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CONTRO LA MENZOGNA SINISTRA, ECCO LA NOSTRA VERITÀ!

LE NEWS DI RADIO ANTENNA CAMPANIA

Visto che molti si ostinano ulteriormente a diffondere la menzogna che Gaia e Camilla avrebbero scavalcato dei guardrail, proviamo con le fotografie della zona da mostrarvi la realtà di quell’incrocio di Corso Francia dove hanno perso la vita le due mie coetanee. Perché cari signori, io ve lo dico; se per sostenere una menzogna volete a tutti i costi arrivare a violare le più basilari leggi della fisica e della dinamica, allora siete veramente fuori strada. Potrete certamente darla a bere ai fessi che riempiono le piazze di Sardine, ma non di certo a questa piccola, giovane e sveglia Italia. Sarebbe come affermare che personaggi del calibro di Galileo e Newton erano fessi pure loro e per salvare il culo al pargolo del regista radical chic, sareste disposti a sovvertire e sconfessare tutti i loro studi e approfondimenti sul moto dei corpi che assoggettati ad una forza esterna subiscono un cambiamento. Oltre a questo, oggi, grazie all’ausilio di Google Maps si può arrivare a trasferirci sul luogo di interesse e valutare personalmente una realtà contestuale che non può essere variata nè modificata da una banale menzogna, a meno che non sia sia proprio in malafede.
Per questo io ho fatto esattamente quello che dovevo fare! Ho ripercorso corso Francia con Google Maps e mi sono anche resa conto dell’intera situazione. Innanzitutto Corso Francia in quel tratto è praticamente un rettilineo dove si ha piena visibilità dell’incrocio opportunamente segnalato sia con cartelli stradali che segnaletica orizzontale. L’incrocio si vede tranquillamente da almeno 300 mt, almeno quanto si vedono i semafori che lascerebbero intuire ad una mente lucida l’esistenza di attraversamenti pedonali. Mente lucida che il conducente non possedeva visto che era ubriaco e drogato, ma il giudice dice di no, dice che ciò non si può provare. Chissà, forse non si può provare perché Pietro Genovese non è un comune cittadino? Il dubbio sorge!
Ma passiamo oltre!
Pietro Genovese dunque avrebbe potuto tranquillamente avere tutto il tempo per rallentare e prevenire il dramma che ha deliberatamente creato. Pietro Genovese percorreva col suo grosso SUV la corsia centrale di Corso Francia, dunque aveva ancora più visibilità rispetto a chi manteneva rigorosamente la destra in quanto solo nella parte finale del tratto stradale, ossia solo in prossimità del semaforo, la strada segue leggermente il caseggiato formando una lieve curvatura che non pregiudica però in alcun modo la visibilità dalla posizione assunta dal Genovese.
Gaia e Camilla in quel frangente attraversavano la strada sulle strisce pedonali e li, in quel punto, come potete vedere voi stessi, di transenne o guardrail non ce ne sono.

NON ESISTONO GUARDRAIL IN QUEL PUNTO DI INCROCIO. GLI UNICI GUARDRAIL ESISTONO 50 MT PIÙ AVANTI DOVE INIZIA LO SVINCOLO CON VIA FLAMINIA.

Gaia e Camilla attraversavano col rosso? Dalle testimonianze agli atti risulta che il verde fosse appena scattato, ciò lascia presagire che le ragazze abbiano iniziato a percorrere l’attraversamento pedonale con il giallo per raggiungere il cordolo centrale tra le due carreggiate.
Che poi possa essere scattato il rosso nel frangente in cui le due ragazze stavano percorrendo la seconda metà della carreggiata non poteva di certo definirsi motivo valido per ammazzarle. Questo almeno secondo noi, poi voi sfegatati difensori del compagno Genovese potrete credere e dire ciò che vi pare.

Ma ipotizziamo per un attimo che Gaia e Camilla abbiano attraversato i guardrail di via Flaminia e Corso Francia. A quale scopo avrebbero dovuto scavalcare non uno ma ben tre guardrail per raggiungere l’altra parte della carreggiata ben consapevoli di essere in pericolo di vita compiendo tale azione? Erano due ragazze sveglie, abituate a circolare in città, due ragazze educate, a modo, con una famiglia presente dato che la stessa Gaia a mezzanotte in punto aveva ricevuto un messaggio dalla sua mamma che le rammentava che era ora di rientrare. Gaia non avrebbe mai voluto dare un dolore così grande alla sua mamma, ma oltre a questo ci sono altri dettagli importanti.

Pezzi del grosso SUV sono stati rinvenuti nelle immediate vicinanze dell’attraversamento pedonale. La targa del SUV per esempio era a pochi metri dalle strisce pedonali luogo dell’impatto.
Targa che a seguito delle testimonianze sarebbe stata rinvenuta dal titolare del ristorante adiacente l’incrocio e consegnate alla polizia municipale. L’uomo avrebbe indicato il posto dove la targa del SUV è stata rinvenuta, ma ciò non è stato inserito negli atti nè nei rilevamenti della polizia municipale. I rilevamenti stradali di quella sera maledetta si concentrarono prevalentemente sul luogo di ritrovamento dei corpi tralasciando quasi del tutto i reperti trovati a terra in prossimità del semaforo quasi come se questi non avessero alcuna rilevanza.
Dettaglio importante sarebbe quello innanzitutto di capire come dei pezzi di quell’autovettura distrutta, abbiano potuto retrocedere di circa 30 metri in base al punto di ritrovamento dei corpi. Ed è molto semplice da capire, perché l’impatto violento non si è avuto nella zona dei guardrail come si vuole a tutti i costi evidenziare al fine di configurare una responsabilità o colpa di Gaia e Camilla, ma molto prima e precisamente sulle strisce pedonali dove attualmente le nuove testimonianze emerse confermano lo svolgimento reale degli eventi riguardanti l’incidente.

Pietro Genovese giungeva all’incrocio a forte velocità, la velocità pur pigiando il pedale del freno dotato di ABS per inerzia lo ha fatto giungere fino quasi allo svincolo con via Flaminia. Il SUV per consistenza di massa non ha rallentato la sua corsa, ma ha conferito un’accelerazione ai due corpi di Gaia e Camilla che le ha catapultate fino a 36 e 56 metri di distanza sfondando ad entrambe il cranio e la maggior parte delle ossa del corpo. Nell’ultima foto che vi propongo, una foto che strazia il cuore, scattata da un automobilista, vedete il luogo dove è stato ritrovato il primo corpo e a distanza il blocco stradale della polizia dove ferma c’era anche il SUV di Pietro Genovese.

Questo è quanto, una verità dovuta in nome di una giustizia che troppo spesso, per interesse di qualcuno, nel nostro paese tende ad essere negata alle vittime.

#IoSonoItalia🇮🇹

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