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Bonifiche, giunta Bassolino nei guai: c’è anche l’irpino Anzalone

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NAPOLI – “Citazione in giudizio” per Antonio Bassolino e altre 16 persone tra cui lex ministro Willer Bordon, lex sottosegretario al Lavoro Raffaele Morese ed alcuni professionisti, per un danno erariale di oltre 43 milioni di euro: è lesito della complessa indagine affidata al Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Napoli dalla Procura della Corte dei Conti per la Campania nel settore delle bonifiche ambientali.
Oltre a Bassolino, Bordon e Morese, l’invito a dedurre della Corte dei Conti è stato inviato anche agli ex sub commissari per l’emergenza rifiuti Angelo Vanoli e Arcangelo Cesarano, all’ex vice presidente della Regione Campania Antonio Valiante, agli ex assessori Adriana Buffardi, Vincenzo Aita, Gianfranco Alois, Luigi Gesù Anzalone, Teresa Armato (attualmente parlamentare del Pd), Ennio Cascetta, Maria Fortuna Incostante (anche lei parlamentare del Pd), Federico Simoncelli, Marco Di Lello, Luigi Nicolais (oggi presidente del Cnr) e Rosalba Tufano.
L’operazione delle Fiamme Gialle, denominata “NIMBY” (acronimo inglese a significare “non nel mio giardino”) ha portato alla luce un ulteriore caso di grave e rilevante spreco di denaro pubblico verificatosi nel settore delle bonifiche ambientali. Gli accertamenti condotti dai militari del Gruppo Tutela Spesa Pubblica hanno ricostruito in dettaglio la complessa vicenda riferita ad un contratto stipulato nel 2002 tra la società Jacorossi Imprese Spa, la Regione Campania ed il Commissariato di Governo per l’Emergenza Bonifiche e la Tutela delle Acque della Regione Campania per la realizzazione del progetto “piano per la gestione degli interventi di bonifica e rinaturalizzazione dei siti inquinati del litorale Domizio Flegreo ed Agro Aversano”.
Le indagini del Vice Procuratore Generale della Corte dei Conti Pierpaolo Grasso ha potuto rilevare che l’affidamento dell’appalto era intervenuto non solo senza gara pubblica ed in assenza della prevista certificazione Soa – necessaria a comprovare la capacità tecnica ed economica dell’impresa per l’esecuzione dell’appalto pubblico – ma anche in spregio dei vari pareri negativi espressi dai competenti uffici ministeriali e dall’ANPA (Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente), che avevano sin da subito evidenziato come il progetto presentato dalla Jacorossi fosse carente di numerose informazioni necessarie per un’adeguata valutazione dell’opera da realizzare.
Pur in presenza di questa irregolarità è stato comunque affidato l’appalto del valore complessivo di oltre 117 milioni di euro che ha portato all’impiego di 380 lavoratori socialmente utili (L.S.U.). Ulteriori anomalie sono state segnalate. Il danno erariale quantificato, che la Procura contabile ha definitivamente contestato, ammonta, nel complesso, ad oltre 43 milioni di euro, di cui circa 22 milioni di euro per il risarcimento danni riconosciuto alla Jacorossi Spa, 17 milioni circa quali maggiori costi sostenuti per lo smaltimento dei rifiuti presso terzi e circa 4 milioni di euro per quanto pagato dall’I.N.P.S. a titolo di “cassa integrazione” ai 380 L.S.U. nei periodi di fermo delle attività di bonifica.
Bassolino commenta: «Abbiamo cercato di risolvere con i Ministeri competenti, attraverso un risanamento ambientale, un problema che riguardava tanti lavoratori. Mi sembra difficile ritenere questo una colpa grave di cui l’ex ministro dell’ Ambiente, Willer Bordon, l’ex sottosegretario al Lavoro Raffaele Morese, io e altri dovremmo rispondere».  

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