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Cava de Tirreni terremoto dell 80 dopo 32 anni ancora nei prefabbricati

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rentadue anni dopo il sisma, vivono ancora nelle baracche riprese mercoledì dalle telecamere di Striscia la notizia. E la cruda realtà di ben 164 famiglie dei vari siti dei prefabbricati dove, ancora oggi, a 32 anni esatti da quel 23 novembre del 1980, risiedono in condizioni di estrema difficoltà. 8 famiglie vivono nelle baracche di SantArcangelo, 60 a Pregiato, 30 a Santa Lucia, 15 alle Ginestre, 11 a San Pietro e 40 alla Maddalena. Famiglie costrette a vivere in condizioni difficilissime: pannelli che cadono a pezzi, pareti rese marce dallumidità, infissi che non reggono più alle intemperie, infiltrazioni dacqua continue. Inoltre nelle baracche è più facile contare le persone, circa un 10 per cento, che stanno bene in salute, che quelle, un buon 90 per cento, con problemi respiratori e malattie gravi dovute alla presenza di amianto e alla precarietà dei luoghi. Una scarsa vivibilità che si è accentuata alcuni mesi fa in seguito al trasferimento di alcune famiglie che spostandosi nei nuovi alloggi hanno abbandonato i vecchi containers con merce e suppellettili allinterno, che non sono stati smantellati e che sono un ricettacolo di oggetti vecchi e abbandonati. Tutto questo accanto a containers di molte altre famiglie in attesa di una casa che non si sa quando sarà costruita. Basti pensare che a Pregiato, in prossimità dei 18 alloggi che saranno consegnati a breve, ancora cè solo la base di terreno bonificata dove devono sorgere altre abitazioni, il che fa presumere tempi lunghissimi per la realizzazione. Una situazione insostenibile per le 164 famiglie, anziani e bambini, che ancora risiedono nei container. «I prefabbricati lasciati vuoti da chi è andato ad abitare nelle nuove case – sostiene Rosaria Pisacane della zona delle Ginestre – sono in uno stato pietoso, con olezzi strani che arrivano nelle baracche di chi lì, come noi, ci abita ancora. Il Comune non ha minimamente provveduto a garantire la sicurezza delle baracche disabitate che avrebbero dovuto essere smantellate in poco tempo». Le famiglie chiedono che il Comune si faccia carico di smantellare e bonificare definitivamente i container abbandonati che, sistematicamente, di notte vengono saccheggiati. «Sono 31 anni che vivo nelle baracche – afferma Rosa Lamberti, del sito di San Pietro – e chissà quando vedremo il giorno della consegna di una casa vera. Per me oggi è un giorno di tristezza, acuito dallo stato di abbandono in cui siamo». Clara Maria Ragosta, del sito di Santa Lucia, chiede ai politici in occasione dellanniversario di oggi: «Cosa commemorate? I morti dell80 e i decessi che ci sono stati e ancora ci saranno nei container umidi e circondati dallamianto?. Spero che la promessa del sindaco di anticipare, al 15 gennaio, 330 mila euro alla ditta di Santa Lucia, sia mantenuta». Altra terremotata storica che risiede nelle baracche di Pregiato dove sta vedendo le pareti e lintonaco cadere a pezzi, è la signora Bonaria Farci: «Nell81 si è ammalato mio marito dopo avere avuto la medaglia al valor civile per laiuto ai terremotati. Nel 90 è deceduto in questo prefabbricato. Ora la speranza di avere una casa nuova è tanta. Mi hanno detto che quasi sicuramente per Pasqua dovremo farcela». Annalaura Ferrara La Citta

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