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Coronavirus, Gimbe: cala la curva dell’epidemia, ma i morti salgono a 5mila in una settimana

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La curva epidemica ha iniziato la sua discesa, anche se il numero delle vittime continua a preoccupare. Il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe nella settimana 25 novembre-1 dicembre conferma una diminuzione dei nuovi casi (165.879 contro i 216.950 dei sette giorni precedenti), a fronte però di una «inspiegabile riduzione» del 13,6% dei tamponi effettuati: 672.794, quasi 106 mila in meno della settimana precedente. Calano gli attualmente positivi (779.945 contro 798.386) e il rapporto positivi/casi testati (24,7% contro 27,9%). «Le misure di contenimento – spiega Nino Cartabellotta, presidente di Gimbe – si riflettono sulle curve degli attualmente positivi, di ricoveri e terapie intensive, che sembrano avere superato il picco e iniziato la fase discendente, mentre la curva dei decessi continua a salire» con oltre 5mila vittime in una settimana (5.055).

Gli ospedali

Anche il tasso di occupazione dei posti letto in ospedale comincia a scendere. I ricoverati con sintomi nei reparti ordinari sono stati 32.811, 1.766 in meno della settimana precedente (-5,1%), mentre i malati più gravi in terapia intensiva sono 3.663, con unq diminuzione di 153 (-4%). Tuttavia, il numero di pazienti Covid rimane oltre la soglia di allerta del 40% nei reparti di area medica in 15 Regioni e quella del 30% nelle terapie intensive in 16 Regioni. E dove i tassi di occupazione sono molto più elevati, precisa Cartabellotta, «i pazienti affetti da Sars-CoV-2 sconfinano negli altri reparti, limitando la possibilità di curare pazienti con altre patologie e determinando il rinvio di altre prestazioni, interventi chirurgici inclusi».

Gli effetti del «sistema a colori»

A un mese esatto dalla firma del Dpcm del 3 novembre, la Fondazione Gimbe ha calcolato l’impatto delle misure introdotte «sistema a colori». In particolare, sono stati esaminati cinque indicatori – indice Rt, variazione percentuale dei nuovi casi, variazione degli attualmente positivi per 100.000 abitanti, variazione del numero dei ricoveri e delle terapie intensive – nel periodo che va dal 6 novembre (data d’introduzione delle misure) al 28 novembre (ultimo giorno prima degli allentamenti in alcune Regioni). Dall’analisi emerge che «Rt a parte, non si intravedono risultati tangibili a tre settimane dall’introduzione delle misure» spiega Renata Gili di Gimbe. E avverte: «Sbiadire troppo presto il colore delle Regioni rischia di determinare una risalita prima dell’indice Rt, poi della curva epidemica e quindi dei tassi di ospedalizzazione. In altre parole, con la circolazione del virus ancora troppo elevata per riprendere un efficace contact tracing e con la pressione sugli ospedali molto alta, i primi timidi segnali di miglioramento rischiano di essere vanificati dall’allentamento delle misure».

«Mantenere la linea del rigore»

«A poche ore dalla firma del nuovo Dpcm di Natale– conclude Cartabellotta – chiediamo al governo di mantenere la linea del rigore per evitare una nuova inversione della curva del contagio ed aumentare la pressione, già intensa, sugli ospedali dove i professionisti sanitari sono al limite dello stremo. Chiediamo inoltre di rivedere le tempistiche per ridurre l’intensità del colore delle Regioni: i dati confermano infatti che due settimane di “osservazione” sono insufficienti per valutare un miglioramento tangibile sulla curva dei contagi e, soprattutto, sui tassi di ospedalizzazione. In tal senso, l’ipotesi di un “Italia tutta gialla” in tempi brevi è più un desiderata della politica che una strategia di controllo dell’epidemia»

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