Quotidiano di informazione campano

Concordia, rabbia superstiti francesi: spariti i nostri gioielli

CRONACA RADIO PIAZZA NEWS-'Sono stati rubati, Costa ci risarcisca'. De Falco: sono stato usato ma resto a bordo

0

I sopravvissuti francesi al naufragio della nave Concordia denunciano “un vero e proprio furto” dei loro beni di valore, gioielli, soldi e apparecchi elettronici lasciati nelle casseforti delle cabine nella fuga precipitosa la sera del 13 gennaio 2012. Lo riferiscono Le Parisien e le Journal du Dimanche, citando Anne Decré, la responsabile del Collettivo dei naufraghi francesi della Concordia (quasi 500 persone), secondo cui le casseforti e il loro contenuto sono “misteriosamente spariti”. Il Collettivo ritiene che qualcuno se ne sia impossessato durante le operazioni di recupero o di smantellamento del relitto. Uno dei passeggeri racconta al giornale parigino di aver avuto indietro la sua macchina fotografica, ma non “la collana di perle e gli orecchini di brillanti lasciati dalla moglie” in cabina. “Costa ci prende in giro”, aggiunge. La casa madre della Concordia respinge ogni responsabilità, scrive ancora Le Parisien, argomentando che, nei due anni in cui la nave è rimasta incagliata all’isola del Giglio, il relitto era sotto sequestro giudiziario. Inoltre secondo l’armatore, interpellato dal quotidiano, le strutture del ponte 6 “sono state disperse in mare, comprese le casseforti”. Una società è stata incaricata di ritrovarle, ma finora “solo qualcuna è stata recuperata”. “L’incompetenza di Costa è pari a quella del suo comandante”, accusa Anne Decré, chiedendo per i membri del Collettivo un risarcimento pari ai beni scomparsi. “E per quanto riguarda quelli che sono stati rubati, non so nemmeno come riescano ancora a guardarsi allo specchio”.

“Non ho abbandonato la nave, che è sempre la stessa, quella dell’amministrazione, e io resto a bordo anche sono stato usato per quella mia frase rivolta a Schettino e data in pasto ai giornali. Ora spero che la direzione e la rotta della nave sulla quale mi trovo siano le stesse”. Lo ha detto il comandante Gregorio De Falco in un’intervista pubblicata stamani dal quotidiano Il Tirreno, dopo avere lasciato la capitaneria livornese per assumere l’incarico di capo ufficio demanio della Marina militare. L’ufficiale spiega di essere finito in un angolo dopo essere stato l’eroe delle fasi di soccorso per le indagini svolte: “Nella vicenda della Concordia vi sono mancanze gravi, seppur di carattere amministrativo, di cui è responsabile la compagnia. Non funzionò il generatore di emergenza della Concordia e il sistema di gestione della Costa non partì perché non esisteva.
C’era solo un telefono dell’unità di crisi. Questa mancanza rileva la responsabilità della società e ne consegue la necessità di rivedere i presupposti perché Costa gestisca altre navi”. Infine, De Falco dopo avere promesso “di voler tornare ogni anno al Giglio per riabbracciare i miei superstiti” ha concluso: “Il primo pensiero che mi torna in mente pensando a questa sciagura è l’incredulità: quando seppi della dinamica mi chiesi come era stato possibile. La definì bene l’ex procuratore di Grosseto Francesco Verusio: fu una ‘manovra scellerata’. E scellerata è il termine adatto perché esprime la mancanza di senno e di coscienza, ma anche di senso di responsabilità di Schettino”.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Su questo sito utilizziamo strumenti nostri o di terze parti che memorizzano piccoli file (cookie) sul tuo dispositivo. I cookie sono normalmente usati per permettere al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare statistiche di uso/navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare opportunamente i nostri servizi/prodotti (cookie di profilazione). Possiamo usare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti ad offrirti una esperienza migliore con noi.