano Rodotà, candidato dal movimento cinque stelle, ha avuto molti più voti rispetto ai 163 di partenza: all’ex presidente dell’autorithy per la privacy sono andati 240 voti, 77 di più: 45 sono di Sel, altri 32 sono venuti probabilmente dal Pd. Coloro che non hanno votato per Marini, hanno manifestato il loro dissenso in vari modi: La scheda bianca è stata la scelta fatta da 104 grandi elettori. Molti Renziani hanno votato per l’ex sindaco di Torino Sergio Chiamparino, che ha avuto 41 voti. Romano Prodi ha avuto 14 voti, Emma Bonino 13, Massimo D’Alema 12. In dieci hanno votato per la riconferma di Giorgio Napolitano, altri sette hanno dato la preferenza a Anna Finocchiaro, in due hanno votato per il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri e per il premier Mario Monti. Ci sono state 18 schede disperse (voti andati a candidati che hanno avuto una sola preferenza), mentre altre 15 schede sono state considerate nulle. In totale, i parlamentari che non hanno votato per Marini sono stati 478.

DA RADIO PIAZZA POLITICA.

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