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Casamarciano – In Scena “La Presidentessa” di C. M. Hennequin e D. Veber

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Casamarciano  –  È  la prima opera portata in scena,  nell’ambito del Festival Nazionale del teatro Scenari di Casamarciano VI edizione; una serie di manifestazioni con al centro la cultura teatrale, che si terranno dal 1 al giorno 11 settembre  presso il Borgo di Santa Maria del Plesco. Un luogo suggestivo per spettacoli all’aperto, un luogo accogliente per la sua memoria storica che ancora traspare in maniera netta e determinata e per di più al primo impatto. In platea la presenza del sindaco di Casamarciano, Andrea Manzi e alcuni assessori comunali, il nuovo direttore artistico del festival, l’attrice Veronica Mazza, i rappresentati della giuria, il direttore del festival per quel che riguarda la giuria Totò Nicosia. La serata è stata presentata da Daniela Troisi. Consenso di pubblico e di critica per la prima serata di altre 4 in programma secondo cartellone.  La prima compagnia ad esibirsi è stata “Nautilus Cantiere Teatrale”, che nasce nel 2009 da un pregevole connubio artistico: alcuni attori di esperienza, pluripremiati ai festival nazionali e altri provenienti da altri gruppi teatrali, si sono incontrati con nuovi giovani elementi. Il senso dello spettacolo portato in scena, da titolo “La  Presidentessa”, per la regia di Daniele Berardi, è sintetizzato in una nota di presentazione della stessa Compagnia teatrale Nautilus  di Vicenza: “La vita scorre tranquilla e un po’ monotona nel borgo provinciale di Gray, con scarse soddisfazioni professionali e familiari. Ma se quasi contemporaneamente piombano in casa del Presidente del Tribunale un’avvenente attricetta di varietà e l’apparentemente irreprensibile Ministro della Giustizia, ecco che le vicende si complicano, i ruoli si confondono e gli equivoci si amplificano, trascinando i protagonisti fin negli austeri palazzi governativi di Parigi, in una girandola di scoppiettante comicità che trascinerà tutti verso il lieto fine. Questo allestimento si rifà allo spirito del vaudeville, dove i personaggi e le situazioni si susseguono vorticosamente, con il contorno di musiche belle époque, all’insegna del puro divertimento.”. Per la precisione “La presidentessa” è anche un film del 1952 diretto da Pietro Germi, adattamento per il cinema dell’omonima commedia già portata sullo schermo nel 1938 da Fernand Rivers . La trama  vista nei suoi effetti diretti, si svolge attorno ad una  sperduta provincia francese; qui un personaggio di nome  Agostino Tricoint, interpretata da Daniele Berardi, regista della compagnia, presidente della magistratura dalla inequivocabile perfezione morale, cerca di tenere a freno le sfrenatezze  della sua vita e dei suoi colleghi. La sua vita si snoda  tra l’ingegnarsi nel suo lavoro e tra il desiderio di avere una promozione e  la necessità di tenere a freno la moglie, ruolo affidato a Federica Omenetto, maniaca della pulizia e della lucentezza dell’argenteria per la quale ha una vera e propria, più che marcata, ossessione. La presidentessa Tricoint  è una ex-cuoca assolutamente priva di raffinatezza  sebbene abbia contratto un matrimonio altolocato. Tale condizione non ha inciso più di tanto e lei  non ha saputo perdere l’indelicatezza e la sconvenienza di carattere più grossolano. Al tempo stesso  vagheggia una vita da vera signora di Parigi. L’intricata trama prende avvio da una strana coincidenza: mentre la presidentessa è in viaggio con la figlia, gli amici di Tricoint cercano di coinvolgerlo in uno scandalo. Il loro dispositivo per raggiungere tale iniquo obiettivo è Gobette, interpretata da Gilda Pegoraro, un’attraente e bellissima attrice; fa al caso loro; Gobette è l’ideale  per passare una notte d’amore e di preordinato scandalo con lui; Tricoint. Ma proprio quella notte il ministro della giustizia si reca a fargli visita, classico colpo di scena e confonde così Gobette, soubrette del Molulin Rouge, per la vera presidentessa; ingarbugliando la situazione. Sarà il ministro a trascorrere una notte sentimentale; contrariamente a quanto sembrava preordinato, in quella stessa casa!  Inizia così una serie di equivoci, amori segreti, intrecci che a un ritmo frenetico portano, a un inevitabile finale. È evidente c’è una presidentessa di troppo; la cosa assume dimensioni di grande impatto emotivo  quando il due personaggi si ritrovano assieme in scena con le ovvie conseguenze. La Presidentessa, opera datata 1912, di Maurice Hennequin e Pierre Vebert, è forse un classico del teatro; si riferisce quindi a un linguaggio teatrale specifico di gran raffinatezza. Per meglio intendere: È evidente il genere del richiamarsi alla modernità, recuperando linguaggi comici che spaziano dalla commedia dell’arte alla sit commedy americana: equivoci, scambi, caratterizzazioni, gradazioni di linguaggio ed altro. In scena si vede una progressione e un aumento esponenziale dell’energia recitativa; sempre più dinamica verso l’epilogo recitativo. Dalla situazione quasi statica del primo atto la storia  viene trasportata in un mondo necessariamente assurdo, fatto di equivoci e coincidenze sempre più avvitate su se stesse nella vivacità conseguente. È determinate il ruolo della falsa presidentessa; un potenza di coinvolgente fascino e bellezza attrattiva che esercita su altri personaggi determinando l’azione e causando situazioni inaspettate. La promozione lavorativa in rapidissima ascesa  del protagonista Tricoint  e la pazienza messa alla prova, oltre misura di un impiegato costretto a rifare un verbale – decreto per più volte, è causata, suo malgrado, proprio da lei, dal suo muoversi in scena e dal generarsi dell’equivoco; vero motore che muove tutto il racconto. Completano il quadro degli attori: Daniela Padovan, Manuel Bendoni, Giorgia 14222328_29nCasagrande, che in scena è Dionisia la figlia del presidente e che per uno strano caso di surreale caso psichiatrico, ha dimenticato la propria lingua e si esprime solo in un marcato e spiccato accento inglese; non è l’unico personaggio ad esprimersi in altra lingua secondo la quale si snoda il racconto scenico, un altro si esprime in accento tedesco, assicurando gradevoli gradazioni di comicità; altri attori che meritano citazione; Gianluca Beltrando, Federico Farsura, Daniela Padovan, Manuel Bendoni, Gianfranco Cardone, Francesca Nicassio e infine Paolo Maneschi.
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Antonio Romano

 

 

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