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 Cosa vuoi che ne sappiano qui al Nord, di cosa significhi l’etichetta “Made in Napoli?”

E' qui il potere. È qui la criminalità. Sono qui i soldi. Gli sbagli. Giù le maschere. Via le mani dalla nostra terra. Perché se siamo noi i soldati. Siamo noi gli Eroi. La mano de Dios.

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Cosa ne sanno ra tazzulella e cafè … O sole mio … E na partita e pallon miezz o curtil ! Della mano de Dios. Cosa vuoi che ne sappiano “di quei buchi nell’asfalto, lasciati da chi per strada ci nasce e ci cresce”. Dei centri popolari. Del terzo mondo. Di chi si sveglia ogni mattina e dovrà inventarsi chissà quale altra scusa per  “campare”.  Ma lo sanno qui al Nord, che la polvere da sparo, somiglia a quell’asfalto? Che ai bambini devi spiegare prima cosa é la “criminalità” e poi cosa sono state le guerre. Che a noi per vedere una guerra, ci basta guardare fuori dalla finestra di casa? Cosa vuoi che ne sappiano, della parola “emarginazione”, dell’essere artisti senza saperlo.

Eppure Napoli é da sempre la città più strumentalizzata ed imitata del mondo. E’ la vera capitale della bellezza. Nel bene e nel male. Perché la colpa del napoletano (se di colpe si può parlare) è forse sempre stata, soltanto quella di essere eclettico: o troppo o niente. O uno o novanta. Quella di chi quando emigra, si sente dire “I napoletani sono dei ladri ” e dentro sa che la sua terra, é stata la terra a cui “hanno davvero rubato tutto il più bello”.  Di quelli che si trascinano dietro il peso di anni di luoghi comuni della televisione. Dei giornalisti che risaltano sempre l’altra metà: perché parlare dei problemi altrui, è più facile che ammettere i propri sbagli. Quando si dice: “Tiri il sasso e poi nascondi la mano! . Che ne sanno loro dell’essere orgogliosi del termine “Terrone”, che dalle nostre parti é sinonimo di fatica e onestà. Che per “zappare” sulle pietre, ci vogliono braccia forti, e che a drizzare piante storte ci vuole tanta pazienza, e soprattutto tanta esperienza.

Cosa vuoi che ne sappiano dell’importanza che noi diamo ad ogni legame sentimentale. Del perché siamo così attaccati alla famiglia. All’amicizia. Dell’aggrapparsi uno all’altro per non cadere nel vuoto. Di perché quando viene a mancare qualcuno, si soffre due volte tanto. E non solo per chi se ne va, ma soprattutto per chi resta.

“Vedi Napoli e poi muori!”. Cinque parole, per quella che io da emergente scrittore, trovo la poesia più bella di tutti i tempi. E mi fa sorridere sapere, che esiste ancora chi qui usi questa poesia per risaltare i problemi della mia terra. Allo stesso modo in cui, guardando gli occhi freddi di chi ha avuto il privilegio di nascere qui, mi accorgo che un analfabeta Napoletano é più “saggio” di quell’ingegnere che inventò il “mito del Nord”.

E’ qui il potere. È qui la criminalità. Sono qui i soldi. Gli sbagli. Giù le maschere. Via le mani dalla nostra terra. Perché se siamo noi i soldati. Siamo noi gli Eroi. La mano de Dios.

Germano Arianna

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