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Convivium”: nasce a Pompei la joint venture nel settore archeo-enogastronomico

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Si chiama “Mens sana in corpore sano – A tavola con gli antichi romani” ed è il format archeo-enogastronomico elaborato da “Convivium – Pompeii Food Excellence”, la prima joint venture composta da 6 aziende vesuviane del settore agroalimentare, impegnate nella riproposizione di ricette ispirate alla cucina della Pompei del 79 d.C., ricavate da studi eseguiti su affreschi e testi antichi. Il format, che dagli antipasti al dolce segue lo svolgimento di un tipico pranzo romano, sarà riproposto venerdì prossimo, 18 dicembre, alle ore 20.30, presso il ristorante “Il Principe” di Pompei. Nel corso della serata, ad esempio, si potranno degustare: le uova di quaglia all’oxigarum moretum; gli spaghetti al garum, il libum e lo scriblita (simili alle odierne “focaccine”), il panis Pompeii (un pane dolce con aggiunta di miele), la cassata di Oplontis, vini ricavati da vitigni autoctoni e un liquore all’alloro.

«La vita di quei tempi era regolata dal sole – spiega l’archeochef Gian Marco Carli del ristorante “Il Principe” – e i Romani si alzavano presto, facevano una robusta colazione (Lentacolum) a base di pane, formaggio, frutta secca e miele; verso mezzogiorno facevano uno spuntino leggero (Prandium) e, dopo essersi recati alle terme, verso le tre o le quattro del pomeriggio iniziavano a cenare (Coena). Si stendevano sui letti tricliniari e, appoggiato il gomito ai cuscini, davano inizio al convivium che si apriva con abbondanti antipasti (Gustatio) cui facevano seguito i piatti forti (Mensa Prima) e, a chiusura, il dessert (Mensa Secunda) in genere a base di frutta e dolci. Il cellarius (l’odierno sommelier) soprintendeva alle bevande facendo portare l’aperitivo, il mulsum (vino con miele e spezie); poi, i vini che accompagnavano la Mensa Prima venivano filtrati e conditi con spezie (Vino conditum) e diluiti con acqua; per il dessert c’era vino passito (Vino passum)».

Sotto il marchio “Convivium – Pompeii Food Excellence” si sono riunite 6 aziende vesuviane con l’obiettivo di riproporre al pubblico (gourmet e turisti), ognuna in base al proprio settore di provenienza, gli usi e i costumi degli antichi pompeiani a tavola, attraverso un format che sposa archeologia ed enogastronomia, replicabile ed “esportabile” in contesti anche molto diversi tra loro.

Hanno dato vita alla joint venture il ristorante “Il Principe” (Pompei), il panificio Esposito (Pompei), la cantina “Bosco de’ Medici” (Pompei), il liquorificio “Terre Pompeiane” (Pompei), il pastificio “Arte & Pasta” (Boscoreale) e la società agricola “Solana” (Scafati).

«L’iniziativa – dice il panificatore Carmelo Esposito – intende promuovere nel mondo le eccellenze agroalimentari della nostra terra. Il tutto “condito” dall’emozione di tornare indietro nel tempo, per gustare ricette antiche di duemila anni. Il format, che ha esordito a Expo 2015, sta riscuotendo notevoli consensi in manifestazioni enogastronomiche di tutta Italia: c’è molta curiosità intorno a questi temi».

«La passione per le nostre origini – aggiunge l’archeochef Carli – ci ha spinto a condividere con il mondo intero la vera eccellenza del nostro territorio, tutto quanto di più prezioso ci ha lasciato la grande storia Romana, attraverso le grandi “penne” di Catone, Virgilio, Apicio, Columella e tanti altri».

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