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Nola – Le porte della chiesa di Santa Chiara sono state riaperte alcuni giorni fa, dopo anni in cui non avevano più visto la luce. L’ iniziativa è stata assunta dall’assessorato alla Cultura, retto da Nando Giampietro. Una “rispolverata” che ha liberato gli spazi interni occupati da alcuni materiali, prodotto dell’incuria del tempo.

E’ stato solo il primo passo – afferma l’assessore Giampietro – verso la piena riqualificazione del bene di cui il comune ha solo il comodato d’uso, visto che la proprietà è in capo al ministero degli Interni. L’obiettivo è restituirlo pienamente alla città. Si tratta di un bene di straordinario valore, opera del celebre architetto e artista Ferdinando Sanfelice la cui storia è legata a doppio filo con quella dei Gigli. Proprio per questo si potrebbe immaginare uno spazio legato alla promozione della nostra millenaria tradizione da realizzare di concerto con la Fondazione Festa dei Gigli e delle associazioni”. La chiesa di Santa Chiara che è stata già oggetto, negli anni scorsi, di un progetto di riqualificazione, in particolare della facciata, rappresenta solo uno delle grandi risorse dello straordinario patrimonio storico artistico della città che possono costituire gli elementi portanti per la rinascita della città.

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I BENI CULTURALI “SOTTO CHIAVE”: OCCORRE FARE RETE

Sullo sfondo resta il grande tema dei beni artistici e culturali che di fatto non sono fruibili, depotenziando notevolmente l’offerta per quel turismo di prossimità a cui la città di Nola potrebbe tranquillamente ambire, al netto del grande evento della Festa dei Gigli. “Sotto chiave”, vi sono “tesori” come il convento di Sant’Angelo, solo alcune settimane fa vandalizzato, le terme romane della chiesa di San Biagio, il parco della preistoria in località Croce del Papa, inaugurato da tre anni, ma mai aperto. Per non parlare dell’assenza di qualsiasi collaborazione con i comuni limitrofi per collegare i siti, come le basiliche paleocristiane di Cimitile. “Si tratta di una grande questione – afferma Giampietro – l’unica strada per uscire da tutto questo è fare rete. E’ necessario intraprendere un percorso ed un serrato confronto con tutti gli enti coinvolti nella gestione dei beni, dal Ministero alla soprintendenza, dalla Curia agli ordini religiosi. Solo così possiamo costruire un’ offerta culturale e turistica efficace. L’auspicio è che questo periodo di sospensione possa essere utile per determinare nuove opportunità, superando le criticità del passato”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 














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