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Casamarciano – In Scena: La compagnia del Giullare di Salerno in “Amleto”

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Casamarciano  –  È  l’ennesima  opera portata in scena,  nell’ambito del Festival Nazionale del teatro Scenari di Casamarciano VI edizione; una serie di manifestazioni con al centro la cultura teatrale, che si stanno tenendo presso il Borgo di Santa Maria del Plesco. Un luogo suggestivo per spettacoli all’aperto, un luogo accogliente per la sua memoria storica. In Scena: La compagnia  del Giullare di Salerno  in “Amleto”. In platea la presenza del sindaco di Casamarciano, Andrea Manzi e alcuni assessori comunali, i rappresentati della giuria, il direttore del festival per quel che riguarda la giuria Totò Nicosia. La serata è stata presentata da Daniela Troisi. Consenso di pubblico e di critica per la serata.  Amleto è una delle opere drammaturgiche più conosciute al mondo. È  senza dubbio, una delle tragedie shakespeariane più conosciute. Fu scritta presumibilmente tra il 1600 e l’estate del 1602. È tra le opere più assiduamente rappresentate, ed è considerata un testo fondamentale. Il frase divenuta celebre di Amleto “essere o non essere” il punto più famoso del dramma, celebra un’immensa gradazione di interpretazioni sui palcoscenici. Quest’ultimo monologo quello che segue “essere o non essere”   viene erroneamente riportato accanto all’immagine di Amleto che tiene in mano un teschio. Nel Novecento il principe danese è stato rappresentato sulle scene dal talento di numerosi attori; tanto per citarne qualcuno: Laurence Olivier, John Barrymore, John Gielgud. La trama descritta in modo sintetico: Nel XVI secolo, sulle torri di Elsinore, capitale della Danimarca, due soldati s’interrogano sul fantasma che nelle ultime sere sta facendo la sua inquietante comparsa. L’Amleto portato in scena dalla compagnia  in Giullare di Salerno per la regia di Andrea Carraro:  come si legge in una nota di presentazione,  “non ha nulla di incerto o lunare; è energico, deciso, gioca la sua follia come maschera, per svelare gli inganni dei parenti e della corte. È determinato e fiero, ma nel suo sguardo possono gli infiniti sensi di una d’una umanità sottoposta dal destino a dura prova è divorato dall’odio per lo zio, tradisce uno smisurato e ambiguo amore per la madre; è obbligato a stare sulla difensiva con i due ipocriti compagni, ma rivela un’ emotività sincera nell’incontrare Laerte, fratello di una giovane di nome Ofelia  di cui il Principe Danese è innamorato. “ . Una scenografia ridotta all’essenziale; la compagnia ha adottato una sorta di grossi cassettoni che secondo all’occorrenza di scena venivano spostati direttamente in scena per divenire piedistalli, pedane per il duello finale ed altro. Lo spettro compare per la prima volta poco e si fa subito notare per la somiglianza con il defunto sovrano; rimane muto. È un dramma centrato sulla vendetta: Amleto, principe di Danimarca, è spinto dal fantasma del padre a vendicare la morte del genitore, ucciso dal fratello, che poi ne ha usurpato il trono e sposato la regina vedova. Per rendere verosimile questa scena la compagnia teatrale ha adoperato un pannello semitrasparente dove con un sistema di luci è stata proiettata una sinistra ombra di un attore che interpretava il ruolo del re legittimo privato della vita.  In effetti  lo spettro svela ad Amleto l’agghiacciante verità: la moglie e il fratello di suo padre si amavano da tempo, e quest’ultimo, bramoso del suo trono, un pomeriggio, vedendolo addormentato in giardino, approfittò  repentinamente della situazione; gli versò nell’orecchio un veleno mortale. In conclusione, nella tragica storia lo spettro chiede al giovane di vendicarlo, ed egli accoglie la richiesta non senza esitazioni. Dopo l’incontro Amleto diventa ancora più oscuro, e i sovrani preoccupati mandano a chiamare i suoi amici Rosencrantz e Guildenstern  affinché indaghino. L’idea dell’arrivo di una compagnia teatrale, rende Amleto di buon umore, non per lo svago che gli si prospetta, bensì perché la rappresentazione teatrale gli offre la possibilità di mettere in pratica un’azione ideata. Un piano per verificare se le informazioni dello spettro del padre siano vere o se egli sia piuttosto una trovata demoniaca che lo spinge all’assassinio.  Alterne vicende portano ad un combattimento finale; Comincia il duello e, mentre questo si svolge, la regina chiede da bere, bevendo dalla coppa di vino avvelenata. I duellanti intanto si scambiano più volte i colpi; nell’epilogo ognuno si ferisce mortalmente con una spada preventivamente avvelenata sulla lama con un potentissimo veleno. La prima a soccombere è la regina. Laerte, pentito, rivela le responsabilità del re usurpatore ad Amleto e poi muore per il veleno; muore della sua stessa trappola. L’impetuosità del principe, ora senza ombra di esitazioni, si abbatte con furore allora sul re che è trafitto da Amleto con la spada avvelenata. Lo spirito di vendetta raggiuge il suo apice, come lo fantasma paterno implorava;  uno scopo raggiunto a prezzo della stessa vita. Amleto è in fin di vita. Famose le sue ultime  parole con il quale si chiude un ipotetico sipario: “io muoio il resto è silenzio”.

Antonio Romano

 

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