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Coronavirus/ Gimbe: nella Fase 3 ridurre il rischio seconda ondata, il Paese non reggerebbe nuovi lockdown

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Nella conferenza stampa di ieri, il premier Conte ha ribadito che “i dati sono incoraggianti, l’Italia può ripartire, ma serve ancora prudenza perché il virus non è scomparso”, confermando le parole del ministro Speranza dello scorso 29 maggio: “I dati del monitoraggio sono incoraggianti. I sacrifici importanti del lockdown hanno prodotto questi risultati. Dobbiamo continuare sulla strada intrapresa con gradualità e cautela”. Dichiarazioni basate sui dati dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), secondo cui “al momento in Italia non vengono riportate situazioni critiche relative all’epidemia di Covid-19 secondo quanto emerge dal monitoraggio degli indicatori relativi alla settimana tra il 18 e il 24 maggio”.
«Il monitoraggio indipendente della Fondazione GIMBE – afferma il presidente Nino Cartabellotta – conferma nella settimana 28 maggio-3 giugno sia la costante riduzione del carico su ospedali e terapie intensive, sia l’ulteriore rallentamento di contagi e decessi». In sintesi:

•Casi totali: +2.697 (+1,2%)

•Decessi: +529 (+1,6%)

•Ricoverati con sintomi: -1.987 (-25,7%)

•Terapia intensiva: -152 (-30,1%)

«In occasione dell’avvio della fase 3 – continua il presidente – abbiamo effettuato un’analisi complessiva su dati ufficiali, strumenti di monitoraggio e livello di rischio per valutare se le azioni messe in campo da Governo e Regioni sono adeguati a fronteggiare i rischi di un’eventuale risalita del contagio».

DATI UFFICIALI

Dati ufficiali. Sono disponibili quelli relativi al monitoraggio delle singole Regioni e i valori di Rt contenuti nell’ultimo bollettino epidemiologico dell’ISS. Non sono invece pubblici i dati relativi ai 21 indicatori previsti dal Decreto 30 aprile 2020 del ministero della Salute, né l’aggiornamento del “Quadro sintetico complessivo” sul monitoraggio regionale.

Finestra temporale. Nel report del 26 maggio l’ISS riporta che il valore di Rt è calcolato al 10 maggio, ribadendo che il consolidamento dei dati richiede 2 settimane e che gli altri indicatori sono relativi al periodo 11-24 maggio. In altre parole, l’impatto delle riaperture del 18 maggio sulla curva dei contagi non può ancora essere verificato e quello delle riaperture del 3 giugno sarà valutabile non prima di 2 settimane.

STRATEGIE DI MONITORAGGIO

3T: testing, tracing, treating. Nel report ISS si legge che “Nel Paese continuano ad essere rafforzate a livello regionale politiche di testing e screening in modo da identificare il maggior numero di casi”. Le nostre analisi dimostrano tuttavia che, nelle ultime 2 settimane, la percentuale dei tamponi diagnostici non solo non è stata potenziata, ma si è ridotta mediamente del 6%, seppur in misura variabile tra le Regioni. Questo dato è influenzato dall’avvio in alcune Regioni dello screening con test sierologici, di cui tuttavia non esiste alcun monitoraggio nazionale, né una policy univoca tra le Regioni.

App Immuni. Utile solo se impiegata da almeno il 60-70% della popolazione e, soprattutto, se sostenuta da un potenziamento dell’attività di testing in tutte le Regioni. Altrimenti rimarrà una “scatola vuota”.

Indagine sieroepidemiologica. Considerato il notevole ritardo nell’avvio, non sono ancora disponibili i risultati che avrebbero potuto offrire un ulteriore elemento di valutazione sulla circolazione del virus.

LIVELLO DI RISCHIO

•Nuovi casi. I dati relativi al periodo 18 maggio-3 giugno dimostrano che la percentuale dei tamponi diagnostici positivi, seppur in riduzione, rispetto alla media nazionale (1,48%) è ancora elevata in Liguria (4,3%), Lombardia (3,83%) e Piemonte (2,69%). 3 Regioni riportano un’incidenza di nuovi casi per 100.000 abitanti nettamente superiore alla media nazionale (13): Lombardia (44), Liguria (36), Piemonte (26), ma la propensione all’esecuzione di tamponi diagnostici è sopra della media nazionale (891) in Lombardia (1.149) e Piemonte (952), mentre in Liguria (840) rimane poco al di sotto.

•Riapertura dei confini internazionali. A fronte del dibattito sulla mobilità interregionale, non è nota alcuna valutazione del rischio da persone provenienti dai Paesi dell’area Schengen e del Regno Unito, da ieri non più sottoposte all’obbligo di quarantena nel nostro Paese.

•Comunicazione istituzionale. Con l’interruzione della conferenza stampa della Protezione Civile, l’unico appuntamento istituzionale, più per addetti ai lavori, rimane quella settimanale dell’ISS. Peraltro i dati completi del monitoraggio non sono pubblicamente disponibili a cittadini e ricercatori.

«Dai dati disponibili – spiega Cartabellotta – emergono tre ragionevoli certezze: innanzitutto, il via libera del 3 giugno è stato deciso sulla base del monitoraggio relativo a 2-3 settimane prima; in secondo luogo l’attitudine alla strategia delle 3T è molto variabile tra le Regioni e non esistono dati sistematici sugli screening sierologici; infine, rispetto al battage mediatico della fase 1, la comunicazione istituzionale si è notevolmente indebolita, alimentando un senso di falsa sicurezza che può influenzare negativamente i comportamenti delle persone».
«La Fondazione GIMBE – conclude Cartabellotta – ribadisce la necessità di non abbassare la guardia perché il Paese non può permettersi nuovi lockdown: il rischio di una seconda ondata dipende, oltre che da imprevedibili fattori legati al virus, dalle strategie di tracciamento e isolamento dei casi attuate dalle Regioni e dai comportamenti individuali. Se tuttavia l’improrogabile scelta di riaprire per rilanciare l’economia si è basata solo sull’andamento dei ricoveri e delle terapie intensive, è giusto dichiararlo apertamente ai cittadini con un gesto di grande onestà e responsabilità politica».

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