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Cesare Battisti dal carcere: ‘Ormai è tutto finito, ora sono cambiato, sono malato’

L'ex terrorista a colloquio con il direttore del carcere di Massama (Oristano).

Le visite mediche prima della detenzione in carcere, poi, come da prassi un colloquio con un educatore. Sono queste le prime formalità a cui si è sottoposto l’ex terrorista latitante, Cesare Battisti, nella mattinata di oggi, martedì 15 gennaio 2019, all’arrivo presso il carcere di Massama (provincia di Oristano). Dopo l’arresto in Bolivia e il trasferimento in Sardegna, Battisti è apparso spaesato e stanco, così come testimoniano alcuni agenti del reparto speciale G.O.M.

(Gruppo Operativo Mobile) della polizia penitenziaria, che lo hanno preso in consegna presso l’aeroporto di Ciampino (Roma) nella mattinata di ieri, lunedì 14 gennaio 2019, per condurlo nella prigione sarda.

Battisti chiede la foto del figlio

Nessuna rimostranza o dichiarazione da parte di Battisti, sceso dall’aereo, un volo di stato, senza manette ai polsi, ma circondato da numerosi agenti di pubblica sicurezza. Poche chiacchiere anche durante le ore di volo: Battisti ha solamente chiesto, a più riprese, dove lo stessero conducendo. Tra le pochissime cose che ha richiesto di poter avere con sè in carcere vi è la fotografia di uno dei suoi figli. Nel tragitto aereo da Santa Cruz de la Sierra (in Bolivia) a Ciampino (Roma) l’ex dittatore comunista ha scambiato pochissime parole con i suoi interlocutori, gli agenti di polizia che lo hanno bloccato e arrestato per ricondurlo in Italia dopo ben 37 anni di lunga latitanza, trascorsa in gran parte in Brasile.

Poche parole durante il volo

Il Dottor Emilio Russo, primo dirigente della Polizia di Stato in forza allo S.C.I.P. (Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia) e il Dott. Giuseppe Codispoti, vice-questore di Polizia, i due funzionari che materialmente hanno individuato Battisti in Bolivia, hanno riferito che l’arrestato è rimasto muto e in silenzio per quasi tutta la durata del viaggio aereo, scambiando solo poche parole su argomenti molto comuni, tipo il calcio. I due poliziotti hanno raccontato come vi sia stato uno scambio di battute solamente durante la prima parte del volo di stato. Durante il breve e conciso dialogo, gli investigatori hanno anche tentato di riuscire a carpire qualche informazione circa la rete di compiacenze e amicizie che hanno reso possibile la latitanza. L’esito è stato, però, negativo: Battisti non ha aperto bocca. Nessuna parola neanche sulla propria vita privata. Agli agenti ha solamente chiesto in quale parte del mondo si trovasse, prima di sottoporsi al colloquio con il suo avvocato e con il direttore dell’istituto circondariale penitenziario di Massama.

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