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Bufera sulla riforma del pubblico impiego

Ieri il presidio in piazza Amendola: richiesta in Prefettura una definizione del ruolo degli enti locali

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I dipendenti del pubblico impiego sono pronti a dare vita a una vertenza che si preannuncia delicata e difficile da risolvere. Ieri mattina, a piazza Amendola, non si sono ritrovati solo i dipendenti comunali ma anche quelli della Provincia e della Camera di Commercio che, prima di sciogliere l’affollato presidio, hanno consegnato al prefetto vicario un documento che in cinque punti contiene le indicazioni per una controriforma della Pubblica amministrazione.

Le organizzazioni sindacali chiedono di avviare delle cabine di regia per la definizione di funzioni e competenze degli enti locali o di quello che ne rimarrà, innovare con la partecipazione e con un turn over generazionale, rilanciare la contrattazione e applicare costi standard e livelli essenziali di prestazione a tutti gli enti locali con centrali unificate di acquisto regionali. La Prefettura, dal canto suo, ha assicurato che anche la voce di Salerno arriverà al Governo. È toccato al segretario generale della Cgil Funzione pubblica, Angelo De Angelis, entrare nel dettaglio ed analizzare le singole situazioni dei dipendenti salernitani. «La situazione delle Province e delle Camere di Commercio è molto delicata – ha spiegato De Angelis – nel primo caso ancora non si conosce la distribuzione delle competenze e non si sa che fine faranno i dipendenti nonostante rimangano intatte le responsabilità di questi ultimi. Nel secondo caso, c’è ancora foschia: se si arrivasse alla soluzione di una sola Camera di Commercio per regione bisognerà capire cosa sarà dei dipendenti ed a che condizioni resteranno al loro posto. Idem per le Prefetture».

Sul Comune di Salerno, De Angelis fa un ragionamento a parte: «Siamo contro l’abolizione dei segretari comunali, rimasti gli unici a verificare la legittimità degli atti – ha detto- e poi riscontriamo che qui si continuano a usare due pesi e due misure. Per i 23 dirigenti che ci costano due milioni di euro l’anno, la crisi non è mai arrivata mentre i 1.200 dipendenti vanno incontro a continue decurtazioni. Senza considerare il fatto che si è preferito fare 6 nuovi dirigenti invece che assumere 50 figure intermedie». I margini di trattativa ci sarebbero, ma solo sulla carta: «I continui rimandi dell’amministrazione non ci convincono – ha concluso De Angelis – per di più non riceviamo mai i documenti che chiediamo».

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