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Cozze allevate vicino alle fogne A NAPOLI

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Napoli. Erano destinate al mercato nero, quello al di fuori di controlli e certificazioni sanitarie che arriva sulle bancarelle abusive delle pescherie improvvisate. Tonnellate di cozze venivano allevate vicino a scarichi fognari allinterno di 134.400 metri quadrati di spazio demaniale marino nel lungomare di Napoli, un enorme specchio dacqua dove erano allestiti due allevamenti di mitili e dove confluiscono gli scarichi inquinati di collettori e cloache urbane. I due impianti di coltivazione dei molluschi situati, per la precisione, nelle località Punta Cavallo a Nisida e a ridosso di Castel dellOvo, sono stati sequestrati dalla Capitaneria di porto partenopea sulla base dei decreti emessi dal gip del tribunale di Napoli, richiesti dalla VI sezione della Procura. Sotto sequestro anche quasi 300 tonnellate di cozze, pronte per essere smerciate abusivamente. Le indagini che hanno accertato «condotte di detenzione per il commercio e la distribuzione di alimenti pericolosi per la salute pubblica», hanno verificato leccessiva vicinanza delle colture a fonti di inquinamento dannose e sono stati apposti immediatamente i sigilli ai due allevamenti fuorilegge. Nessuna norma di igiene e di tutela per la sicurezza del consumatore veniva rispettata nelle due aree dedite alla riproduzione dei mitili che assorbivano ogni genere di tossina proveniente dalle discariche. I rilievi sullo stato di salute delle acque, infatti, hanno portato all’individuazione di germi patogeni quali enterococchi ed escherichiacoli, condizioni estremamente pericolose per la qualità degli alimenti. Negli impianti della cooperativa C. Salvatore di Nisida lallevamento delle cozze era a una distanza inferiore a 500 metri dalla foce di scarico del collettore fognario di Posillipo e di quelli del carcere minorile di Nisida, mentre per la cooperativa «Ormeggiatori luciani di Napoli SantaLucia», nei due specchi dacqua dati in concessione, le coltivazioni erano troppo vicine agli scarichi fognari urbani di via Partenope e via Santa Lucia. In questultimo caso si è aggiunta laggravante per loccupazione abusiva di quasi 23mila metri quadrati di spazio demaniale marino dove ovviamente erano allestiti i filari di cozze altamente contaminate. Il caso è stata loccasione per denunciare quanto «il pesce a Napoli e provincia abbia il sapore amaro, criminale, inquinato e chi lo vendeva non può che essere definito irresponsabile e criminale visto che metteva a rischio la salute dei consumatori» ha affermato Antonio Gallozzi, direttore di Legambiente Campania. «Ribadiamo il nostro appello ai consumatori – ha continuato Gallozzi – comprate solo da rivenditori di fiducia e diffidate delle bancarelle abusive, siamo in presenza ancora una volta di un affare sporco come lacqua inquinata». Il dato di fatto da associare alla vicenda è unevidenza difficile da screditare, ovvero la presenza con la bella stagione di tanti piccoli venditori abusivi agli angoli delle strade, concentrati soprattutto nellarea limitrofa alla stazione Garibaldi. «Intensificare i controlli è fondamentale ed un plauso va alle forze dell’ordine per lopera di prevenzione – conclude Gallozzi – già nel passato abbiamo assistito a sequestri e vendite di spigole e orate che venivano scongelate con acqua torbida, mitili, cozze e calamari decorati con spicchi di limone sulle bancarelle ma immersi in acqua di mare raccolta in zone in cui è vietata la balneazione».CRONACA DI RADIO PIAZZA CAMPANIA

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