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Casamarciano – In Scena: La compagnia teatrale Pro-loco Hyria Casamarciano in “Ditegli sempre di si” di Eduardo De Filippo” per la regia di Giovanni Cavaccini.

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Casamarciano  –  È  l’ennesima  opera portata in scena,  nell’ambito del Festival Nazionale del teatro Scenari di Casamarciano VI edizione; una serie di manifestazioni con al centro la cultura teatrale, presso il Borgo di Santa Maria del Plesco. Un luogo suggestivo per spettacoli all’aperto, un luogo accogliente per la sua memoria storica.  In Scena: La compagnia  teatrale Pro-loco Casamarciano  in “Ditegli sempre di si”  di Eduardo De Filippo” per la regia di Giovanni Cavaccini. In platea la presenza del sindaco di Casamarciano, Andrea Manzi e alcuni assessori comunali, i rappresentati della giuria, il direttore del festival per quel che riguarda la giuria Totò Nicosia. La serata è stata presentata da Daniela Troisi. Consenso di pubblico e di critica per la serata che ha potuto apprezzare la locale compagnia teatrale. “Ditegli sempre di sì” è una commedia, in due atti, di Eduardo De Filippo datata1927; è contenuta nella raccolta intitolata Cantata dei giorni pari. Un’inesatta stampa nell’edizione della Cantata del 1962, curata dallo stesso Eduardo, ne dispone la data di composizione al 1932; è solo la data di messa in scena della prima. Nell’edizione del 1971, sempre a cura del drammaturgo, viene correttamente riportato il 1927 come data di composizione. La commedia fu scritta da Eduardo per Vincenzo Scarpetta che la potò sul palcoscenico, che avvenne il 7 aprile 1928 presso il Teatro Manzoni di Roma. La riproposizione da parte della compagnia Teatro Umoristico I De Filippo fu invece del 1932 , al Teatro Nuovo di Napoli : in quella occasione sul palcoscenico erano, oltre ai tre fratelli De Filippo, tra gli altri, Tina Pica e Dolores Palumbo. La commedia, viene riproposta nel 1955 al Teatro Eliseo di Roma e, per la televisione nel 1962. Altra importante rappresentazione per Ditegli sempre di sì, quella della compagnia di Luca De Filippo che la porta in scena alla Biennale Teatro ’82 a Venezia . Ulteriori rappresentazioni si ebbero nella stagione 199798 per la regia di Luca De Filippo e, all’estero. Uno spettacolo della commedia in questione fu portato in scena a Los Angeles, nel 1997. La trama di quanto portato in scena dalla compagnia di Casamarciano, in sintesi: Michele, appena uscito dal manicomio, torna a casa dove lo attende la sorella Teresa, che è la sola a conoscere i suoi trascorsi di squilibrio; ha tenuto a tutti nascosto questa patologia sperando in un ipotetica e flebile guarigione da parte del soggetto in modo che quest’ultimo riprendesse il suo lavoro di attività commerciale. Michele sembra a tutti gli effetti guarito, ma prende alla lettera tutto ciò che gli viene detto; ripete più volte convulsamente quanto gli viene riferito e a tratti è preda di allucinazioni vedendo immaginari mazzetti di soldi legati con un nastro di color rosso. Ed è così, ci sono tutte le condizioni, che puntualmente si avverano, e raggiungono la loro piena intensità in un gioco di equivoci. Uno di questi è che il protagonista della storia  credendo che la sorella voglia sposare Don Giovanni, suo padrone di casa, ne parla alla figlia Evelina. Al pranzo di compleanno dell’amico di famiglia Vincenzo Gallucci, un altro equivoco viene generato da Michele che invia un telegramma al fratello di Vincenzo per annunciare la morte. È il paradosso assoluto il vedersi recapitare presso la propria abitazione una corona in omaggio al defunto, che invece è vivo e gode ottima salute, nel giorno del proprio compleanno dell’interessato! Un telegramma di equivoco che servirà a far ritrovare comunque la pace dei due fratelli che precedentemente erano in un regime di, apparente, irreversibile ostilità.  Nel finale, la pazzia di Michele torna a farsi più evidente e marcatamente senza ombra di dubbio; entra in scena con una carriola da giardinaggio armato di una falce e per di più in abbigliamento non consono. In sintesi diffonde la falsa voce che il giovane Luigi Strada, lo spasimante della figlia di don Giovanni, è pazzo, e quindi cerca di tagliare la testa al giovane. Nella sua follia il gesto sembra, ed è un paradosso, qualcosa di altruistico: una volta localizzato il male è proprio in tal posto bisogna intervenire; e fin qui sembra tutto conforme; ma che succederebbe quando il male potrebbe esser localizzato nella testa del paziente; per Michele Murri questo il nome del personaggio folle interpretato da Gennaro Basile, non esistono vie di mezzo! Michele viene per buona sorte, del malcapitato, fermato in tempo dalla sopraggiunta sorella, ruolo affidato a Marianna Manzi e riportato a casa per procedere urgentemente alle cure e al ricovero più che  necessario. Completano il quadro alcuni degli attori: Salvatore Franzese, Maria Fiorito che in scena è la cameriera, Carmine e Vincenzo Manganiello, Marianna Mascolo, Michele De Luca, Francesca Manzi, Pandico Romualdo, Addeo Gennaro, Gianluca Grignano che in scena è un  pseudo poeta – attore, Vincenzo De Stefano, Rosa Allocca. Significative  e di grande impatto le scenografie di Carmine Ciccone: un ambiente, un appartamento di una certa eleganza: al centro campeggia un grande balcone e sullo sfondo il panorama di Napoli; contrariamente al tradizionale cielo azzurro di Napoli, lo scenografo a voluto rappresentare un cielo rannuvolato, di un marcato colore tipico di quando la volta celeste  minaccia un imminente pioggia. È un modo come un altro per rappresentare la follia umana; argomento principale di quanto portato in scena seppur in un contesto di ironia e comicità. Nel secondo atto dove l’azione si svolge in una casa di villeggiatura, la visione dell’insieme scenografico è modificato lievemente; al panorama centrale ora campeggia un drappo verde a significare un prato verde ma s’intravedono, Immancabilmente, i nuvoloni all’orizzonte ai lati di due finte colonne. In questa fase all’apertura di un ipotetico, invisibile, sipario nel secondo atto sono stati inseriti dei degli elementi nuovi di completamento a parere della regia: alcune note musicali ad opera di Tommaso Castaldo accompagnato dalla sua chitarra e alcune canzoni ad opera di Francesca Manzi che è, in scena, Evelina nel suo ruolo recitativo.

Antonio Romano

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