Quotidiano di informazione campano

CRONACA Vaccini anti-Covid in farmacia? Il mondo accelera, l’Italia resta indietro (e i piccoli centri soffrono)

Mandelli (Fofi) all'HuffPost: "Noi farmacisti siamo pronti. Nella guerra al Covid bisogna ricorrere a ogni risorsa disponibile" By Adalgisa Marrocco

“Il mantra deve essere ‘vaccinare, vaccinare, vaccinare’. Una volta disponibile un numero adeguato di dosi, noi farmacisti siamo pronti. Per venire a capo dell’emergenza e tutelare la salute dei cittadini, serve un ‘esercito’ di professionisti, tutti devono collaborare. Non è una gara a stabilire se il vaccino lo farà il medico o il farmacista: ci troviamo di fronte alla guerra al virus e in una guerra bisogna ricorrere a ogni risorsa disponibile”. A parlare all’HuffPost è Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani  (Fofi).

In Italia la strada per le vaccinazioni in farmacia non è ancora spianata. Il farmacista infatti può vaccinare ma solo “sotto la supervisione di un medico”. Così nasce il paradosso: mentre molti farmacisti si stanno formando per contribuire alla campagna vaccinale seguendo corsi ad hoc, la legge di Bilancio consente solo in via sperimentale, per l’anno 2021, la somministrazione di vaccini nelle farmacie aperte al pubblico prevedendo comunque “la supervisione di medici assistiti, se necessario, da infermieri o da personale sanitario opportunamente formato”. Altrove la situazione è diversa.

Il Regno Unito, per esempio, ha proceduto allestendo il maggior numero di punti di vaccinazione possibili, farmacie comprese: lì i farmacisti, adeguatamente formati (anche per intervenire in caso di reazioni avverse e shock anafilattico), possono operare in autonomia. La Francia pare destinata a muoversi nella stessa direzione. Non mancano all’appello gli Usa, che pure stanno spingendo l’acceleratore della campagna vaccinale puntando sulle farmacie. Dal panorama internazionale emerge, dunque, l’importanza dei servizi di prossimità.

L’esigenza di una rete capillare per le vaccinazioni è molto sentita nelle zone interne e nei piccoli comuni d’Italia, dove vive il 23% della popolazione pari a oltre 13 milioni di abitanti: in quelle aree le farmacie rappresentano i primi (se non gli unici) presidi sanitari. Bisognerà perciò capire come si potranno utilizzare tali spazi per immunizzare i cittadini, così come già avviene in molte realtà estere. Il dottor Mandelli sottolinea che “il vero volto del Paese è quello delle piccole realtà” e che perfino nelle grandi città “non è sempre facile spostarsi da un quartiere all’altro, soprattutto per le persone anziane e fragili. L’assistenza da parte di presidi vicini è fondamentale”.

“Non dobbiamo limitare le vaccinazioni all’interno di luoghi specifici, spesso ancora non pronti: abbiamo il dovere di renderle possibili in tutte le strutture disponibili, pubbliche e private”, sono state le parole usate la scorsa settimana dal presidente del Consiglio Mario Draghi per illustrare al Senato il suo programma di Governo. Un passaggio che richiama la necessità di potenziamento della campagna vaccinale, puntando sul territorio.

In Italia sono oltre 3mila gli assistititi per singola farmacia, 65mila i farmacisti operanti che hanno contatti con tre milioni di persone al giorno, 6.700 le farmacie rurali di cui 4.200 operano in centri inferiori a tremila abitanti. Un ingente numero di professionisti che potrebbe contribuire ad ampliare i siti vaccinali, sulla scia di un modello già adottato in Europa e non solo.

“Resta fondamentale il ruolo del medico nell’anamnesi e nella valutazione del paziente. Le curve epidemiologiche dei Paesi che hanno ampliato la platea dei sanitari che contribuiscono alle vaccinazioni parlano chiaro, facendo ben sperare. Davanti alle varianti del virus che si diffondono non possiamo abbassare la guardia: è necessario essere concreti, accelerando la campagna. In gioco c’è la salute delle nostre famiglie”, sottolinea Mandelli.

L’Istituto Superiore di Sanità (Iss) ha incluso i farmacisti tra i destinatari del suo corso per formare gli operatori sanitari alla somministrazione dei vaccini anti-Covid. L’adesione, sottolinea il dottor Mandelli, ”è ottima. In Lombardia, per esempio, stando ai dati della scorsa settimana risultavano iscritti 2mila farmacisti dei 13mila presenti in Regione. L’interesse dimostrato dalla categoria è enorme”.

“Il coinvolgimento dei farmacisti sarà semplificato dall’uso dei vaccini più maneggevoli, che siamo già in grado di conservare: la presenza di frigoriferi nelle farmacie è un obbligo di legge”, aggiunge il presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti.

Al di là della campagna vaccinale anti-Covid, in molti angoli del Vecchio Continente la somministrazione dei vaccini in farmacia rappresenta una realtà consolidata. L’antinfluenzale, per esempio, può essere somministrato da farmacisti in otto Paesi europei: Danimarca, Irlanda, Francia, Grecia, Norvegia, Svizzera, Regno Unito e Portogallo.

Ci sono poi Paesi in cui i vaccini possono essere somministrati in farmacia ma da altri operatori (non farmacisti), come Croazia, Estonia, Finlandia e Paesi Bassi. Ancora: in Irlanda, Estonia e Regno Unito nelle farmacie, oltre a quello antinfluenzale, possono essere somministrati ulteriori vaccini, come quelli per contrastare pneumococco ed herpes zoster.

I commenti sono chiusi, ma riferimenti e pingbacks sono aperti.

Su questo sito utilizziamo strumenti nostri o di terze parti che memorizzano piccoli file (cookie) sul tuo dispositivo. I cookie sono normalmente usati per permettere al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare statistiche di uso/navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare opportunamente i nostri servizi/prodotti (cookie di profilazione). Possiamo usare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti ad offrirti una esperienza migliore con noi.