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Cimitile – Complesso Basilicale Paleocristiano di Cimitile

Un incontro culturale per le Questioni sul fine vita. Contaminazioni tra società secolarizzate, cristianesimo, scienza medica e pistemologia giuridica.

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Cimitile – Si è tenuto, nell’ambito del Premio Cimitile XXII edizione, un interessante convegno, un focus sull’autodeterminazione. Un iniziativa  cura dell’Ordine degli Avvocati di Nola. Una questione, ampiamente dibattuta in passato, e che ancora oggi non trova una risoluzione definitiva; è una questione molto delicata perché si parla di vita umana, del trattamento della dignità umana quando questa è nelle sue ultime  fasi di espressioni a causa di malattie irreversibili. Ad introdurre l’incontro, nello spazio aperto che costituisce il Complesso Basilicale Paleocristiano di Cimitile, Edda Napolitano del Foro di Nola; non una semplice introduzione ma un discorso a 360 gradi toccando questioni di grande spessore culturale nel ramo giuridico e scientifico; “ troppe le tematiche legate al fine vita e al congedo dal mondo”. Un discorso di legge ed etica e di casi di eutanasia fuori dal contesto ospedaliero. Sorge in tal modo la necessità di una normativa  nella quale si parli di testamento biologico, della libertà o meno di scegliere, del rapporto medico – paziente. In alcuni casi si è arrivato alla circostanza di formulare l’accusa di omicidio del consenziente con il conseguente rinvio a giudizio.   Precedentemente vi è stato il saluto del Presidente della Fondazione Premio Cimitile, Felice Napolitano e l’intervento del Presidente del Consiglio Ordine degli Avvocati di Nola Francesco Urraro. Quest’ultimo si è soffermato sulla medianicità della questione nella quale la delicatezza dei casi ha portato a non avere una legge in materia. Un discorso di bioetica nel quale è protagonista il concetto della paura non della morte ma della non vita. Occuparsi di queste questioni è indubbiamente, un principio di civiltà. Molti gli interventi di persone esperte in materia come quello di Giuseppe Boccia, Direttore generale della scuola bruniana. Nel suo intervento ha posto l’accento sul ruolo degli avvocati che si interessano alla questione in quanto funzione sociale tra scienza medica e religione. C’è un diritto alla vita  alla salute ma anche di accettare o rifiutar le cure per determinate patologie; ma è un campo complicato, un campo sacro! Afferma il relatore. Ci sono casi di morte nella quale tutto sommato questa assume l’aspetto di una pietosa liberazione. In conclusione prima della legge serve una cultura, un etica appropriata. In seguito gli altri interventi come quello di Eduardo Savarese “ Mag. Tribunale di Nola, già Dott. Ricerca Dir. Intern. Scrittore”. Nel suo intervento un discorso che riguarda l’Europa come ente. A tal proposito ha citato la convenzione Europea, per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle libertà fondamentali di Strasburgo. Ha ricordato poi alcuni casi reali nei quali è stato negato il processo per procedere verso l’eutanasia; il caso di una signora affetta da sclerosi multipla. Ha ricordato il caso Vincent Humbert. L’intervento di Francesca Girardi, Biogiurista, Membro direttivo della Consulta di Bioetica Onlus. Ha raccontato di se stessa quando in tv seguiva la vicenda del caso Englaro, del decreto Salva Englaro. A suo giudizio non si è colmato un vuoto legislativo; a suo parere vi è una legge migliore ma non tale da non restare critici; molte le zone grigie. Inoltre vi è un codice di deontologia medica come se fosse al primo posto, paradossalmente venisse prima di un ordinamento giuridico. A seguire l’intervento di Antonello Crisci, Prof. Ass. Medicina Legale e Bioetica, Università Studi di Salerno. A suo giudizio è importante saper comunicare e informare; è rilevante il concetto di consenso, nel tema trattato, Medico – paziente, che può esser anche revocabile.  Ha citato in seguito, un documento importante quello di Trento datato 2013. Ha poi riportato un caso reale, molto significativo nel quale un paziente, nella semplicità della sue parole, affermava: “ Sono un rudere d’uomo ma riesco ancora a mettermi in ginocchio”. C’è stato anche un momento di recita teatrale da parte del gruppo il Demiurgo: dei giovani attori hanno letto dei passi tratti da Ocean Terminal di Piergiorgio Welby. I giovani attori: per la cronaca, Francesco Antonio Nappi e Chiara Di Bernardo. Alla fine gli interventi di Mario Riccio Dir. Med. Ospedale Cremona Cons. Cons. Dir. Consulta Bioetica Milano, di Don Salvatore Purcaro che ha portato i saluti del Vescovo di Nola, e Giuseppe Alterio Presidente Cellula Luca Coscioni, Napoli. Quest’ultimo ha sottolineato come ci sono stati momenti mancati di dibattito in televisione e nell’istituzione. Sull’eutanasia la prima legge è degli anni 80. Ha ricordato il caso di Fabiano Antoniani, noto come Dj Fabo deceduto in Svizzera con la tecnica del suicidio assistito. Per  Don Salvatore Purcaro, in sintesi, nel contesto del dramma di inizio e fine vita mancano i passaggi intermedi della vita. C’è il concetto di semplificazione  volto a un si  oppure ad un no e vi è il consenso. La verità è che siamo potenziali malati  frase associata al concetto di discernimento e libertà di scelta e di coscienza e il non ledere la propria dignità. La vita, dal punto di vista del credente, è un qualcosa che ti viene donato e non vi è la condizione che se ne disponga in qualsiasi modo! In conclusione luci e ombre sulle leggi in materia per alcuni il punto di arrivo della legge italiana è un poco tardiva; “ siamo un unico  paese con un grosso ritardo “ è stato sottolineato!  Citato in un passaggio di discorso di uno dei relatori, anche il personaggio di Ippocrate nel suo ruolo più di filosofo che di medico  e di una famosa mummia ritrovata tra i ghiacciai che aveva con se delle erbe curative. Questo per dire del concetto di accanimento terapeutico un modo di esprimersi che oggi sembra in disuso nella sua espressione letterale. In conclusione la testimonianza diretta di Beppino Englaro e Mina Welby che hanno raccontato, in sintesi, la loro vicenda umana, esistenziale. La vicenda di Eluana Englaro, una vicenda semplice come ci racconta il Padre; una ragazza straordinaria e non a detta dei genitori ma di quanti la conoscevano! Aveva un concetto della dignità e della libertà fortissimo. Tanto è vero che in famiglia l’avevamo chiamata “Il nostro purosangue della libertà”. Aveva 21 anni!  La vita è stata beffarda con lei; un anno prima aveva avuto modo, in seguito ad un incidente, di andar a trovare un suo amico più o meno nelle stesse condizioni in cui si verrà lei a trovare! Ha visto i pericoli della rianimazione e fin dove si può spingere. Il suo amico si chiamava Alessandro e vedeva le sue condizioni peggiori della morte! Per Eluana il medico fece presente che c’era bisogno della rianimazione ad oltranza.  Eluana, come si sa, ebbe un danno celebrale in seguito ad un incidente su strada ghiacciata; come conseguenza un coma profondo; riguardo alla cure, una medicina a favore della non morte!  Come si può intuire, per la medicina tutto quello che non è morte celebrale è vita! Ugualmente toccante la vicenda raccontata da Mina Welby moglie di Piergiorgio; vicenda ricordata in alcuni libri.

Antonio Romano

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