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Conte attacca Salvini e punta al bis. E ora che succede? DA IERI E CRISI COME FINIRA’

LA POLITICA ITALIANA E GUERRA APERTA DA IERI

E ora, che succede?». È la domanda (per adesso senza risposta certa) che milioni di italiani si sono fatti sotto l’ombrellone. Una snervante partita a scacchi, che a Ferragosto, anziché avere una pausa, ha vissuto il momento di scontro più duro tra Giuseppe Conte e Matteo Salvini. Il premier, con il leader della Lega partito da una posizione di forza e poi finito in difficoltà per un paio di mosse politiche errate, ne ha approfittato per alzare il livello dello scontro ed avviare una «fase 2» puntando ad un Conte bis. Uno scenario, quest’ultimo, improbabile fino a 24 ore prima. Mentre il ritorno immediato alle urne appare sempre più lontano: ora le date più vicine sarebbero il 27 ottobre o il 3 novembre, a condizione che le Camere venissero sciolte rispettivamente il 27-28 agosto o il 3-4 settembre.

Il premier, come preludio alla battaglia parlamentare, ha attaccato duramente il suo vice per la «legittima» ossessione del consenso, la «foga politica e l’ansia di comunicare», ha scritto in una lettera aperta. Atteggiamenti che avrebbero portato Salvini a compiere veri e propri «strappi istituzionali» e indotto Conte, rivela il professore arrivato a Palazzo Chigi, a intervenire «varie volte riservatamente» per scongiurare cortocircuiti che rischiano di alimentare nei cittadini «rabbia e disaffezione». Parole che hanno innescato una replica pubblica di Salvini, altrettanto dura: «Vuole il Pd? Lo dica».

Nella strategia di Conte, a questo punto, è difficile non vedere il tentativo di puntare a presiedere l’esecutivo sostenuto da una nuova maggioranza. L’attacco a Salvini chiude quasi definitivamente le porte alla Lega, ma soprattutto blocca ogni possibile tentativo del M5S a tornare indietro verso Salvini. Il 20 agosto il premier interverrà come previsto al Senato e illustrerà il suo punto di vista sulle possibili vie d’uscita dalla crisi. Se non interverranno fatti nuovi, sarà lui a decidere se dimettersi, recandosi dal capo dello Stato, o se rilanciare, in quale modo e con chi è da vedere, il governo. Alla Camera l’intervento di Conte è fissato per il 21 agosto, mentre il giorno successivo è fissato il voto sulla riforma costituzionale che taglia 345 parlamentari.

Nel Movimento 5 Stelle la situazione non è ancora per niente chiara, a causa dei rapporti di forza interni. Per come è evoluto il quadro politico, il ritorno immediato alle urne consentirebbe alla Lega di capitalizzare un consenso enorme (i sondaggi danno il partito tra il 38-40%), mentre il M5S potrebbe perdere ulteriori consensi dopo il drammatico crollo registrato alle Europee. Per i grillini, in questo momento, è però ancora troppo complicato “narrare” una virata secca per un patto di governo con i nemici giurati del Pd. A testimoniare quest’impasse ci sono le parole pronunciate a Ferragosto da Alessandro Di Battista: «Il ministro del tradimento (Salvini, ndr) inizia a dare cenni di pentimento » ma «semmai il M5s dovesse avere ancora un qualsiasi rapporto istituzionale con la Lega Nord pretenda interlocutori più seri e preparati del ministro del tradimento. Al netto delle critiche che ho sempre mosso alla Lega posso dire che al suo interno ci sono persone molto più credibili di Salvini». Parole, quelle del leader dell’ala dura grillina, che evidenziano come sia impossibile una ripartenza con la Lega, visto che l’interlocutore è e rimarrà Salvini. Tanto che le parole di Di Maio hanno un tempismo perfetto: «Salvini ora è pentito, ma ormai la frittata è fatta. Ognuno è artefice del proprio destino. Buona fortuna!».

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