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Coronavirus, cosa sta succedendo davvero? La parola all’infettivologo

RADIO ANTENNA CAMPANIA NEWS Intervista al dr. Stefano Zona, specialista in infettivologia.

A causa del nuovo Coronavirus (2019-nCoV), in Cina i decessi continuano a salire. In queste ore, è stato confermato un contagio in Germania. Nei giorni scorsi in Francia.

La situazione continua a essere critica soprattutto a Wuhan, città della Cina centrale dove alla fine dello scorso dicembre sono partite le prime segnalazioni di pazienti con gravi polmoniti, che hanno poi portato alla scoperta del Coronavirus.

In Europa e in Italia sale l’allarme, anche dopo il dietrofront dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: la minaccia dell’epidemia non è “moderata”, come aveva scritto in cinque rapporti, bensì “elevata”.

Quanto dovrebbe preoccuparci? A cosa fare attenzione? Lo abbiamo chiesto al dr. Stefano Zonaspecialista in infettivologia.

Da dove arriva il Coronavirus e perché si diffonde così velocemente e in più Paesi?

 

 

Il nuovo Coronavirus (2019-nCoV) è insorto verosimilmente a Wuhan, una città cinese di oltre 6 milioni di abitanti.

Sembra sia avvenuto ciò che viene chiamato spillover: un virus, che generalmente colpisce una specie animale, muta il suo codice genetico e può così colpire una specie diversa.

In questo caso, sembra essere avvenuta una mutazione di un Coronavirus dei pipistrelli. La mutazione è stata talmente efficace che ora 2019-nCoV può trasmettersi anche da persona a persona.

Quali sono i sintomi del Coronavirus? Vi sono dei casi asintomatici?

sintomi del Coronavirus possono essere estremamente variabili: pochi sintomi o addirittura assenti, fino alla polmonite gravissima e la morte.

sintomi similinfluenzali sono i più presenti. Parliamo quindi di febbre, tosse e dolori muscolari.

C’è chi definisce il Coronavirus un semplice “virus influenzale”, chi invece lo descrive con toni più allarmistici. Dove sta la verità?

In un certo senso, hanno ragione tutti, e tutti hanno torto. Come dicevo prima, il ventaglio dei sintomi possibili è estremamente ampio. Per ora, la mortalità sembra bassa e legata ad altri fattori di rischio (età avanzata, immunocompromissione), ma non sono mancati casi gravi anche tra i giovani.

Trattandosi di un virus nuovo – di cui non si conosce ancora tutto – e siccome può potenzialmente portare a una pandemia con milioni di morti, trovo molto corretto che gli addetti ai lavori siano estremamente indaffarati nel cercare di contenere l’infezione e raccogliere più dati possibili. Il loro lavoro fu indispensabile nel 2002-2003, per contenere e eradicare SARS (un altro Coronavirus).

Diversa invece dovrebbe essere la percezione delle persone comuni: se non si ha paura dell’influenza (virus che ogni anno uccide milioni di persone nel mondo) allora non vedo perché si debba, ora, avere paura del Coronavirus.

Il problema riguarda solo la Cina? Quali sono le probabilità e le modalità di diffusione negli altri Paesi?

No, non riguarda solo la Cina. Potenzialmente, considerando la mobilità delle persone, è un problema di ordine mondiale.

Tuttavia, la trasmissione interumana è stata osservata in Cina, mentre i casi negli altri Paesi sono di importazione (cioè persone recentemente arrivate da Wuhan).

La trasmissione del virus sembra avvenire sia per contatto diretto sia per via aerea. Questo rende più facile la diffusione. Tuttavia, i controlli agli aeroporti e i blocchi aeroportuali che si stanno applicando in alcuni scali cinesi dovrebbero contenere l’infezione quasi solamente in Cina.

È però una situazione in divenire: ciò che ci sembra corretto oggi, potrebbe essere smentito domani. Per questo le autorità sanitarie internazionali stanno lavorando incessantemente.

Come ci si protegge dal Coronavirus? Le mascherine sono efficaci? Quali sono le norme da seguire? Quando arriverà un vaccino?

Al momento, non abbiamo un vaccino, anche se tecnicamente è possibile realizzarlo già ora: infatti, i ricercatori cinesi che hanno isolato il virus in laboratorio hanno già reso disponibile il genoma (cioè la “ricetta” del virus) agli altri ricercatori in tutto il mondo.

In Italia, abbiamo potenzialmente uno stabilimento che potrebbe essere usato per produrre il vaccino. Tuttavia, un conto è produrlo, altro è testarlo e distribuirlo: infatti, sarebbe necessario eseguire tutte le fasi della sperimentazione farmacologica (in vitro, su modello animale, poi su gruppi ristretti di persone). Questo comporta diversi anni.

Oggi possiamo già mettere in atto tutte quelle semplici norme igieniche utili per evitare di incontrare anche altri virus, come i virus gastrointestinali o influenzali:

  • lavarsi spesso le mani,
  • non toccarsi bocca e occhi con mani non lavate,
  • stare lontani da persone che mostrano sintomi anche lievi di malattia,
  • usare fazzoletti monouso e gettarli immediatamente nella spazzatura,
  • tenere pulite le superfici anche con disinfettanti.

Nei luoghi chiusi, conviene arieggiare spesso le stanze, ricambiando l’aria per alcuni minuti.

Le mascherine possono avere un limitato effetto preventivo. Male, di certo, non fanno.

C’è davvero da preoccuparsi anche in Italia?

Al momento, no: non abbiamo casi confermati di malattia importata.

E, anche se avvenisse l’importazione del Coronavirus, il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità stanno lavorando già ora per un attento monitoraggio. Certo, ci capiterà di sentire notizie di soggetti posti in isolamento preventivo, e questo potrebbe sicuramente generare ansia.

Queste notizie dovrebbero, secondo me, essere lette invece in ottica diversa: i nostri medici, i nostri ospedali, le nostre unità sanitarie locali sono già pronte a qualsiasi evenienza (ricordiamoci che i protocolli esistono già da 17 anni).

Siamo in buone mani.

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