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COSTA D’AMALFI – ANCHE SHAKESPEARE FUMAVA MARIJUANA

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COSTA DAMALFI – Qualche tempo fa un mio coetaneo mi raccontò la disavventura che gli era appena capitata. Una condanna a quattro mesi di reclusione (pena sospesa con la condizionale) per spaccio di stupefacenti, al termine di un processo per direttissima dopo un fermo, per fortuna non molto lungo, in caserma. Il mio amico, che vive e lavora in costa dAmalfi, non è uno spacciatore, non è nemmeno un tossico, un delinquente o un poco di buono. E semplicemente una persona che qualche volta, di solito dopo cena, ha piacere a fumarsi uno spinello a casa sua davanti alla finestra. Non frequentando ambienti criminali, dunque, fumava la marijuana che raccoglieva da due piantine che aveva deciso di tenere a casa. Non ha mai guidato, non ha mai picchiato la moglie nè commesso alcun tipo di reato dopo aver fumato lerba, non ha lha mai venduta, nè gli interessava farlo. Qualcuno ha visto che aveva due piante in casa, si è preso la briga di fare delle foto dalla finestra di fronte, le ha mandate ai carabinieri che sono andati a fargli visita. Lui gli ha aperto la porta, li accolti in casa con cortesia, gli ha mostrato le piante, i militari le hanno portate con loro, poi sono tornati dopo un paio di ore e lo hanno arrestato. La marijuana è una pianta che ha mille secoli di storia, non è un prodotto chimico, cresce naturalmente come la cicoria, le rose e le orchidee, si fuma in tutto il mondo perchè le si riconoscono alcuni effetti terapeutici, così come la camomilla fa addormentare e il finocchio andare di corpo. Come abbiamo fatto a far diventare fuorilegge una pianta (è unidea degli americani), è un mistero senza dubbio angosciante. Potrebbe capitare, se qualcuno lo decide, che domani diventino fuorilegge i fagioli perchè provocano meteorismo e flautolenza. E da qualche tempo che riflettevo sulla storia del mio amico, cercando le parole ed il modo giusto per difendere la sua causa, senza urtare la sensibilità delle persone, spesso genitori, che combattono contro il problema della dipendenza (dei loro figli) dalle droghe, con ostinata disperazione. Tuttavia ritengo che il tema dellantiproibizionismo non possa essere liquidato come una banale questione di legalità poliziesca, come si affrontano quasi tutti i problemi sociali in questo paese. Poi ieri sera ho visto in tv, Umberto Veronesi parlare di quanto sarebbe intelligente legalizzare la marijuana e quanto sia stato inutile e dannoso, nella storia, il proibizionismo. Anche se non ci vuole un luminare come Veronesi per capire che fumare sigarette è molto più dannoso che farsi un paio di spinelli al giorno, così come lalcool faccia molto più male e, ragionando per casi omologhi, quanto sia dannoso il gioco dazzardo. Ipocritamente, lo stato ritiene sia legale vendere nicotina e provocare indirettamente cento morti al giorno a causa del fumo, vendere alcolici e mandare sul lastrico le famiglie con i videopoker; anzi non solo lo ritiene legale, ma nel caso delle sigarette, se ne tiene stretto il monopolio, usando la tassazione per fare cassa ogni qual volta ne ha bisogno. Tuttavia non è questo il momento di fare lelenco dei vantaggi della legalizzazione. Chi vuole, si informi, anche sulla legge che regola la penalizzazione del possesso delle droghe leggere che neppure le distingue da quelle pesanti (è del 2006, si chiama Giovanardi Fini, che già sarebbe un ottimo motivo per cambiarla domani mattina). Ciò che ha dato molto fastidio al mio amico, ed a me, è che tutte le volte che viene effettuata un operazione di questo tipo da parte delle forze dellordine, si finisce in un imbuto mediatico incivile. La meccanica pubblicazione del mattinale di una caserma, che si autoincensa annunciando una brillante operazione di polizia al termine di una complessa indagine, trasforma due ragazzini in delinquenti, un semplice cittadino in uno spacciatore, genitori in difficoltà in cattivi esempi; che in piccoli paesi corrisponde ad una pena anche più grave di 4 mesi con la condizionale. Ma si sa, la sensibilità degli uomini e letica professionale dei presunti giornalisti, non si può regolare per legge. Mi dicono che in costa dAmalfi il problema del consumo di droghe sintetiche, ma anche cocaina o altro, sia particolarmente grave, ma io sono convinto che la criminalizzazione di chi ha la sventura di farne uso non sia la soluzione. Vorrei che ci fosse una chiara separazione tra chi si fuma uno spinello (dicono lo facesse anche Shakespeare) e chi è finito nel dramma della dipendenza, così da chi, per soldi, gioca vigliaccamente con le vita delle persone. P.S.: Vi consiglio di andare al cinema a vedere Io e te, che parla anche di droga, e di leggere il breve libro di Ammaniti, omonimo, dal quale è tratto il film. Christian De Iuliis www.christiandeiuliis.it

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