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CARA MERKEL, COSI’ NON VA: IN GERMANIA SIRIANI COSTRETTI A LASCIARE IL TRENO. ECCO PERCHE’

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Ecco come sono andati i fatti: Cara Merkel così non va… Mi trovavo a passare ieri tra l’Austria e la Germania. In realtà andavo da Linz a Innsbruck in treno e nel mio vagone c’erano tre famiglie non tedesche, non europee, siriane: persone a modo, che parlavano bene l’inglese, ovviamente di buona istruzione. Marito e moglie con figlio adolescente. Le famiglie si conoscevano; nel viaggio da Linz a Salisburgo si scambiavano i caricatori dello smartphone e giocavano su internet. Persone normali, se di normalità si può parlare, persone comuni. Il padre della famiglia accanto a me mi ha aiutato con la valigia e la montagna di borse che mi portavo e che non si sapeva dove sistemare per far passare il carrello delle vivande. Ho pensato: “E’ bello trovare persone gentili”. Ho pensato a me e alla mia aria trafelata, sempre di corsa. Si viaggia in silenzio. Da Vienna il treno era diretto a Innsbruck con fermata a Salisburgo. Il treno si ferma, dal finestrino vedo arrivare due montagne di uomini in divisa blu, armati di pistole con scritto POLIZEI sulla maglietta. Prima rimangono alle porte, salgono e scendono. Poi salgono ed iniziano a camminare nel vagone: io ero la prima seduta vicino la porta, non mi guardano. Si fermano ai sedili avanti al mio. Vedono una donna con la sciarpa sui capelli, un ragazzino e un bambino. Gli chiedono il passaporto in tedesco, loro non capiscono, poi ripetono la domanda in inglese. Rispondono che non hanno i documenti. Panico nel vagone: il poliziotto gli dice di scendere dal treno, ma loro non si muovono. Gli agenti si allontanano e scendono dal vagone. Il Gelo. Dopo 2 minuti tornano con un altro poliziotto, uno biondo, alto e minaccioso, e una poliziotta anche lei armata e una ragazza bruna con i capelli neri lunghi e un gilet giallo, una traduttrice. Adesso sono in 5 sul treno ed altri poliziotti in divisa fuori dal treno. Il tono è perentorio: vogliono i passaporti! La donna lo consegna e dice: “We come from Siria”. L’ariano enorme sentenzia a brutto muso:  “You have to get out of the train now!” Non ce la faccio a stare zitta. Non ce la posso fare. Mi vengono le lacrime agli occhi, ma sono troppo arrabbiata per tacere. A cosa stavo assistendo? Al remake della “La vita è bella” che fece piangere la mia amica tedesca Ute quando lo vedemmo insieme ai tempi di Oxford? Ma che roba era quella? La Gestapo del 2015? Qui si fa la storia adesso e che razza di storia stiamo facendo!? Quindi parlo. Guardo l’ariano e gli dico in inglese: “What are you doing? It’s not right what you are doing, let them stay”.  Lui con voce dura, seccata ed arrogante mi risponde: “This is not your business, they have to get out”. Io replico: “Why?” e lui: “This is not you business”. Rispondo che “it’s my business, I am European, we are in Europe and you can’t throw away people travelling in Europe”. Lui continua e dice di farmi gli affari miei e io rispondo che sono affari miei. Tutti tacciono e guardano in basso. Poi l’ariano biondo li ha costretti ad alzarsi ed è riuscito a far scendere loro e altre persone siriane (erano circa 10). Li ho seguiti fino all’uscita, continuando a dire alla polizia che stavano sbagliando. Uno di loro mi dice: “This train pass across Germany and we Austran have the order not to let anybody pass Germany”. Ma noi stavamo andando a Innsbruck con un treno veloce senza fermate: la Germania era solo di passaggio. Che scusa è questa?! Ecco che un’altra voce si fa più forte dentro di me. We follow the orders! Noi seguiamo gli ordini. No, non ci siamo proprio. Non avete imparato nulla? Ho l’email della donna siriana, gliel’ho chiesta mentre scendeva dal treno. Voglio sapere dove li avete mandati. I bambini fatti scendere da quel treno erano terrorizzati, guardavano i genitori con gli occhioni spalancati e noi con gli sguardi interrogativi: perché?  Ma è questa l’Europa? La storia siamo noi! Facciamo in modo che ognuno di noi abbia un pezzetto di responsabilità. Il cielo è uno, la terra è una, i confini non esistono, l’ignoranza è il nostro confine più grande insieme alla mancanza di immedesimazione, di compassione, di empatia, di solidarietà. Siamo tutte persone uguali su questa terra a prescindere da dove si nasce. Tutti dovrebbero avere le stesse possibilità di vivere una vita felice e, soprattutto, nessuno dovrebbe avere il diritto di farti scendere da un treno, a meno che tu non sia sprovvisto di biglietto, ovviamente. A cura di SAVERIO FALCO per radio piazza news

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