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Cimitile – Rassegna teatrale di Casamarciano – Maurizio Merolla in Pentamerone – Lo cunto de li cunti – un viaggio nel mondo fiabesco di Giambattista Basile

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Nella cornice dello scenario delle Basiliche di Cimitile si è tenuto lo spettacolo proposto dall’associazione “ Mani e Vulcani”,  Pentamerone –   Lo cunto de li cunti.  Consenso di pubblico per la proposizione di una sorta di favola teatrale. Lo spettacolo proposto dalla rassegna teatrale, quarta edizione, di Casamarciano, si è tenuto, eccezionalmente, a Cimitile nell’ambito di progetto itinerante. Un unico attore in scena Maurizio Merolla, con il suo istrionico trasformismo, accompagnato dalle note di un chitarrista, ha avuto il particolare merito di riempire tutta la scena. Un dialogo con il pubblico che inizia, con una lunga introduzione,  già in platea tra il pubblico per poi proseguire sul palcoscenico.  “Lo cunto de li cunti” è una raccolta di 50 fiabe in lingua napoletana scritte da Giambattista Basile, pubblicate a Napoli fra il 1634 e il 1636 . L’opera, nota anche col titolo di Pentamerone che significa letteralmente “cinque giornate”, è costituita da fiabe. Sono collocate in una cornice che segue il modello del Decameron di Boccaccio. Il filosofo italiano Benedetto Croce, che l’ha tradotta in italiano, affermo: “il più antico, il più ricco e il più artistico fra tutti i libri di fiabe popolari…”. L’opera ha le caratteristiche della novella medievale che però subisce una trasformazione che la orienta verso modulazioni popolari. Il racconto della cornice, narra la vicenda della principessa Zoza, diminutivo che significa Lucrezia e non cosa di poco conto come il gergo popolare vuol, attualmente, significare, che si trova nella condizione di non riuscire più a ridere. Riprende a farlo alla vista di una vecchia che cade, e che poi compie un gesto osceno. La vecchia però si vendica della risata della giovane principessa con una maledizione: Zoza potrà sposarsi solo con Tadeo, un principe che giace addormentato in un sepolcro. Il principe riuscirà a svegliarsi solo se una fanciulla riuscirà a riempire in tre giorni un’anfora con le sue lacrime. L’anfora è quasi colma quando Zoza, esaurita, si addormenta. È allora che una schiava si sostituisce a lei, versa le ultime lacrime riuscendo a svegliare il principe. Zoza però riesce a infondere nella schiava il desiderio di ascoltare fiabe, e dà l’incarico a dieci orribili vecchie di narrare una novella ciascuna al giorno, per cinque giorni. Alla fine, però, Zoza si sostituisce all’ultima novellatrice, raccontando la propria storia come ultima novella. Così il principe viene a conoscenza dell’inganno che le è stato teso, condanna a morte la schiava e sposa Zoza. Alla fine di ognuna delle prime quattro giornate compare un dialogo in versi a carattere morale, in cui si colpiscono, i vari vizi umani. L’autore Giambattista Basile fu un letterato e scrittore italiano di epoca barocca, primo a utilizzare la fiaba come forma di espressione popolare. I primi documenti della sua produzione letteraria risalgono al 1604. Nel 1611 prese servizio alla corte di Luigi Carafa, al quale dedicò un testo teatrale, e successivamente, seguì la sorella Adriana, celebre cantante dell’epoca, alla corte di Vincenzo Gonzaga a Mantova. Morì a Giugliano, nel 1632. Al Basile si deve la prima raccolta di novelle interamente dedicate all’infanzia. Lo cunto de li cunti overo lo trattenemiento de peccerille , venne redatto in lingua napoletana e pubblicato postumo. Questa opera della letteratura barocca compone, nella sua perfezionata architettura, alcuni intrecci – come CenerentolaLa bella addormentata nel bosco e altre favole che ebbero larga diffusione nella cultura europea dell’epoca. Lo Cunto, in effetti, è un’opera preparata per il divertimento delle corti. Per il suo linguaggio teatrale si ispira alle tradizioni del racconto ed a vari generi letterari e allestisce un prototipo della letteratura  muovendosi tra le regole, del racconto rituale e del repertorio alchemico. Maurizio Merolla è protagonista di questo viaggio sentimentale alla scoperta della cultura popolare : in scena ora è il narratore;  è un servitore con l’ausilio di una parrucca, ora è il re servendosi di una corona e di vari abiti, precedentemente portati e già predisposti in scena, ora raffigura delle persone molto anziane con l’ausilio di maschere ed altro. In sintesi non uno ma un susseguirsi di  tanti personaggi.

Antonio Romano

 

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