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Concordia, Schettino resta «prigioniero» a Meta

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Meta. Un altro «no» secco. Unaltra batosta. Unaltra decisione che lo costringe a dover restare ancora «prigioniero». Può uscire di casa, certo, ma deve rimanere a Meta. Se sconfina, sono dolori. Francesco Schettino, nelle ultime ore, non solo ha dovuto ingoiare bocconi amari a valanga dalludienza preliminare di Grosseto con il gup, Pietro Molino, che ha detto sì alla Costa Crociere, ammessa come parte civile nel maxi-processo per il disastro al largo dellIsola del Giglio che provocò 32 morti. «Decisione ridicola» il messaggio dallentourage legale dellufficio ricevuto unaltra brutta notizia.

Il comandante – tramite il suo collegio difensivo – aveva rinnovato la richiesta di una revoca dellobbligo di dimora. Il gip del Tribunale di Grosseto, però, ha nuovamente rigettato tutto: per la dottoressa Valeria Montesarchio non se ne parla nemmeno. Almeno per il momento. Il comandante resta obbligato a non poter uscire dalla sua Meta. Per Schettino si tratta dellennesimo colpo da subire attendendo lavvio del processo che lo vedrà imputato per il naufragio della Concordia.
Recentemente, su «invito» preciso della Procura della Repubblica di Grosseto, è stato innanzitutto stabilito il sequestro preventivo dei beni nellattuale disponibilità del marittimo. Provvedimento ufficiale che ha riguardato non solo lappartamento ma anche la motocicletta dellufficiale. Che ha subito impugnato latto, senza però trovare sponde utili affinché si potesse revocare la decisione. Stesso discorso per il manager della compagnia di navigazione, Ferrarini, e Manrico Giampedroni.
Insomma, sono giorni molto amari per Schettino che ha seguito passo dopo passo gli sviluppi delludienza preliminare di Grosseto dove sostanzialmente si sta «preparando» il processo che potrebbe partire già dopo lestate. I suoi avvocati stanno andando avanti con il proprio lavoro e il comandante non si sta tirando indietro. Tuttaltro. «Ci metto la faccia, come sempre» ha dichiarato lunedì scorso alluscita dalla sala del Teatro Moderno dove si stanno tenendo le «partite» sul destino dellufficiale sotto il profilo giudiziario.
Più o meno, una dichiarazione simile a quella rilasciata alcune settimane fa a unemittente televisiva americana che, con una troupe, raggiunse Meta per intervistare Schettino. «Non sono un codardo, le valanghe di fango che sono state gettate contro di me avrebbero potuto uccidere chiunque ma io sono una persona forte. La mia famiglia? Sa bene chi sono». Parole precise quelle di Schettino che attendendo la prossima udienza – prevista per il 14 maggio, sempre a Grosseto – affila le armi in vista del processo.
Salvatore Dare da radio piazza cronaca campana
 

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